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  1. Asterix Rispondi
    Concordo con l'autore che sarebbe opportuno non perdere l'occasione per introdurre anche in Italia un reddito minimo garantito, al pari di quanto previsto negli altri Paesi Europei. Caro Spampinato non è un reddito di base dato a prescindere, altrimenti non servirebbe la riforma dei centri dell'impiego. Doveva essere introdotto insieme alla riforma del mercato del lavoro (c.d. job act) nel 2015, come fatto in Germania nel 2004 con la Riforma Hartz IV. Ma siccome noi non avevamo risorse per le politiche attive ci siamo limitati ad interventi sulla Naspi. In realtà neanche la Germania aveva risorse per la sua copertura, ed infatti lo introdusse in deficit superando i limiti del Trattato di Maastricht, ma noi eravamo troppi presi con il gioco delle plusvalenze immobiliari per accorgersene. L'introduzione di una misura di contrasto alla povertà, quale il reddito minimo garantito (a prescindere dal nome attribuito allo strumento) rientra tra le raccomandazioni fatte dall'UE al nostro Paese, ma ovviamente la nostra accademia di economisti "a la carté" non lo ricorda. Solo la Corte dei Conti nell'audizione al DEF 2018, nel maggio 2018, ha avuto l'onestà intellettuale di rappresentare il panorama delle misure di contrasto alla povertà in Europa evidenziando le gravi carenze dell'Italia.
    • MS Rispondi
      Ma io ho scritto che è un reddito di base o quello è quanto ha capito lei? (Asterix?)
  2. Federico Leva Rispondi
    Propose condivisibili, ma poco realistiche: serve progettare una proposta che sia in continuità effettiva col Rei (che funziona) ma che sia vendibile alle elezioni di maggio come Rdc. Poter strombazzare un aumento immediato e significativo della platea o degli importi potrebbe bastare, considerata lo scarso impatto dei fatti sull'attuale efficacia della comunicazione governativa.
  3. Marco Spampinato Rispondi
    Rispetto il lavoro di chi si occupa di povertà, ma temo ci sia troppa confusione su questi strumenti di politica sociale e/o economica. Il Reddito di Base -al quale il Reddito di cittadinanza si ispirava, difficile dire ora dove vada..- è una misura di natura monetaria di tipo universale -quindi senza target specifico, ciò a cui lei fa invece riferimento. E' dubbio che un 'reddito di base' (dato a tutti in automatico, facendo funzionare bene la fiscalità generale) abbia a che fare con interpretazioni multidimensionali della povertà. E' il termine povertà, con i connotati profondi e duraturi ai quali lei allude, a non essere coerente con la teoria dello strumento (per come la si legge, in inglese, ma non in italiano). L'idea, sbagliata o giusta che sia, mi sembra quella di una società dinamica nella quale assicurare il reddito di base offra una via d'uscita da difficoltà economiche temporanee, quindi anche da ricatti occupazionali (e non solo), consentendo necessari salti di qualità -attraverso istruzione, formazione tecnica o acculturazione personale. Se dovesse avere un senso, il 'reddito di base' lo avrebbe inoltre anche per ridurre un welfare parcellizzato, che tende a moltiplicare interventi e lobby. Questa la teoria, primo ambito di confusione. Sulla pratica, in Italia cade come un macigno la diversità profonda tra Nord(s) e Sud(s). Il mio spazio è finito e non vado oltre. Due righe su quella diversità sarebbero peggio che nulla.
  4. Savino Rispondi
    Welfare e clientelismo sono due cose diverse, con due obiettivi politici diversi e Beveridge non era collocabile nella stessa casella in cui era collocabile Achille Lauro. La Caritas ed altre associazioni hanno indicato nel concetto di povertà qualcosa di ulteriore rispetto alla mancanza di reddito e di lavoro, cioè uno stato generale di solitudine ed abbandono della persona, parallelo rispetto alla miseria fisicamente accertabile. Penso che, oggettivamente, in Italia le persone che ce la possono fare siano ancora molte di più di quelle che non ce la possono fare e che solo il paragone all'abitudine di un tenore di vita eccessivamente elevato (tipo quello degli anni '80) renda le aspettative odierne deluse in termini di impoverimento, ma anche qui dobbiamo intenderci sulla differenza tra povertà e aspettative deluse. Preoccupa, piuttosto, la diffusa lamentela, perche quella crea una spirale di panico sociale pericoloso, su cui la politica specula sopra e che, a furia di essere portata avanti, provoca recessione, decrescita e blocco dell'economia.
  5. bob Rispondi
    Errori da evitare sul reddito di cittadinanza? Non farlo! Liberiamo da costi e burocrazia il tessuto portante delle piccole e medie imprese, facciamo assumere la gente: questo è il miglior reddito di cittadinanza! La dignità di una persona si realizza non con l'elemosina ma con una partecipazione attiva alla vita sociale. Permettiamo al bar sotto casa di assumere 3 dipendenti ( adesso non lo fa perchè matematicamente impossibile) . Il reddito di cittadinanza serve alla politica ( voto di scambio) distrugge artigiani e piccole attività perchè genera lavoro in nero e concorrenza sleale. Questo Paese ha bisogno di tutto meno che di operazioni di facciata e questa lo è