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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non mi convince la soluzione ora una fase di esecuzione. Si tratta di un intervento politico-sociale per placare la rabbia di elettori meno abbienti o di indennizzare vittime di “violazioni massive” delle regole. Se la seconda fosse la risposta giusta, allora come spiegare 1. i limiti reddituali e patrimoniali peraltro discutibili, 2. l’inclusione delle azioni bancarie (pura follia demagogica) per una % bassa nel piano di rimborso, e 3. il limite % delle subordinate. Ma sopratutto non si capisce chi è il colpevole delle violazioni massive non di una banca specifica mal gestita, ma quasi di un intero settore. Perché non sono state chiarite le responsabilità pubbliche? Il governo Renzi non intendeva indebolire il custode della stabilità del sistema bancaria nazionale fino a quando il governatore, probabilmente sollecitato, ha fatto la sua uscita sulla maggiore volatilità da attendersi nel ravvicinarsi del referendum, parole troppo deboli per accontentare i promotori della riforma. Da allora Renzi ha deciso di attaccare Bankitalia per le sue colpe nel disastro, ma è stato il presidente del consiglio a doversi dimettere per primo. La Commissione d’inchiesta a poche settimane dalle elezioni non poteva portare a nulla di buono. L’indennizzo dei risparmiatori defraudati non poteva quindi che prendere l’altra strada, quella politica che serve per coprire le falle del sistema che nessuno in questo paese ha il coraggio di guardare in faccia. Si occultano i fatti invece di risolvere.