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  1. bob Rispondi
    ..ma non costa molto meno permettere a tante piccole aziende e artigiani di assumere ? Senza una contribuzione folle e una tassazione fuori dalla logica? Fatta questa prima scrematura potremmo parlare di reddito di cittadinanza. O no??
  2. Giuseppe Condello Rispondi
    Penso sia corretto il discorso del professor Gori: il tema della lotta alla povertà non va confuso con le politiche per il lavoro e andrebbe affrontato nella sua multidimensionalità Ad esempio rafforzando il concetto di reti territoriali di servizi, che includono i servizi sociali, ma non solo.
  3. Carmine Meoli Rispondi
    Una grande confusione regna nella mia testa . Oltre 5 milioni i disoccupati e oltre 5 milioni gli occupati non nativi ! 5/6 milioni le persone in poverta assoluta ma almeno 2,5 milioni sarebbero i lavoratori in nero ,al netto dei pensionati minimi ( che comprendono anche evasori ) e i ragazzi e i lavoratori in nero quanti poveri restano ?vero è che esistono famiglie povere tra gli occupati a basso salario ma non poche perplessità accampagnano la necessita ed equità di questo cosiddetto RDC.
  4. Savino Rispondi
    Chiunque si approfitterà del reddito di cittadinanza pur non avendone bisogno non sarà un italiano, ma, come scriveva Goldoni, un "italianaccio senza creanza".
  5. Stefano Asterino Rispondi
    Concordo pienamente con l'autore dell'articolo. Finalmente si parla del RC senza preclusioni ideologiche. E' un Reddito minimo garantito, non un reddito universale !!! Ritengo che nella versione finale scopriremo che il reddito di cittadinanza non è cumulabile con la NASPI o altre misure assistenziali (come in altri Paesi europeo). Il REI era più uno slogan politico che altro perché con 200 euro al mese non si includeva nulla...Con importi così modesti sarebbe stato più utile dare tali somme agli Enti del Terzo Settore (Caritas, S.Egidio, ecc.) o ai Comuni per delegare loro l'attività assistenziale. Con un RC di 780 euro, invece, l'obiettivo di contrasto alla povertà appare possibile anche se l'importo è ancora troppo elevato rispetto alla media europea
  6. Marisa Manzin Rispondi
    Ma bisogna anche conteggire i costi della gestione del srvizio che non comprende solo chi aminisitra, ma anche ad. es. chi scopre gli abusi e chi risolve il contenzionso. e per tutto ciò bisogna avere del personale competente ed efficiente.
  7. Federico Leva Rispondi
    Secondo notizie di stampa, per finanziare il reddito di 780 € "si aggiungeranno i 2,6 miliardi che sarebbero altrimenti stati destinati al Reddito di inclusione del governo Gentiloni". Come nota Cristiano Gori, si elimina una misura rivolta specificamente alle situazioni di povertà in favore di una rivolta agli occupabili. Negli USA Krugman descrive i Repubblicani come il partito dell'odio contro i poveri, speriamo che non si vada nella stessa direzione.
  8. Claudio Martinelli Rispondi
    Benissimo la distinzione tra politiche per la poverta' e politiche per il lavoro. Invito "La Voce" ad approfondire questi temi
  9. Marco La Colla Rispondi
    Condivido pienamente il commento, aggiungendo solo che, così come nelle società private, esiste una Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, una cosa analoga dovrebbe esistere nei confronti dei governanti che, con le loro scelte demagogiche, portano un paese al default.
  10. Riccardo Rispondi
    L'idea che 780€ a Enna siano uguali a 780€ a Milano è follia pura. A Enna con 780€ si campa più che decentemente, a Milano si fa veramente la fame.
    • Alberto Rispondi
      Concordo con questa obiezione. Se non sbaglio, 780 EUR sono stati decisi in base ad un livello definito dall'ISTAT, il quale però definisce i livelli di povertà per le diverse aree del Paese. Perché non usare questi quindi?
  11. Savino Rispondi
    Luigi Di Maio è evidentemente l'uomo che sfascerà i conti dello Stato e consegnerà l'Italia al commissariamento della troika. Ma è anche l'uomo che sfascerà la coesione e l'armonia sociale, con la creazione di nuove disuguaglianze, oltre alla mancata risoluzione di quelle già esistenti. Dopo i tempi delle "Cattedrali nel deserto", il reddito di cittadinanza passerà alla storia come il classico esempio di come vengano buttati nel cestino dello sperpero dei fondi pubblici, perarltro acquisiti in deficit. Senza una precisa definizione al millimetro dello "stato di bisogno", quella parte d'Italia che, a prescindere dalla geografia e dalla professione, quotidianamente suda e sgobba non potrà mandare giù il fatto di mantenere persone "vanamente povere" a 780 Euro al mese esentasse. Si sta assolutamente sottovalutando le furberie e le carte false che gli italiani sono pronti a fare per ottenere il sussidio, mentre appaiono ridicoli gli annunci del signor Di Maio tanto sulla galera per chi sgarrerebbe quanto sulla perfetta funzionalità in massimo tre mesi dei Centri per l'Impiego. Ove fallisse, il signor Di Maio dovrebbe rispondere in prima persona del danno erariale provocato. Il m5s si è fissato con la promessa di questa misura assistenziale, ai limiti penali del voto di scambio, che cuba 10 miliardi di Euro da finanziare ogni anno (letteramente buttatti nel cestino), in assenza della quale la manovra potrebbe essere sostenibile.
    • Aram Megighian Rispondi
      Ecco, quello che Lei ha tirato fuori è proprio il punto critico del provvedimento. Ogni anno bisogna tirare fuori 10 miliardi o giù di lì per finanziarle il reddito di cittadinanza. O lo si fa, ogni anno, chiedendo soldi in prestito, e quindi incidendo sul debito e sulle generazioni future, oppure si decide di agire strutturalmente, con tasse o tagli. A me sembra che questa generazione di DiMaio, pur giustamente protestando per il fatto che si trova a gestire un debito creato dalle generazioni precedenti, nei fatti fa la stessa cosa, proiettando il tutto sulle generazioni future, cioè i nostri figli. Oltre che poco seria (rispetto alle future generazioni) mi pare che comunque tutte queste idee (siano esse condivisibili o meno) pecchino sempre di una visione progettuale a lungo termine. Insomma, per mio figlio, sarebbe molto difficile comprendere dove vogliamo a parare fra 15-20 anni, quali saranno i lavori e le scelte del futuro del nostro paese, cosa vuole fare lo Stato, e quale sarà, nello specifico, il futuro welfare. Sicuramente non domande a cui rispondere in due minuti o con un twitter, nè certamente con risposte generiche (riformeremo l'Europa....UE o Europa ? E come ? Con quali provvedimenti ?)
      • Savino Rispondi
        Ci sono in giro troppe aspettative di soldi facili. Una cosa è intervenire per stanare la povertà, ma come dice la Caritas la povertà non è solo mancanza di reddito o di lavoro, bensì è condizione di sofferenza sociale (dalla solitudine alla necessità di cure mediche), altra cosa è far piovere sussidi per tutte le clientele possibili. Gli italiani con il reddito di cittadinanza e senza la Legge Fornero hanno trovato la loro pacchia e dato sfogo al loro DNA di furbastri.