logo


  1. Massimo Amato Rispondi
    C’è materia per dibattere! I vincoli derivano dal trilemma di Mundell Fleming. Tenere cambi fissi e libertà di movimenti di capitale può indubbiamente avere effetti positivi sulle performance macroeconomiche, ma risponde anche alla necessità di rendere “sostenibile” il debito estero di questi paesi. Il prezzo che si paga è però una severa limitazione alle politiche di bilancio, il che vuol dire per esempio anche compressione delle spese per la sanità. Questa limitazione corrisponde a un orientamento invalso in sede di istituzioni internazionali sin dagli anni novanta, a fronte delle crisi del debito. Ne ho scritto in Fine della finanza. La limitazione non sembra essere inoltre favorevole al passaggio da un paradigma di crescita basato sulla esportazione di raw matierials, compatibile anche con forti polarizzazioni nella distribuzione del reddito (rendite per elites), e l’istanza di uno sviluppo fondato anche sulla domanda interna, capace di assorbire un’offerta di lavoro che non farà che crescere nei prossimi anni, garantendo la stabilità sociale. “Una fissazione del cambio sulla base di un paniere di monete, anche se fattibile, creerebbe problemi di gestione”, certo ma proteggerebbe queste economie esportatrici da rialzi del cambio euro dollaro che le penalizzerebbero. Resta per di più la questione, che accenno, della forma ottimale di una unione monetaria, con moneta unica o moneta comune. È legata alle divergenze rispetto al RER di equilibrio a cui accenno nell’articolo.
  2. Henri Schmit Rispondi
    L’articolo invece di spiegare tenta in modo maldestro di giustificare e correggere affermazioni precedenti dell’autore per lo meno discutibili. Ogni sistema di cambi fissi prima o poi deve fare i conti con la realtà ed accettare un aggiustamento. Il consenso è libero solo nella misura in cui il consenziente cura la propria autonomia; servitù volontaria è sinonimo di incapacità ed inefficienza; l’Italia ne è un buon esempio proprio nel campo monetario e fiscale. Non vedo che cosa rimane dello sfruttamento denunciato o non contraddetto in precedenti interventi (La7). L’ultima osservazione circa la condivisione con le autorità europee non ha alcun significato, a meno di insinuare che la Francia finora Si sia rifiutata di farlo. Probabilmente finora è andata a tutti bene così come la Francia gestiva, alla luce del sole. Se l’Italia pretende (legittimamente) di avere più poteri di codecisione, tutta la critica alla Francia diviene assurda e mostra la sua vera faccia: una campagna per infangare, metodo in cui il paese può insegnare al mondo.
    • emilio sacerdoti Rispondi
      Non e' chiaro quali vincoli l'autore ritiene che la moneta comune delle due Unioni Monetarie dell' Africa occidentale e central impongono ai paesi membri. La tendenza in Africa e' verso unioni monetarie regionali per promuovere integrazione commerciale fra piccoli paesi e facilitare investmenti esteri di natura regionali. Cosi' i 5 paesi della Comunita' dell' Africa Orientale (Kenya Tanzania Uganda Ruanda e Burundi) si sono impegnati a istituire una unione monetaria nell' arco di 5 anni, e paesi dell' Africa Occidentale fuori dalla zona FCFA ( Nigeria, Ghana, Liberia, S Leone, Guinea) ) anch' essi hanno come obbiettivo una unione monetaria, e creato allo scopo un Istituto Monetario West Africano. Il franco CFA, ancorato all' euro, ha assicurato bassa inflazione, e non pare, secondo analisi sofisticate, divergere da un tasso di equilibrio che mantenga il deficit corrente della bilancia dei pagamenti nei limiti della normalita' per paesi a stesso livello di sviluppo. Una fissazione del cambio sulla base di un paniere di monete, anche se fattibile, creerebbe problemi di gestione. Inoltre la fissita' del cambio agevola il calcolo degli investitori esteri, il che non accade in paesi come Kenya o Ghana, a inflazione piu' elevata e tasso fluttuante. Il tasso di crescita nei 7 paesi con franco CFA in Africa Occid. e' stato negli ultimi 5 anni piu' elevato che nella media dei paesi africani . Non si vede quindi l' utilita' di un salto nel buio, con mutamento del regime di cambio.
      • Henri Schmit Rispondi
        Grazie di questa testimonianza esperta ed istruttiva.