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  1. Roberto Rispondi
    Il Veneto vorrebbe regionalizzare l'istruzione. La formazione professionale, già di competenza regionale, non prevede la presenza degli insegnanti di sostegno e l'orario medio settimanale di docenza è di circa 26 ore.
  2. Pierluigi Rispondi
    In premessa ricordo all' l'autore migliaia di insegnanti vincitori del Concorso 2016 sono in attesa dell'immissionein ruolo, perché il governo si ostina a non destinare allo scopo TUTTI i posti disponibili. Sono molto d'accordo sulla preventiva selezione attitudinale e sull'aggiornamento obbligatorio verificabile. Sul piano economico priorità al merito (magari reintroducendo quello "distinto") valutanto titoli culturali e partecipazione alla gestione..
  3. Marco Bollettino Rispondi
    In realtà c'è anche un altro problema che i concorsi nazionali, ma con vincitori legati alla regione in cui l'hanno svolto, non possono risolvere. Quando si fa il bando del concorso nazionale, si calcolano i posti che si renderanno vacanti e disponibili nel triennio successivo. Questo fa sì che, sulla carta, ci siano X posti in Piemonte, Y, in Lombardia, Z in Campania e così via. Questo calcolo, però, non tiene conto della mobilità. Ogni anno ci sono circa 130.000 docenti che chiedono la mobilità e, in gran parte dei casi, si tratta di un movimento da nord a sud. Meno della metà di questi movimenti vengono soddisfatti ma quei 50.000 circa che riescono a spostarsi vanno in gran parte ad occupare le cattedre disponibili al sud e a liberarne addizionali al nord. Il risultato è che nelle regioni del nord le cattedre realmente disponibili, dopo la mobilità, sono molte più di quelle bandite e al sud, invece, accade il contrario. Infatti, se è vero che in gran parte le Gae e le graduatorie di merito sono esaurite, questo non è assolutamente vero per alcune regioni del sud, dove non scorrono e i vincitori non riescono ad ottenere il ruolo.
    • Andrea Gavosto Rispondi
      Assolutamente corretto, anche se in teoria vige la "ferma triennale", ovvero i docenti che accettano un posto (diciamo al Nord) per tre anni non possono chiedere il trasferimento al Sud. Ma in pratica ci sono state molte deroghe.
  4. Luca Cigolini Rispondi
    Ringrazio sempre La Voce quando tiene desta l'attenzione sulla scuola e concordo con buona parte dell'articolo. Ma la mia esperienza ormai quasi trentennale (assunto con concorso ordinario assai selettivo dopo poche esperienze di supplenza) mi porta a due considerazioni. Primo: siamo certi che dare prospettive di carriera in compiti organizzativi possa migliorare l'efficacia dell'insegnamento o rendere questa professione più attraente per bravi insegnanti? Permettetemi di basarmi sull'esperienza personale, anche a rischio di esprimere una posizione soggettiva: io non trovo affatto gratificante la prospettiva di dedicarmi a compiti organizzativi, neppure in cambio di più soldi! Forse apprezzerei invece l'affiancamento ai nuovi docenti, tentando di insegnare ad insegnare; l'ho già fatto in passato, con buoni risultati sul campo ed una mancia ridicolissima come incentivo economico. Secondo: è davvero un luogo comune poco serio il giudizio sull'orario di lavoro, almeno finché non si considera il lavoro sommerso degli insegnanti (di consistenza assai varia per tipo di scuola e per materia insegnata), tentando un calcolo delle ore passate sulla correzione degli scritti (per chi li ha), in colloqui con genitori (pensiamo a chi ha classi numerose) o nella progettazione di attività didattiche non banali, o ancora in tutto quanto serve ad insegnare bene oltre alla presenza di 18 ore settimanali in classe. Credo che economisti e statistici possano tentar l'impresa!
    • Andrea Gavosto Rispondi
      Sul secondo punto. E' vero che il docente che si impegna nella correzione dei compiti, aggiornamento didattico, preparazione delle lezioni) ecc, lavora tanto, molto più dell'orario contrattuale. Il problema è che tutto è lasciato alla volontà individuale, senza nessuna verifica e riconoscimento del maggior impegno.Nessuna organizzazione di queste dimensioni (1 milione di persone) può funzionare basandosi solo sul senso del dovere individuale.
    • Marco Colombini - c/o Min Interno Copernico Rispondi
      Un interessante studio a livello internazionale ha dimostrato come, per ore settimanali SELF REPORTED quali passate lavorando, gite incluse, dagli stessi insegnanti in forma anonima, l'Italia sia tra i Paesi nei quali gli insegnanti lavorano meno, non raggiungendo nemmeno una media di TRENTA ore settimanali e proprio per questo tra i Paesi in cui lo stipendio orario degli insegnanti è tra i più alti d'Europa. Cito un link a relativo articolo del The Economist di pochi anni fa https://www.economist.com/graphic-detail/2016/04/26/do-shorter-hours-or-higher-wages-make-better-teachers
  5. Markus Cirone Rispondi
    Al di là dell'insensatezza dei mille canali, continuamente mutevoli, di ingresso in ruolo, rimane un fatto: se ci sono così tanti supplenti, è perché ci sono così tanti posti scoperti. Capisco una quota fisiologica di posti scoperti perché il loro numero è mutevole nel corso degli anni, ma il problema è, semplicemente, che lo Stato non assume tanti docenti quanti dovrebbe.
  6. Giunio Luzzatto Rispondi
    Gavosto ha ragione, e le tre condizioni sono necessarie, ma non ancora sufficienti. Aggiungo una Quarta condizione: periodicità annuale nel bando dei concorsi, e rigoroso rispetto di questa. Finora il bando avrebbe dovuto esserci ogni due anni; ma la norma non è mai stata rispettata: ciò è dimostrato dal fatto stesso che il Ministro “annunci” un bando, come se non si trattasse di un adempimento automatico. La cadenza annuale avrebbe un effetto immediato nel minore ricorso alle supplenze, e due effetti altrettanto rilevanti “a regime”. La gestione sarebbe più agevole perché vi sarebbero meno domande. Inoltre, ed è il tema più importante tra tutti, l’annualità potrebbe indurre molti tra i migliori laureati a scegliere l’insegnamento: non vi sono oggi molte opportunità, per un neolaureato anche bravissimo, di accedere a una posizione stabile nel primo anno dal conseguimento del titolo. La debolezza qualitativa (in media) del corpo insegnante dipende anche dal fatto che non è invece attraente passare anni a cercare supplenze nella totale incertezza sul domani! E non è solo il buon senso a dirci che per avere una buona scuola occorrono buoni insegnanti; ricerche internazionali hanno fornito evidenze circa il fatto che, a confronto con tutte le altre variabili che si possono considerare (numero di allievi per classe, disponibilità finanziarie delle scuole, qualità dell’edilizia scolastica) è la qualità dei docenti quella che determina i valori più alti nei risultati degli allievi.
  7. Alessandro Rispondi
    1) I dati Invalsi sono (a parere di insegnante) una fotografia parziale della preparazione degli alunni. 2) I resoconti periodici della Fondazione Agnelli (di cui è direttore l'autore dell'articolo) danno medagliette senza tenere conto (lo dicono gli esponenti della fondazione per primi) di numerose concause che contribuiscono al successo formativo. Pertanto la fondazione stessa si dichiara interlocutore privo di sufficiente ampiezza di vedute. 3) Non si può usare un insegnante per anni e poi dire "arrivederci e grazie", il problema sta a monte: evitare che tanti supplenti lavorino per anni da precari. Ogni anno sono piú di 100.000, perchè quei posti non vanno a organico? Perchè nella tavola del precariato ci banchettano troppi attori. Non c'è volontà politica né sindacale. Numeri alla mano i supplenti potrebbero essere molto pochi a vantaggio di docenti a posto fisso selezionati minuziosamente, come giustamente sostiene l'autore. 4) Dopo anni di insegnamento ho cambiato idea: la qualità non si può misurare. Perciò sono contrario a forme di carriera che inacidirebbero la serenità di un lavoro di per sé già a rischio burn-out. Sta ai presidi gestire l'organico in modo che ogni insegnante sia motivato e messo in condizione di dare il massimo. 5) "Esiti verificabili dell'aggiornamento didattico"... non saprei proprio come mettere in pratica questa volontà: qualcuno ha delle idee? Comunque ritengo giusta l'obbligatorietà della formazione permanente.
  8. Davide Rispondi
    L'esperto tralascia di menzionare la positiva esperienza di reclutamento avviata da Profumo con i TFA e stroncata da Renzi.
    • Giudit Cianfa Rispondi
      Davvero!! E tralascia di dire che alcuni abilitati TFA entrati in Graduatoria di Merito regionale con il concorso 2018 sono in attesa del ruolo che potrebbe non arrvare pur essendoci i posti disponibil, non si capisce perché.
  9. Dario Palermo Rispondi
    L’autore cade nel solito vecchio adagio di quando si parla di Scuola: l’orario troppo breve. E meno male che non parla dei tre mesi di vacanza. Allungare l’orario: facile a dirsi, difficile a farsi e che presuppone un’organizzazione diversa delle scuole, a partire dalle mense, che al sud praticamente non esistono.
    • Mahmoud Rispondi
      E cosa di grazia c'entrerebbe la mensa con l'orario di lavoro? Può essere sostituita con buoni pasti come in ogni moderna realtà che non raggiunge elevate economie di scala.