logo


  1. Marco Spampinato Rispondi
    E' ottima l'idea di rimuovere l'effetto determinato dalla città/regione capitale dalla valutazione dei divari economici regionali. Un'osservazione però: è il paese più frammentato (che cosa intende dire con quell'aggettivo e perché lo usa?), oppure è il paese più diviso e diversificato tra un Nord, o CentroNord, e un Sud? Le variabili che si scelgono sono dirimenti. Se fossi in lei e altri interessati a CAPIRE (solo questo aiuta), allora considererei il tasso di occupazione (maschile e femminile) e l'andamento demografico. Anche il pil-pro-capite è influenzato dal tasso di crescita della popolazione. Nella storia dell'Italia come stato unitario ci sono periodi di riduzione del divario economico Nord-Sud motivati solo dalle migrazioni dal Sud: verso Nord e sopratutto verso altri paesi/continenti. L'unico periodo significativo di riduzione del divario attribuibile (anche) a policy è il primo quindicennio dopo la II guerra mondiale. Ciononostante, anche in quel caso una parte dell'"effetto della policy" fu demografico. Chi ha voglia di prendersi una vacanza da molta pubblicistica più recente (della cui qualità si può dubitare), può leggersi Problemi dell'economia siciliana (inchiesta diretta da Paolo Sylos Labini, 1966, in particolare i lavori di Andrea Saba). Sull'autonomia differenziata: un dibattito vero avrebbe bisogno di coraggio e respiro. Ma analisi e dibattito sono confinati a tecnicismi e furbizie dalla paura di conoscere e apprezzare ciò che è non-eguale.
  2. TOMMASO Rispondi
    Bravò! Poche parole semplici per spiegare due così e ben complicate! E poi....NON LO SAPEVO. Che vincevamo tre l Classifiche su tre!!! Complimenti! Bravò.
  3. Marco Rispondi
    A contribuire al risultato mostrato vedo due fattori. Il primo è quello sottolineato nell'articolo. Il secondo penso sia il fatto che Roma (o Lazio) è ben diversa dalle altre capitali. Probabilmente avrebbe senso rifare la classifica escludendo Milano o la Lombardia, piuttosto che Roma.
  4. Savino Rispondi
    Due cose uniscono il Paese: la corruzione e il pregiudizio verso i giovani. Così il modello Formigoni è preso come esempio per le autonomie al gabbio all'italiana, mentre la presenza di neet, disoccupazione giovanile e migrazione giovanile ( fra un pò saranno i nostri ragazzi i nuovi disperati sui barconi) fa da contraltare ai tantissimi italiani adulti che stanno da re.