Lavoce.info

Si fa presto a dire “più risorse per la salute”. Dove trovarle?

Appena insediato, il nuovo ministro della Salute ha rilanciato l’idea di abolire il super-ticket e di aumentare il finanziamento della sanità pubblica. Un’idea condivisibile. Da valutare con attenzione, invece, le conseguenze delle coperture proposte.

Dalla parte del Servizio sanitario nazionale

Appena insediato, il nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza, ha mandato un forte segnale politico a favore del Servizio sanitario nazionale: da un lato, ha rilanciato l’idea di abolire il super-ticket e di incrementare ulteriormente il finanziamento della sanità pubblica, dall’altro ha individuato le coperture per l’aumento di spesa in una riduzione della deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni.

La proposta si basa su un disegno di legge presentato alla Camera nel marzo 2018, primo firmatario lo stesso neoministro. Prevedeva l’abolizione del super-ticket, che è la quota fissa di 10 euro che i cittadini non esenti devono pagare su ogni ricetta per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. La misura era stata introdotta dalla finanziaria del 2007, ma mai applicato fino al 2011, quando divenne necessario racimolare un po’ di risorse in piena emergenza finanziaria.

Il ministro Speranza aveva già provato a proporre l’eliminazione del super-ticket con la legge di bilancio per il 2018. Dei 500-600 milioni che servivano in base alle stime per coprire le minori entrate, però, nella legge di bilancio per il 2018 ne sono stati trovati solo 60, incardinati in un “Fondo per la riduzione del super-ticket” il cui riparto è stato definito, dopo estenuanti trattative, solo pochi mesi fa (decreto ministeriale del 12 febbraio 2019). Le difficoltà nella suddivisione dei 60 milioni (lo 0,05 per cento della spesa sanitaria corrente 2018 appena certificata dalla Ragioneria generale dello stato) stanno probabilmente nel fatto che alcune regioni avevano già ampliato il bacino di soggetti esenti o avevano rimodulato la quota fissa in base al reddito familiare o al valore della prescrizione. Dallo stesso decreto sembrerebbe emergere, peraltro, che servono coperture per 413 milioni (non 500-600) e dunque ne mancherebbero più o meno 350, visto che 60 già ci sono.

Leggi anche:  Rinvio delle amministrative: forse un eccesso di prudenza

Facciamo il tifo perché il super-ticket venga finalmente abolito. Gli argomenti a favore sono tanti e già ampiamente discussi (qui e qui). Su tutti, il fatto che il super-ticket è in realtà una tassa che stravolge completamente il concetto di compartecipazione alla spesa, soprattutto per le prestazioni a bassa complessità per le quali “ticket + super-ticket” comportano esborsi superiori al costo di produzione del servizio.

Sia chiaro: togliere il super-ticket non vuol dire che si debba togliere il ticket. Un sistema di compartecipazione alla spesa serve per far capire ai cittadini che le prestazioni non sono a costo zero. Per questa ragione speriamo che con l’abolizione del super-ticket il ministro metta in cantiere anche una revisione dell’intero sistema delle compartecipazioni, in particolare il sistema delle esenzioni che oggi appaiono spesso guidate da pressioni lobbistiche.

Più risorse per fare cosa?

La seconda parte della proposta del neoministro prevede un aumento di circa 4 miliardi di euro del finanziamento per il Ssn, una misura che porterebbe il fabbisogno standard a 118 miliardi, due in più rispetto al livello definito dalla legge di bilancio per il 2019. Aumentare le risorse non avrebbe però granché senso se non si rilanciasse un’azione per rivedere e rendere più efficiente la spesa. Chi ha a cuore il Servizio sanitario nazionale non dovrebbe mai dimenticare che maggiori risorse non necessariamente si trasformano in maggiori servizi. Il ministro ha in mente di impiegare gli stanziamenti aggiuntivi per un piano straordinario di assunzioni. Ma per evitare sprechi sarebbe bene guardare i numeri e arrivare finalmente a documentare – anche alla luce del ruolo che avranno gli ospedali in futuro e delle dinamiche demografiche – di quali e quanti nuovi operatori ha davvero bisogno il Sistema sanitario. Peraltro, sono molti i neoministri che si sono prodigati a promettere aumenti di spesa. Spetterà al governo nel suo insieme definire le priorità, anche perché se si vogliono tenere i conti in ordine, ogni aumento di spesa implica o una riduzione su qualche altra partita o un aumento delle entrate.

Leggi anche:  Sulle terapie intensive manca il dato cruciale

Speranza sceglie la strada delle maggiori entrate tramite una riduzione all’82 per cento della quota di interessi passivi ammessi in deduzione ai fini dell’Ires e dell’Irap nel settore creditizio e finanziario, rendendo il messaggio politico della proposta ancora più forte. Nel testo del disegno di legge del 2018, l’aumento del gettito dell’Ires derivante dalle misure è quantificato in 2 miliardi per il 2018 e 2,5 miliardi per il 2019. Nulla si dice del possibile incremento di gettito Irap.

Non sappiamo quanto il neoministro ci creda davvero, visto che l’indicazione delle coperture arriva da un disegno di legge. Ma se si dovesse fare questa scelta, banche e assicurazioni non staranno a guardare: è possibile, ad esempio, che i più alti costi siano trasferiti sui consumatori di servizi in termini di commissioni più elevate; o che ci sia un effetto in termini di offerta di credito.

Per quanto politicamente appetibile sia una manovra che aumenta il finanziamento del Ssn e lo fa pagare alla finanza, vale la pena di valutarne seriamente tutte le possibili ripercussioni.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Il Punto

Successivo

Regole fiscali europee, una proposta di riforma

  1. Savino

    Dobbiamo cominciare ad imparare che revisione della spesa significa anche revisione delle posizioni economiche manageriali. E non perdiamo niente se decidono, in cagnesco, di andarsene da un’altra parte.

  2. Riccardo

    Dal 1 gennaio 2020 in Veneto il superticket non verrà più pagato da chi dichiara meno di 29.000€. Politiche simile ci sono in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e altre regioni.
    La domanda è semplicissima. Nel riparto dei 413m€ si terrà conto di questa eterogeneità regionale, oppure conterà solo la spesa storica (o in questo caso i ricavi storici da superticket)?

    • gt

      Per i 60 milioni si è trovato un compromesso politico proprio per tener conto di quel che dice lei. Posso immaginare che si segua la stessa strada. Ma è solo buon senso. Nulla di più.

  3. Cincera

    Risorse per la salute : Evasione fiscale : Spesa pubblica : Sprechi : Burocrazia medievale : Paradisi fiscali : Tassare i G.A.F.A.M : Riforma fiscale europea : Controllo dei bilanci : Meno poltrone : pubbliche e private : Ecc.Ecc.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén