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  1. Gaetano Proto Rispondi
    Un dettaglio tecnico: delle stime messe a confronto, si vede a occhio nudo che quella che ipotizza il più alto numero di persone beneficiarie (circa 4,5 milioni, fonte INAPP) non è coerente con la composizione per numero di componenti dei nuclei beneficiari, che ipotizza una quota maggioritaria di monocomponenti (circa il 40%, stessa fonte). Attribuendo alla classe “5+” un numero medio di individui coerente con la spesa totale stimata (circa 9,21 miliardi, stessa fonte) e con la sua composizione per numero di componenti (ricavata dalla diapositiva 10 dell’audizione INAPP), cioè 5,7, il numero di persone beneficiarie risulta pari a poco meno di 4 milioni, circa 560.000 in meno rispetto a quanto stimato. La correzione è interessante perché mostra che nessuna delle stime passate in rassegna qui si avvicina neanche lontanamente ai 5 milioni di beneficiari di fonte governativa, neanche nel caso in cui gli 1,7 milioni di nuclei beneficiari si dovessero materializzare (come avverrebbe secondo la stima dell’INAPP), a causa di un meccanismo che penalizza nettamente le famiglie numerose -- come ben evidenziato nell’articolo e in molte audizioni -- dei cui effetti macroscopici gli stessi proponenti sembrano inconsapevoli. Come scrivono giustamente gli autori, questo dibattito avrebbe dovuto svolgersi nella fase di impostazione dei provvedimenti, non in dirittura di arrivo come adesso.
    • Massimo Baldini Rispondi
      Grazie Gaetano, è proprio come dici, mi hanno detto che c'era un refuso nella loro presentazione e il valore giusto è circa 4 milioni. Correggiamo anche noi.
  2. bob Rispondi
    ...sono anni che dico che a differenza di altri Paesi la nostra è una crisi di natura culturale profonda prima che strutturale. Basti vedere tra le tante manifestazioni l'uso smodato di statistiche, classifiche etc. in pratica la teoria del "luogo comune " e dello "generalizzare" che affascina soprattutto i frequentatori del bar dello sport che poi sono la stessa percentuale di quelli che vanno sia a votare sia a farsi un selfie con il "melodico" di turno. Churchill promisse "lacrime e sangue" e fu osannato da un intero popolo, cosa impensabile per il popolo dei selfie, degli spritz, delle tasche grondanti di spaghetti al sugo...
  3. Michele Rispondi
    Nel complesso sono tutti numeri che dimostrano la necessità e utilità del RdC. Certamente RdC è un provvedimento - come tanti altri in vigore da anni - che si basa sul ISEE, strumento alquanto debole quanto ad affidabilità e precisione. Nell’urgenza di fare qiualcosa di concreto e significativo contro la povertà non si poteva fate altro. Nulla vieta che nei prossimi mesi/anni ISEE venga rafforzato e reso maggiormente indicativo. Ugualmente RdC potrà essere affinato sulla base della sua applicazione concreta.
  4. Alessandro Pescari Rispondi
    Purtroppo il nostro sistema fiscal/assistenziale è una vera e propria giungla. Non esiste un vera strategia per rendere più semplice ed efficiente il sistema stesso. Venendo al tema, anziché creare un nuovo modello dove dentro ci sta di tutto (dall'indigente al giovane che cerca lavoro), poteva essere tranquillamente potenziato il REI e ampiamente ridotto il cuneo contributivo, quanto meno per i nuovi assunti (incrementali della forza lavoro). Senza dire che già è iniziata la corsa al RDC e in molti casi si assiste già alla "frantumazione" (solo sulla carta) dei nuclei familiari per ottenere un ISEE calmierato. Molto altro vi sarebbe da aggiungere, ma credo che non sia il caso.
  5. Stefano Asterino Rispondi
    Ottimo articolo che consente ai lettori del sito un confronto trasparente sulla documentazione fornita dal Governo, dall'UPB e dagli altri soggetti coinvolti. Poi ognuno potrà trarre le proprie riflessioni o valutazioni sulla misura, ma questi sono i dati oggettivi da cui tutti partiamo. Sarebbe utile dopo il primo anno di applicazione, a consuntivo, verificare quale è stata la stima più corretta. Questo secondo me dovrebbe essere il compito di un sito indipendente, non farsi portavoce di orientamenti politici perché altrimenti perde la sua credibilità scientifica
  6. Savino Rispondi
    Il cambiamento per gli italiani è solo il miglioramento nel loro portafoglio. Volevano ulteriori diseguaglianze e le hanno ottenute. Dobbiamo rigraziare la complicità di questo popolo se ci saranno tali problematiche.