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  1. RAFFAELLA Rispondi
    Credo che il problema della denatalità sia solo parzialmente imputabile a una mera questione economica.Secondo me l'unico studioso che ha ben compreso il cuore del problema che attraversa la nostra società dando una chiave di lettura diversa dalla "vulgata" è lo statistico Roberto Volpi. Gia' nel libro "La fine della famiglia"(Mondadori,2007) ha infatti sottolineato come la realtà del paese sia molto differente da quello che immaginiamo: se, dice l'autore, "un quarto delle famiglie è formato da un solo individuo, quasi un altro quarto da coppie senza figli, e per il resto da una maggioranza di coppie con un unico figlio e da un numero crescente di famiglie con un solo genitore" non ci sono politiche fiscali ed economiche che tengano per rilanciare la natalita'.Il vero e unico problema è la coppia che NON si forma in giovane età e il crollo dell'istituto matrimoniale. Fino a quando non si avranno cambiamenti culturali e "valoriali"in tal senso (e sinceramente non vedo luce all'orizzonte, almeno nel breve periodo) sarà impossibile arrestare la spirale demografica in cui l'Italia si sta avvitando e che peggiorerà ulteriormente negli anni a venire.
  2. guido segre Rispondi
    Perché dobbiamo preoccuparci del calo della natalità? Per le nostre pensioni? Se la popolazione diminuisce, i costi degli allloggi e di tutto il resto dovrebbero diminuire. Da un punto di vista ecologico, unicamente una forte denatalità a livello mondiale permetterà a tutti di produrre una adeguata impronta di carbone senza eccessivi danni all'ambiente
  3. Enzo Pisano Rispondi
    il problema deriva da una assoluta incapacità politica nell'adottare provvedimenti adeguati. enumero le problematiche: non si ha la certezza del lavoro (a titolo esemplificativo un fatto che ha dell'incredibile: alla moglie di mio figlio laureata con lode con contratto (contratti) a progetto, il direttore di una importatnte amministrazione pubblica che aveva saputo del suo matrimonio imminente, le esclamò : "Ma non è che ora mi fai anche un figlio?"; non si ha la certezza di svolgere il proprio lavoro sul territorio di origine (si pensi alle insegnanti precarie da anni che per vedere stabilizzato il proprio contratto avrebbero dovuto trasferirsi fino a 200 Km. di distanza) servizi sociali insufficienti senza parlare degli inefficienti. per chi non ha ancora capito credo che basti.
  4. Andrea Rispondi
    Non so se si possibili raggiungere i livelli tirolesi in tutta Italia, anche a Trento sono solo a 1,62. Che si possa spiegare con alcuni resistenze culturali. ancora presenti? Anche qui in Veneto, a 100km da Trento, si sentono ancora storie circa datori o collegi che hanno paura delle gravidanze delle dipendenti/colleghe. O qualche uomo che la condivisione delle cure parentali in testa non c'è l'ha.
  5. Matteo9 Rispondi
    Non sono un esperto di demografia,ma credo che il tasso di natalita per donna debba essere 2 o 2,1 come ho letto da qualche part per mantenere l'equilibrio numerico.Anche auspicando un cambiamento di tendenza che ci porti verso tassi di natalita simili a quelli di Bolzano o di altri paesi europei,si tratta sempre di una prospettiva futura squilibrata in particolare se continuera l'aumento della vita media.Con tutte le conseguenze dal punto di vista degli equilibri previdenziali e non solo.Inoltre teniamo conto che gli immigrati rimasti hanno un buon grado di integrazione e assimilano tante cose del nostro modo di vivere.Inoltre le previsioni dell'immigrazione prevedono anche in presenza di una ripresa economica un arrivo di un numero declinante di immigrati provenienti da Est Europa,sud America,Filippine e altri.E anche se non fosse cosi' prima di sistemare un differenziale creatosi in questi decenni,ne dovra' passare di tempo.Allora si vede che,con tutte le difficolta' che ci sono,l'arrivo di giovani dell'Africa e dal Medio Oriente,non e' poi questa catastrofe che il Popolo teme.Certo tutto va governato
  6. Alessandro Rispondi
    Credo che il problema sia principalmente culturale: infatti l'Alto Adige culturalmente non è italiano. Quelli come me nati negli anni 80 sono resistenti a separarsi dalla famiglia d'origine, troppo esigenti nella scelta del partner e della realizzazione professionale, infantili nella ricerca di esperienze. I motivi non li saprei dire, anzi, invito qualcuno ad elencarne alcuni.
  7. marco Rispondi
    Ho 3 figli sia io e mia moglie lavoriamo. Economicamente è molto dura. Sarebbe interessante condurre uno studio, molto difficile, per evidenziare il numero dei figli della dirigenza nella pubblica amministrazione e la politica che governa ai vari livelli. Noto che i dirigenti nella p.a. e i politici, spesso sono senza figli, se non addirittura single. Per cui che interesse può esserci a promuovere riforme strutturali per la famiglia? Basti pensare agli assegni familiari in busta paga per i figli, un valore ridicolo.
    • Carlo Rispondi
      Occorre trasformare le detrazioni IRPEF e gli assegni familiari in sussidi monetari ancorati all’ISE. Infatti il solo parametro del reddito IRPEF è fuorviante perché vi sono redditi non soggetti all’IRPEF come i dividendi e le plusvalenze azionarie oppure vi possono essere rilevanti patrimoni finanziari per non parlare dell’evasione, elusione ed erosione fiscali. Inoltre le detrazioni IRPEF sostengono anche nuclei familiari all’estero: infatti il figlio od il fratello od il suocero possono essere residenti ovunque. Nell'articolo si citano stati esteri tutti accomunati dal fatto che il monte orario annuo lavorativo è inferiore a quello italiano, per cui è evidente che la natalità può essere sostenuta anche da una riduzione delle ore lavorate. Infatti le regioni italiane più prolifiche sono quelle dove vi sono poche strutture industriali come il Trentino Alto Adige o dove il lavoro purtroppo manca come il Sud.
  8. Umberto Rispondi
    Manca una considerazione fondamentale: L'Alto Adige non è Italia
  9. Lorenzo Rispondi
    Dico la mia. Il clima di "terrore" creato intorno all'evento nascita disincentiva i tentativi ...
    • Jacopo Rispondi
      ha ha ha, effettivamente potrebbe essere come dice Lorenzo. Mi rendo conto di essere controtendenza ma considero il calo delle nascite e della popolazione un non-problema anzi una possibilità per ristabilire l'equilibrio ambientale nel pianeta. Sarebbe preferibile se ciò avvenisse riducendo il consumo pro-capite, in particolare gli sprechi soprattutto nei paesi più ricchi, ma sappiamo benissimo che ciò non avverrà. Quindi non ci rimane che il second best del calo della popoplazione. Se questa è la prospettiva, rispondo anche ad Alessandro sotto che egoista in realtà è la coppia che ha deciso di fare 3 o + figli considerato che l'equilibrio del pianeta ne richiederebe al massimo due (io e mia moglie ne abbiamo fatti due).
  10. Giorgio Rispondi
    Mi risulta che nella provincia autonoma di Bolzano vengano erogati mensilmente 200/300 euro a figlio più tutta una serie di facilitazioni e sconti (trasporto pubblico in primis). Un amico che ha 5 figli (la più grande 11 anni) mantiene la famiglia con il solo stipendio da insegnante di scuola superiore con casa di proprietà ereditata. A Bologna dove vivo non sarebbe possibile con un solo stipendio. Quindi fare figli è sempre più correlato alla allocazione di risorse per favorire e sostenere la natalità. Mi sembra che la Francia abbia fatto questo e ci stia riuscendo
  11. Alessandro Cassinis Rispondi
    Dico una cosa poco scientifica e ancor meno polticamente corretta. Parte del calo demografico è dovuto all'egoismo dei (potenziali) genitori: è più facile e meno costoso fare un solo figlio che 2 (non dico 3 come io e mia moglie, vera superdonna, supermamma, superlavoratrice)
  12. Savino Rispondi
    Se gli adulti e gli anziani non si fanno da parte è impossibile fare alcunchè. Numericamente, anche se tutti i giovani, nessuno escluso, scendessero in piazza, essi sarebbero di meno. La responsabilità e la colpa è dell'ngordigia dei seniores, che sono tenuti a fare molti passi indietro se vogliono davvero il bene dei loro figli e nipoti.