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  1. Angelo Mari Rispondi
    Aggiungerei un quinto tema trasversale, che rischia di essere trascurato: La qualità del disegno organizzativo del sistema, su cui poggia ogni riforma, rappresenta un forte fattore condizionante. Non si tratta soltanto della distribuzione dei compiti e la definizione dei rapporti e dei raccordi tra Ministero, regioni e istituzioni scolastiche, ma della revisione della stessa struttura e presenza sul territorio di queste ultime. Senza un intervento di tipo organizzativo in una logica sistemica di razionalizzazione, semplificazione e di miglioramento dell'efficienza, ogni politica di riforma, soprattutto se basata prevalentemente sul personale, non avrà molte possibilità di successo.
  2. Giunio Luzzatto Rispondi
    Giustissimo collocare al primo posto il tema della Selezione e formazione dei docenti. E, nel merito, affermare che CONCORSI REGOLARI sono la via maestra per evitare masse di precari e conseguenti pressioni per pessime “sanatorie”. Quanto a valide competenze sia disciplinari sia didattiche, le prime sono già valutate nei Corsi universitari seguiti; il problema (da sempre ) è quello delle competenze didattiche. Al proposito, il nuovo Governo potrebbe non inventare una nuova riforma ma, per una volta, rilanciarne una precedente, già approvata (nel 2017) e cancellata dal Ministro Bussetti senza neppure consentire una prima attuazione. La soluzione allora deliberata appare di grande interesse: essa consiste nel far svolgere ai vincitori di concorso, presso le università d’intesa col sistema scolastico, un corso annuale a tempo pieno di formazione agli aspetti professionali dell’attività docente : il primo anno di servizio sarebbe costituito da questo corso, che -se concluso con successo- porterebbe all’assegnazione del posto di insegnamento. Rispetto a passati Corsi “abilitanti” rivolti a tutti i laureati vi sarebbero vari vantaggi: tra gli altri, evitare masse di abilitati in attesa del “posto”, e soprattutto proporre il lavoro nella scuola in termini atti ad attrarre i migliori laureati: vi sarebbe l’opportunità di accedere a una posizione a tempo indeterminato attraverso un concorso sùbito dopo la laurea, e un successivo percorso di conferma basato solo sul merito.
    • GIANPAOLO FAVRETTO Rispondi
      E' qui, a mio avviso dove l'estensore dell'articolo sbaglia. Perché? Sbaglia perché come molti non è a conoscenza delle dinamiche organizzative in atto nella scuola. Facciamo il confronto con un'altra categoria di professionisti: prendiamo i medici. Diamo uno stipendio da fame a tutti e poi a chi fa di più diamo riconoscimenti economici od altro sempre però economicamente non rilevanti. Mi sa dire l'estensore dell'articolo come farebbe ad incentivare il medico che "si impegna e assume responsabilità organizzative". Forse che impegnandosi e assumendo responsabilità organizzative opera meglio o cura meglio? Mi fermo qui ma il discorso richiederebbe spazio per approfondire. "Carriera degli insegnanti. Entrati in ruolo, i docenti non hanno alcuna vera progressione salariale (solo sei scatti per anzianità) e di carriera, caso unico nel comparto pubblico. Senza un riconoscimento della qualità del lavoro, si attira nella professione chi è meno disponibile a impegnarsi e assumere responsabilità organizzative. Nei giorni scorsi, esponenti del Pd e del M5s hanno invocato aumenti di stipendio per gli insegnanti: distribuiti a pioggia avrebbero poco effetto; scatti di carriera legati al merito e a un orario di lavoro più ampio potrebbero invece rappresentare un incentivo per i buoni laureati a entrare nella scuola.
  3. Giacomo Rispondi
    Scatti di carriera per gli insegnanti legati al merito. La realizzazione concreta di questo obiettivo astrattamente condivisibile è dannatamente difficile. Chi dovrebbe valutare gli insegnanti ? E secondo quale metro di misura ? Già oggi i presidi possono premiare i docenti che giudicano migliori. I risultati sono disastrosi. Vengono premiati non i docenti più preparati ma quelli che si danno da fare in attività varie (trascurando l’insegnamento) non raramente di nessuna utilità concreta per gli studenti. Il problema è che ad una categoria di mediocri burocrati, mediamente di basso livello culturale, come i presidi non si può affidare la valutazione dei nostri docenti.
  4. Michele Lalla Rispondi
    Mi limito a commentare le poche righe sull'università: naturalmente dal direttore della F.G.Agnelli ci si aspetta un invito a ampliare l'offerta delle lauree professionalizzanti, ma avrebbe almeno dovuto citare la passata esperienza dei DU diretti in tal senso e non risultati molto promettenti. Ne consegue che forse proprio la strada intrapresa da Torino potrebbe essere una sperimentazione per pensare meglio il progetto. Infine, sempre sull'università nulla si dice della situazione paradossale e assurda in cui si trova il personale docente: vi sono oramai centinaia e centinaia di colleghi idonei per un avanzamento di carriera e bloccati per ragioni di vincoli discutibili, se non assurdi, inconsistenti con al qualità dei docenti, UMILIATI nelle loro capacità non riconosciute anche con il ruolo. SU QUESTO OCCORREREBBE intervenire con criteri ragionevoli. Faccio un esempio: un professore associato, oltre i 45 anni, idoneo per la posizione di ordinario, passati i 5 anni di validità della sua idoneità e non chiamato per i vincoli esistenti, dovrebbe automaticamente diventare ordinario alla scadenza. Cito un caso, ma vene sono tanti, di un collega che aveva la vecchia idoneità, già due o tre volte la nuova: è ancora associato e sono passati OLTRE 10 ANNI! Altro non aggiungo: il mondo della scuola è complesso e difficile da gestire e spesso è gestito da chi non lo conosce e i consiglieri sovente sono a visione ridotta. La politica su questo versante non vede o non vuole vedere.