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  1. Massimo baldini Rispondi
    Carissimo Asterix anonimo, mi pare lei non abbia letto bene quello che scrivo sul rei nella prima parte dell'articolo. Cordiali saluti
  2. Marco Di Marco Rispondi
    Soprattutto, non è chiara l'interazione fra RDC e lavoro nero. Se ho capito bene la legge, chiunque abbia guadagnato redditi in nero in passato, anche se adesso è povero, rischia da due a sei anni di carcere se chiede il RDC per il futuro. E' curioso che il lavoro nero sia più rischioso per il lavoratore che per il datore.
  3. Gaetano Proto Rispondi
    Esistono certamente aspetti per i quali il RdC rappresenta un’accelerazione rispetto al ReI, collocandosi più o meno sullo stesso sentiero. Ma per altri importanti versi la deviazione è vistosa, e pone la questione di quale dei due sentieri fosse il migliore, il nuovo o quello che è stato abbandonato (almeno per il momento). Una scelta fondamentale del ReI era fare perno sull’ISEE, legge dello Stato che definisce e misura la situazione economica, sia pure con alcuni scostamenti minori (per esempio, la scala di equivalenza del ReI importava i parametri di quella dell’ISEE ma non le maggiorazioni). Il riferimento del RdC all’ISEE è invece molto più labile, nonostante la soglia ISEE di 9.360 euro figuri al primo posto nella lista dei requisiti, generando non pochi equivoci. Ci sono infatti due scostamenti basilari: una scala di equivalenza del tutto diversa (anche per la presenza anomala di un massimo), i cui effetti deleteri ho mostrato qui https://www.lavoce.info/archives/59045/59045/ e una definizione di “reddito familiare” che si discosta dall’indicatore della situazione reddituale, componente dell’ISEE, in quanto non prevede alcuna detrazione. Tra queste possibili detrazioni c’è l’affitto dovuto, che il RdC tratta invece in modo tendenzialmente più restrittivo, come una voce che innalza di un importo (equivalente) fisso la soglia di reddito da integrare e concorre all’integrazione con un importo (monetario) fisso, con un “effetto lotteria” che mi riprometto di esaminare.
  4. Fabio Rispondi
    Tra i rischi vi sono anche quelli finanziari. Avendo scelto di finanziarlo perlopiù a disavanzo, soprattutto negli anni venire, la misura non appare sostenibile.
  5. Savino Rispondi
    il reddito di cittadinanza somiglia più alla social card berlusconiana
  6. Asterix Rispondi
    Dott. Baldini questo è l'ennesimo articolo che Lei scrive sul Rdc, sempre critico, senza mai riuscire a comprendere lo strumento. Peraltro, ormai, non nasconde neanche più le sue simpatie politiche. Solo così si spiega un economista che sostiene che il REI era una buona risposta alla povertà. L'efficacia di una misura si valuta sulla capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati. 187 euro al mese, 6 euro al giorno non cambia lo stato di povertà del beneficiario era solo un colossale spreco di risorse pubbliche. Sarebbe stato preferibile dare le risorse direttamente agli enti che erogano servizi ai poveri (comuni, chiesa,ecc.). Il Rei era solo un trucco elettorale, anche mal congegnato. Il RDC costituisce una INTEGRAZIONE delle prestazioni sociali per giungere alla soglia di autosufficienza (vero obiettivo di una misura di contrasto della povertà). Esiste in tutti gli altri Stati europei (tranne in Grecia), ma non ho mai visto fare un serio confronto tra il nostro modello e quelli esteri. Forse perché avrebbe dimostrato che abbiamo introdotto una versione ridotta meno generosa? Sulla possibilità che la misura possa comportare il rifiuto di redditi precari pagati al di sotto della soglia di povertà è davvero un elemento negativo? o aiuterà il dibattito sul salario minimo a livello europeo? Sulle famiglie numerose escluse (sopra i 4 componenti) non è una priorità visto la famiglia tipo italiana. Sugli immigrati occorre solo rispettare i vincoli europei come in altri Paesi.
    • Marco Rispondi
      Non vedo cosa ci sia "comprendere" in uno "strumento" che ad oggi eroga denaro in cambio di niente, non è che ci vada una laurea per capire che si tratta di un purissimo voto di scambio coi soldi degli italiani (come gli 80 euro del Governo Renzi, non si inventano niente di nuovo). Il REI si occupava dei poveri, il RdC dà a tutti, con tanti ringraziamenti da parte di tutti gli occupati al nero della penisola.
    • Gaetano Proto Rispondi
      Asterix, questo è l’ennesimo commento che lei scrive sul tema, confermando di essere negato in materia di analisi di politiche pubbliche. Che di due misure di contrasto alla povertà dirette alla stessa platea, una più generosa in termini di risorse (e quindi di beneficiari) e l’altra meno, la seconda possa costituire “un colossale spreco di risorse pubbliche” è un’affermazione priva di senso. Il rischio che il Rdc comporti il rifiuto di redditi precari pagati al di sotto della soglia di povertà è un elemento molto negativo, non solo in termini di spreco di risorse pubbliche (questo sì), ma anche perché essere inclusi nel mondo del lavoro -- pure in modo insoddisfacente ma comunque regolare -- è preferibile a esserne esclusi. Il rischio che le famiglie numerose siano addirittura escluse dal Rdc, come ho dimostrato nel mio articolo della settimana scorsa, secondo lei “non è una priorità visto la famiglia tipo italiana”: non so chi le ha detto che le politiche pubbliche si fanno a favore della “famiglia tipo” e a sfavore delle altre. Al contrario, questo difetto strutturale è particolarmente grave perché penalizza proprio le famiglie a maggior rischio di povertà e riguarda oltre un milione di poveri. Quindi il Rdc è preferibile al ReI in termini di risorse destinate alla lotta alla povertà, ma a causa dei suoi difetti sta mancando in parte non trascurabile l’obiettivo, mentre il ReI era un meccanismo rodato e sostanzialmente ben disegnato: si trattava solo di rifinanziarlo.
      • Asterix Rispondi
        Veramente Dott. Proto mi sembra che sia lei caduto in una leggera contraddizione. Se critica il Rdc perché non attribuisce sufficienti risorse alle famiglie povere con numero di componenti superiori a 5 (realtà comune nell'Inghilterra del'800 o della Francia del quoziente familiare) non si può dire che era meglio il Rei che di risorse ne aveva poche per tutti, nuclei numerosi e non. Le critiche sull'inutilita del Rei è che non risolveva il problema della povertà perché tali persone cmq avevano bisogno delle ong, della chiesa per vivere quindi lo Stato spendeva risorse senza raggiungere l'obiettivo prefissato, combattere la povertà. Di fatto 6 euro al giorno i poveri potevano recuperarli chiedendo l'elemosina in strada, pulendo i vetri delle nostre macchine o portandoci la nostra spesa. E questo secondo lei è il contributo di uno Stato serio?? Le politiche economiche devono essere verificate ex post se sono utili, cioè se raggiungono i target prefissati. Non si possono buttare soldi pubblici per farne un'arma elettorale per dire che si è fatto qualcosa contro la povertà. Il Rdc costituisce una misura che ci allinea all'Europa che potrebbe aprire ad una misura comune contro la povertà finanziata dalla UE. Semmmai le critiche possono essere mosse sui profili di incostituzionalità dei requisiti residenziali per gli stranieri che sono troppo onerosi rispetto a quelli esistenti in altri Paesi europei.
        • Gaetano Proto Rispondi
          Giusto: non si devono impiegare male soldi pubblici alla vigilia di un’elezione per farne un’arma elettorale. E’ esattamente l’addebito che si può fare al Rdc, disegnato in tutta fretta e in modo azzardato per poter partire prima delle elezioni europee. Concordo invece sul profilo di incostituzionalità dei 10 anni di residenza: ne avevo già scritto in un commento su questo sito e mi auguro che la questione sia portata quanto prima davanti a un giudice, per una questione di civiltà. Riguardo all’Europa, ci eravamo già allineati con il ReI, dotato di un meccanismo valido e rodato (peraltro migliorabile) ma di poche risorse. Adesso ci troviamo con risorse più generose caricate su un meccanismo disegnato male, di cui stanno cominciando a emergere numerosi difetti, che potrebbero essere approfonditi se l’INPS mettesse a disposizione dati dettagliati sulle domande accolte (quando?). Mi colpisce comunque che non trapeli alcuna volontà di correggere i difetti del Rdc che stanno emergendo, per esempio riformando la scala di equivalenza del Rdc, e si pensi invece a trasformare la minor spesa che ne deriva in “tesoretti” a pretesa copertura (ovviamente irricevibile, in quanto non certificata) di nuove misure. Anche il Parlamento, che pure aveva deciso di stanziare una certa somma per il preciso obiettivo del contrasto della povertà, sembra disinteressarsi al suo impiego effettivo.
    • Michele Rispondi
      Assolutamente d’accordo. Patetici certi critici del RDC ad ogni costo: pur di criticare ciò che aprioristicamente non amano a causa di militanza politica, non esitano a contraddirsi e a sfidare il ridicolo.