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  1. Henri Schmit Rispondi
    Trovo l'idea simpatica e interessante, ma piena di insidie. Si devono distinguere (come fa l'articolo a più riprese) la provvenienza dei fondi che finanziano i programmi sociali ("un certo grado di solidarietà paneuropea"). Fondi comuni per una "garanzia sociale europea" (per esempio un sussidio pagato dalle casse UE ai disoccupati "ciclici") disincentiverebbero gli stati membri a rendere i sistemi nazionali più efficienti. Favorirebbero quindi politiche irresponsabili come quelle attuate dal governo in carica. La circostanza che l'opinione pubblica è meno favorevole all'UE nelle aree che più beneficano di fondi comuni mostra 1. che l'area in quanto depressa è stata ben scelta e 2. che le autorità nazionali e locali che si interpongono fras la fonte e la destinazione attribuiscono il merito a se stesse (il presidente di regione depressa fratello dell'eurodeputato e cugino del consulente tecnico non è un caso che bisogna inventare). Serve informazione seria, investimenti utili e lungimiranti e riforme profonde della struttura economica, finanziaria e giuridica di tutto il paese.
  2. Aldo Zanchetta Rispondi
    Troppi condizionali ...
  3. raffaele Principe Rispondi
    Finora i programmi europei hanno interessato i ceti più forti ed istruiti: programa Erasmus, apertura dei mercati, libertà di movimento ecc. . Ai ceti più deboli invece sono state destinate le briciole e mediate dalle Regioni. E i risultati, in termini di simpatie versi l'Europa si vedono e si sentono.