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  1. Mohamed Mahmoud Rispondi
    Sia l'uniformità dell'importo sull'intero territorio nazionale, che l'aiuto proporzionalmente maggiore ai single rispetto alle famiglie numerose (già abbondantemente aiutate in ogni ambito nel nome del supremo interesse del minore), che l'esclusione degli stranieri soggiornanti da meno di 10 anni (che in quanto tali possiedono altre cittadinanze di altri Stati deputati al loro sostentamento in caso di necessità e che comunque esclude il vincolo di permanenza in Italia per i titolari di status di rifugiato) mi sembrano caratteristiche positive del provvedimento. Non capisco bene quale potenziamento sia o debba essere previsto per i percorsi, so defined, di "inclusione sociale" che non contempli la ricerca di lavoro. Sarebbe molto grave destinare altre risorse sottratte alla parte produttiva del Paese per destinarla ad altri assistenti sociali.
    • Gaetano Proto Rispondi
      Per quanto riguarda i rifugiati, non sono affatto esclusi dal requisito dei 10 anni di residenza (peraltro incostituzionale alla luce di una recente sentenza della Corte cost., vedi commento più sotto), ma solo dalla presentazione della certificazione aggiuntiva in merito a reddito, patrimonio e composizione del nucleo familiare nel Paese di origine, per l’ovvio motivo che lo Stato da cui sono dovuti fuggire non gliela rilascerebbe mai… Per quanto riguarda i minori, è noto che le famiglie numerose hanno una probabilità di essere povere (comunque misurata) decisamente superiore rispetto a quelle di un componente. Secondo la scala di equivalenza (i coefficienti di conversione della condizione delle famiglie con più componenti a quella di un singolo) creata appositamente per il RdC, per esempio, una famiglia di due genitori e tre figli minorenni (valore della scala RdC: 1+0,4+[0,2*3]= 2) equivale solo a due famiglie di un componente, come se i due adulti non si fossero mai incontrati e non avessero messo al mondo ben tre figli: questa evidente sottovalutazione contraddice l’obiettivo dichiarato di “abolire la povertà”. Oltretutto, il valore massimo del contributo per l’affitto (280 euro al mese) o per il mutuo (150 euro) è escluso dall’applicazione della scala di equivalenza, quindi per quella quota del RdC una famiglia di due genitori e tre figli minorenni equivale addirittura a una sola famiglia di un componente!
  2. Asterix Rispondi
    Vorrei fare alcune precisazioni ed un ringraziamento al redattore dell'articolo. Primo: il rdc è di 500 euro più eventuali contributi per affitto casa che poosono arrivare a 280 euro o contributi per spese interessi mutuo. Quindi è stata abbandonata da tempo la soglia simbolo di 780 però per una mirabile coincidenza di interessi fra chi è a favore e chi è contrario si tende a gonfiare il dato. Secondo: le c.d. discriminazioni sull'anzianita' minima di residenza esistono anche in altri Paesi (vedi Germania) e rispondono alla finalità di non vedersi sommersi dagli stranieri che si trasferiscono per fruire del beneficio. Terzo: ipotizzare diversi criteri di accesso su base territoriale ci porterebbe al successivo problema.. Quale territorio!? La regione? La provincia? il comune? il quartiere? Perché come ha evidenziato la vicenda di Torre Maura a Roma all'interno della stessa città ci sono zone ricche e povere. Devo dare un rdc a chi povero vive in zone dove il costo della vita è maggiore? Le do' una notizia i veri poveri non vivono li.. Premesso queste precisazioni doverose per onestà la ringrazio perché mi ha fatto capire che il rdc non è stato ancora erogato. La misura non è partita.. Quindi quando leggo sui giornali che il Pil non incrementato per colpa di una misura che non è entrata ancora in vigore è una Fake news.. Di questo la ringrazio infinitamente.
    • Gaetano Proto Rispondi
      Vero, per un singolo la quota di RdC che non rappresenta un rimborso per l’affitto è di 500 euro al mese, che diventano però 630 se si tratta di pensione di cittadinanza. Inoltre, quasi il 45% delle famiglie in povertà assoluta abita in una casa in affitto (due volte e mezzo rispetto al totale delle famiglie). Nei fatti quindi in molti casi il RdC per un singolo eccederà i 500 euro al mese. Riguardo al requisito minimo di residenza, non si contesta la sua esistenza ma la sua misura: per esempio, in Germania è di 5 anni, pari al minimo previsto per ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo. C’è un precedente: la sentenza 168/2014 della Corte costituzionale ha bocciato una legge della Valle d’Aosta che imponeva la residenza da almeno 8 anni per accedere alle case popolari, causando “un’irragionevole discriminazione sia nei confronti dei cittadini dell’Unione sia nei confronti dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo”. Si parla in questi giorni di una crescita programmatica ridotta allo 0,3%-0,4% dal prossimo DEF, includendo gli effetti del “decreto crescita” (quindi anche del RdC), contro l’1% posto alla base della Legge di Bilancio solo 4 mesi fa. Il problema è che nonostante molti segnali convergenti la stagnazione in corso non era stata prevista: i provvedimenti a cui si è voluta dare assoluta priorità non saranno in grado di contrastarla in modo efficace, raggiungendo l’obiettivo di crescita che governo e Parlamento si erano posti.
      • Asterix Rispondi
        Credo che la sentenza della Corte costituzionale non sia applicabile al caso concreto posto che verteva sulla compatibilità della legge di una regione autonoma con una direttiva europea in materia di accesso all'edilizia residenziale pubblica da parte dei cittadini Ue e non sull'accesso a misure di sostegno alla povertà. Piuttosto concordo con Lei che le modifiche apportate in sede di conversione al decreto legge potrebbero aver introdotto un profilo di incostituzionalità della disciplina nella parte in cui chiede "cumulativamente" il requisito di 10 anni di residenza in Italia, anche ai cittadini UE in possesso di diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente ed ai cittadini extra UE in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Tale ultimo requisito, nella versione originale del DL che avevo visto, veniva richiesto, in via residuale, solo ai soggetti diversi da altri cittadini UE o da cittadini extra UE in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Dubito che tali norme siano compatibili con la Direttiva UE.
  3. gerardo coppola Rispondi
    Lo trovo un articolo molto interessante e chiaro. Rimane solo un po' vago nella parte finale. Molto pragmatico nella illustrazione delle misure e degli obiettivi ed evanescente nei nodi irrisolti. Complimenti.