logo


  1. toninoc Rispondi
    Tutte le cause dell’ immigrazione dai paesi poveri, non solo Africani, ma anche di altri continenti sono conosciute , studiate e pubblicate da molti decenni. Le migrazioni sono un fenomeno storico da sempre, i paesi benestanti se ne accorgono però solo quando il fenomeno li interessa direttamente e da vicino. In Italia ci sono Africani, Asiatici , e Sudamericani in numero elevato da ogni continente. Per ragioni di vicinanza chilometrica gli Africani sono in numero superiore e continueranno ad esserlo anche se mettessimo le navi con i lanciafiamme per cercare di fermarli. Il mare cancella inesorabilmente i confini fra noi e la vicinissima Africa quindi ogni tentativo di chiusura sarà vano. Basterebbe vedere le pubblicazioni in merito all’argomento pubblicate nei decenni passati per capire che prima di insegnare a leggere agli immigrati, bisognerebbe obbligare a leggere e studiare ai governanti. Questi ultimi sono però troppo impegnati a consolidare il loro seggio in Parlamento e dovendo inventare in continuazione favole da far credere agli elettori creduloni, non gli resta il tempo per cercare di capire, ammesso che ci riescano, come governare il fenomeno. Anche questo argomento, per quanto importante, non è il primo problema italiano è solo un argomento di distrazione di massa che distoglie l’attenzione dai gravissimi problemi economici che presto si faranno sentire.
  2. Lucia Foglino Rispondi
    Condivido in pieno l'articolo. Mi permetto di aggiungere il ruolo delle multinazionali: i coltivatori di caffè non possono stabilire in alcun modo il prezzo del prodotto della loro terra e del loro lavoro. Non si può trasferire denaro attraverso governi non democratici, dittatoriali e qualche volta sanguinari per cui, o si supportano le ONG, anziché vituperarle, o si accetta che, per il mantenimento e lo sviluppo delle loro famiglie e dei loro villaggi, i denari se li vengano a guadagnare direttamente qui
  3. Vittorio Rispondi
    E perché non dovrebbero emigrare? Il punto qui non viene mai sollevato. Gli esseri umani hanno diritto di cercar fortuna altrove se a casa propria non la trovano. Non si capisce perché questo diritto debba valere solo all'interno di certi confini. L'Europa deve avere una politica migratoria che consenta ai giovani africani di accedere a delle opportunità legali di migrazione economica. Altrimenti proseguirà per sempre la tratta illegale con tutte le tragedie e le vergogne che comporta.
  4. Alberto Conserva Rispondi
    Nello studio: "STUDY ON MIGRANTS’ PROFILES DRIVERS OF MIGRATION AND MIGRATORY TRENDS" della “Organizzazione internazionale per le migrazioni – OIM” del 2016 apprendo che la causa di migrazione dall'Africa di gran lunga maggiore sta nell'insicurezza a causa di conflitti e nella discriminazione. Come mai non viene citata nell'articolo?
  5. Davide K Rispondi
    Emigrano per motivi economici: chiunque diventa più ricco e produttivo in un contesto più avanzato e produttivo. Ma queste sono solo banalità. Il punto è proprio questo "contesto": che all'estero NON appartiene loro, ma alle popolazioni che l'hanno costruito. Questo è il concetto base sull'immigrazione di massa che fate finta di non vedere. Come aiutarli in Africa? Insegnando loro non le stupidaggini keynesiane o concetti redistributivi (tantomeno regalando loro soldi), ma la base che ha permesso all'occidente di svilupparsi, cioè lo stato liberale: difesa fino alla morte del diritto di proprietà, politica monetaria inclusa, e dei diritti (negativi) individuali, al fine di tutelare il più possibile i frutti di chi costruisce qualcosa. Questo serve. La demografia è banalmente inquietante. Di certo le popolazioni occidentali non saranno disposte a pagare il prezzo per questa loro irresponsabilità. O cominciate a capirlo, o nei prossimi decenni c'è da aspettarsi letteralmente di tutto.
  6. bruno puricelli Rispondi
    Ai popoli africani bisognerebbe insegnare ad apprezzare il valore dell conoscenza e, quindi, la conoscenza e consapevolezza del potenziale di ogni individuo africano al pari di chiunque altro con particolare attenzione alla pazienza necessaria per recuperare il divario esistente con i cittadini dei paesi più avanzati senza doverli copiare: Sarà sufficiente che inizino ad avvicinarsi e scoprire che potranno farlo acquisendo fiducia in loro stessi. Oggi la maggior parte vive in condizioni meno che miserevoli rispetto ai nostri standard ma non è con le donazioni che li si aiuterà. Li si aiuterà ovviamente con risorse finalizzate ad arricchire la loro esperienza conoscitiva a partire da esperienze semplici ad esempio come sfruttare il potenziale della loro terra per i contadini.Il resto seguirà ma cominciamo dal lavoro e non dai telefonini che hanno anche i poverissimi che vivono sotto terra o in baracche per noi invivibili. Prima di tutto...tutti a scuola e continuino a pazientare in attesa di un miglioramento che ci sarà.
    • Enrico Motta Rispondi
      Premetto che conosco l'Africa sub sahariana per averci vissuto a lungo. Sulle cause delle emigrazioni dall'Africa vorrei aggiungere qualche mia opinione: 1) La crescita demografica è un argomento che deve essere trattato in parallelo con un altro, cioè il controllo delle nascite. Guardate che già 30 anni fa c'era il problema degli aborti, sempre clandestini e in condizioni inimmaginabili; il che significa che, senza imporre niente a nessuno, ci sono molte donne che vorrebbero gli anticoncezionali. 2) Le risorse naturali minerarie finché rimangono nel sottosuolo non sono una ricchezza; devono essere estratte, e a quel punto nasce il problema di ridistribuire la ricchezza in favore della popolazione; ben vengano i cinesi, o altri, se lo scambio favorisce l'Africa. 3)C'è una riforma a costo zero che favorirebbe l'Africa: l'introduzione dello stato di diritto al di sopra del tribalismo; si sente dire mille volte che l'inefficienza della giustizia civile in Italia rallenta la nostra economia; e l'assenza della legge in vaste zone dell' Africa che effetto ha sulla economia? Per non parlare degli effetti di questa assenza sulla società in generale. Mi fermo qui sennò diventa lunga.