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  1. Henri Schmit Rispondi
    Esprimo un parere controcorrente. Le statistiche sono interessanti, ma le misure costrittive anti-discriminatorie non servono più. Sono da sempre convinto che una “equa” presenza di donne nelle assemblee rappresentative sia un grande vantaggio per la qualità del processo deliberativo - oltre che un diritto delle donne, ma solo come possibilità di accesso, non come garanzia di rappresentanza. Sono contro le misure di “affirmative action” che sono un vincolo che può solo peggiorare la democraticità e quindi la legittimità della rappresentanza. Sono contro l’obbligo di preferenze alternate, un’umiliazione per le donne veramente in gamba, che non ne hanno bisogno. Anzi, se gli altri partiti escludono (troppo) le donne, io faccio un partito pieno di donne, dandomi un vantaggio competitivo sicuro, se il resto del mio programma quadra. Nella vita pubblica di oggi almeno in Italia e nei paesi core-Europe che conosco un po’, non ci sono più barriere o discriminazioni all’accesso delle donne alla rappresentanza. Le barriere alla rappresentanza politica ci sono, e come, ma non riguardano le donne; le ingiustizie nei confronti delle donne ci sono, ma non sono particolari alla carriera politica. i veri problemi della rappresentanza politica sono ben altri. A prescindere dei dati dell’interessante analisi, poco importa se l’assemblea si compone di più uomini o di più donne. PS: alle europee ho espresso una sola preferenza, per una donna.