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  1. bindumb Rispondi
    Sintesi dell'articolo: <> Impegno 1: il trattato di Dublino è ancora in vigore; però di fatto è stato superato dal non dovervi ricorrere. Quindi l'impegno del governo formalmente potrebbe essere giudicato inadempiente, ma sostanzialmente è riuscito a gestire situazioni che prima si definivano irrisolvibili a causa di tale trattato. Impegno 2: i rimpratri non si sono effettuati per i numeri prima paventati, ma il numero aggiornato dei presenti nel territorio nazionale è stimato in un valore notevolmente inferiore. Concludo: condivido che le illusioni siano malviste, però se queste non divengono delusioni, in quanto in qualche modo comunque gestite, perché criticare l'inadempimento di impegni che neppure erano comunque condivisi?
  2. Maurizio Angelini Rispondi
    Salvini è completamente disinteressato alle condizioni in cui restano, o alle quali tornano, gli immigrati che non riescono ad abbandonare la Libia. Il suo atteggiamernto è disumano e la disumanità, tosto o tardi, si paga.
  3. Giampiero Rispondi
    Si è fatto credere che i problemi della immigrazione siano ineluttabili. Questo Governo ha dimostrato che si può iniziare a fare gli interessi degli italiani anche in una situazione già compromessa lottando contro politica e istituzioni nazionali e internazionali che ci hanno portato in questa situazione. Quello che conta è il giudizio degli italiani che hanno sonoramente affossato alle ultime elezioni europee la vecchia politica del "prima gli stranieri".
    • Michele Rispondi
      Salve, non credo che quello che conti sia il giudizio degli italiani credo che conti il "bene del paese" anche quando tale obbiettivo costa voti e mal di pancia. Sono certo anche io che andare in pensione prima, o avere un reddito quando non ho un lavoro siano bei propositi, il problema è che queste misure si pagano con debito pubblico che va sulle spalle delle prossime generazioni. Come noi ora stiamo pagando il debito pubblico fatto negli anni 80 (anche allora tutti applaudivano) nel futuro questo ulteriore debito lo pagheranno i nostri figli. Il problema è che ormai il debito è davvero troppo, e che tale approccio, detto in parole semplici, non è giusto. Il voto popolare è importante ma non è la panacea di ogni decisione, di ogni critica di ogni avvertimento. Riguardo gli sbarchi la invito a leggere l'artico di Boeri che, numeri alla mano, spiega una realtà diversa. Ad un anno dal voto nazionale, partendo da una promessa di +3% sul PIL siamo invece fermi (+0.1%) abbiamo un debito pubblico più imponente che mai, i nostri titoli di stato valgono di meno, occupazione e investimenti fermi. Non lo dico io, sono dati che chiunque trova sui siti istituzionali, è sempre cola dell'Europa? Complotti? tutti contro di noi? colpa di chi era prima al governo? A me sembrano solo delle scuse. La soluzione è fare i "mini bot"? Fare ancora debito per misure che non portano crescita? sbloccare i cantiere eliminando l e regole? Si dovrebbe essere più pragmatici nell'esaminare i fatti.
  4. Roberto Bellei Rispondi
    E' vero che il lavoro l'aveva iniziato Minniti ma Salvini ha proseguito con decisione ottenendo un calo impressionante.degli arrivi. Questo è quello che conta: chiudere il rubinetto! Per liberarci dell'acqua che è entrata (Irregolari aumentati) si provvederà con calma. L'importante è che non arrivino! Per quanto riguarda l'odio e la "cattiveria", si tratta solo di chiedere il rispetto delle leggi che regolano l'ingresso degli extracomunitari nel nostro Paese e e di non essere presi per i fondelli da falsi profughi!
    • Mohamed Mahmoud Rispondi
      Concordo, così come con Giampiero. Purtroppo rimpatriare gli irregolari coattivamente è difficilissimo oltre che costoso, ciò che è fattibile è aiutare i governi nordafricani e situati lungo le altre rotte migratorie che ci interessano affinché irregolari di Paesi terzi non abbandonino i loro territori nella nostra direzione. Banalmente i Senegalesi che giustamente scappano dalla Libia che è in guerra potrebbero scappare verso il Senegal, di cui hanno cittadinanza, o qualsiasi altro Stato che non sia l'Italia e non è in guerra, come Tunisia, Algeria od Egitto, nei rarissimi casi in cui davvero siano perseguitati in quello da cui provengono. Il costo di un immigrato in Italia per la collettività è immenso, non è solo il costo dell'accoglienza, è il costo amministrativo legato al salvataggio, all'approdo, alle visite mediche di screening e ad altri eventuali costi del SSN di cura, dalla TBC ai problemi odontoiatrici al supporto psicologico. Il costo ingentissimo di Questure e Prefetture per vagliare le domande di protezione, in enorme parte infondate, il costo dell'appello in giudizio del frequente rifiuto, con i giudici e tutto il tribunale, apposite sezioni, impegnate in quello e distratte da altri compiti, degli avvocati che con gratuito patrocinio paghiamo sempre noi contribuenti. Senza contarne molti altri, non bastano i caratteri a disposizione (!) istruzione per chi qui si iscrive a scuola obbligo, concorrenza sleale nel mercato del lavoro rispetto a cittadini italiani..
  5. Henri Schmit Rispondi
    Grazie, serviva uno “stato di fatto e di diritto” della politica dell’immigrazione degli ultimi dodici mesi, preciso, completo e sobrio come questo. Interessante anche l’articolo di Matteo Villa/ISPI.
    • Lorenzo Rispondi
      Oltre a Villa, è illuminante anche Olivieri, Bacchetti da cui copio: 1)In generale, quando i flussi migratori sono dettati da ragioni economiche, i migranti puntano ad una permanenza temporanea: accumulato un certo capitale (ciò che li spinge a risparmiare oltremodo sul denaro che riescono a guadagnare), cercheranno dunque di rientrare in patria. Si tratta di un fenomeno che anche gli italiani conoscono bene: nei decenni passati, molti nostri connazionali emigrati ad esempio in Germania e nel resto d’Europa, hanno scelto, magari alla conclusione della loro vita lavorativa, di rientrare in patria. 2) L’Europa, che lo si voglia o no, sarà una società multiculturale, multireligiosa, multinazionale; ... Deve imparare ad affrontare, anche dal punto di vista della legislazione, questa nuova situazione.