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  1. Davidino Rispondi
    La de-globalizzazione è un processo necessario per una più equa redistribuzione della ricchezza a scopo di aumentare la coesione sociale. Sono necessarie politiche che ribaltino il trend di arricchiemento delle classi liberal-progressiste a scapito del rimanente 90%. I primi devono diventare gli ultimi. In questo senso bisogna eliminare la libera circolazione di capitali, espropriare beni a chiunque faccia uso di paradisi fiscali e ridurre drasticamente l'immigrazione onde evitare la guerra tra i poveri. In breve la libertà di movimento dei fattori di produzione (K e L) è alla radice dei problemi del mondo occidentale, e come tale va estirpata.
    • Max Grimandi Rispondi
      "...il mondo dev’essere riconfigurato per evitarne alcuni eccessi (e squilibri)". Il mondo oggi è già un tripudio di eccessi e squilibri: se non si capisce che una totale libertà di movimento per capitali e merci porterebbe la società al totale collasso, significa non osservare la realtà. Bisogna rilocalizzare il lavoro (leggi la produzione di beni), bisogna porre limiti al movimento dei capitali, soprattutto bisogna de-finanziarizzare l'economia (e la società nel suo insieme). Non si tratta di essere dei dinosauri o dei luddisti, le disuguaglianze all'interno dei paesi stanno distruggendo il tessuto sociale senza cui non può esserci non dico sviluppo, ma vita. La tecnologia in futuro distruggerà molti più posti di lavori di quanti non ne possa creare, andranno trovate nuove forme di organizzazione del lavoro ma non solo... in una certa misura dovremo inserire alcuni elementi dell’idea comunista all’interno della società liberale (e seppellire il politicamente corretto) perchè possa trovare nuovo slancio.