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  1. marco Rispondi
    Da statistico non posso comprendere il ragionamento del Garante Incrociare i dati è una delle poche cose che possono far compiere un salto alla PA dove siragiona esattamente come 40 anni fa quando la rivoluzione digitale ancora non c'era. Assecondando questo modo di fare la distanza tra la PA e il mondo circostante andrà ad aumentare, proprio perché la quantità immensa di dati che la PA possiede non è utilizzabile per capire “a priori” ciò che accade. La conoscenza a priori offerta da dati big data - senza azione amministrativa o indagini per intenderci o quella che su Facebook fa dire "potresti conoscere Mario Rossi" senza che tu l’abbia cercato - è forse l’unica occasione per recuperare competitività, ma incredibilmente è proprio quello che il Garante non ammette. I danni che questo modo di pensare comporta anche su anticorruzione e infiltrazioni criminali dove siamo ai primi posti UE credo sia enorme: come inseguire la Ferrari di Lecrerc a cavallo. L’interesse prevalente non può essere quindi quello della privacy a scapito di evasione, corruzione e criminalità, anche perché, vorrei davvero capire perché un incrocio di dati fatto da un sistema in un millesimo di nanosecondo e che con una probabilità bassissima in questo lasso di tempo mi metta in una lista di potenziali evasori, criminali, o corrotti sia così abominevole per la collettività. Invece sono disturbato al cellulare continuamente in barba al Garante e alla privacy. Siamo proprio un grande Paese !