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  1. Pietro Cesati Rispondi
    Mi sembra che nell'articolo non si tenga in considerazione di un effetto importante: la sfiducia nel debito sovrano, che fa aumentare immediatamente lo spread, nel tempo può creare tensioni anche sul mercato interbancario e quindi far aumentare l'euribor. In questo caso anche il costo dei mutui a tasso variabile già stipulati aumenterà. Non è un caso di scuola, è già successo nel 2010-2011. All'epoca la sfiducia nel debito sovrano riguardava più paesi, ma la dimensione enorme del debito pubblico italiano fa sì che anche una crisi di fiducia sul solo debito italiano possa avere il medesimo effetto.
    • Giuseppe Sibilli Rispondi
      Vero, ma l'effetto è meno che proporzionale proprio perché riguarda la parte di portafoglio Euribor, ponderata soltanto sul settore bancario italiano (più rischioso).
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Una sola osservazione. Anche voi confondete lo 'spread' con il rendimento (o yield se si vuole utilizzare il termine anglosassone) e i due termini non coincidono. E' vero che all'aumentare del rendimento di un titolo italiano anche lo spread segue lo stesso andamento ma talvolta non è così. Una particolare attenzione la riserverei guardando il valore attuale dei rendimenti dei titoli tedeschi, presi come riferimento, nelle varie durate per spiegare come la mia osservazione non vuole essere una mera questione lessicale. Attualmente i rendimenti dei titoli tedeschi è di gran lunga al di sotto del livello che si potrebbe definire 'naturale', ovvero alla pari con l'aumento dei prezzi per garantire il mantenimento del potere di acquisto da parte degli investitori. A fronte di una inflazione in Germania ma anche in gran parte della UE attorno al 2% i titoli decennali registrano un rendimento di nemmeno mezzo punto percentuale e quelli di durata inferiore sono tutti a rendimento negativo, cioè il governo tedesco incassa anziché pagare. Ora, se in futuro le cose dovessero regolarizzarsi dovremmo avere i rendimenti dei titoli tedeschi salire, con i decennali di poco superiore al tasso di inflazione. Questo comporterebbe un calo sensibile dello spread con i nostri BTP ma non comporterebbe una riduzione del costo del debito se appunto il loro rendimento rimanesse costante.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Con simpatia e rispetto: è indegno per gente che si occupa di economia, finanza o politica accettare il dibattito sull’esidtenza di una correlazione fra spread e costo dei finanziamenti. È mettersi al livello di Siri e compagnia. Bisogna invece spiegare e misurare la correlazione nel tempo sui vari tipi di finanziamento (che necessitano coperture più o meno ampie con fondi propri) e sulla causalità meccanica fra l’uno e l’altro. Ho negoziato fra maggio e luglio un finanziamento per una start up; le tre banche mi hanno detto che le loro offerte di tasso fisso e di tasso variabile valevano solo per un breve lasso di tempo. Basta confrontare poi le condizioni di un’emissione di obbligazioni a medio termine di UniCredit lanciata la scorsa settimana con un’operazione similare fatta all’inizio dell’anno e i conti sono presto fatti. Sarebbe anche utile confrontare le condizioni di finanziamento equivalente in vari Stati membri. Gli ignoranti presuntuosi che diffondono falsità sono agevolati dall’assenza di verifica della serietà sui sociale e .... sulla maggior parte dei media tradizionali - pure finanziati dallo Stato!
    • Michele Rispondi
      Ha perfettamente ragione. Qualunque prezzo, incluso il costo di mutui o di altri tipi di finanziamento, dipende innanzitutto dal mercato. Domanda e offerta, trend generali e aspettative. Far intendere un legame meccanico tra spread - tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi - e il costo dei mutui casa è pura propaganda politica di basso livello. Tifo da stadio. Serve a impaurire la gente digiuna di nozioni specifiche. Approfittare della ignoranza altrui non è cosa onorevole.
  4. Baldarri Margherita Rispondi
    Domanda: il mutuo già stipulato da tempo, ma con tasso variabile, può subire variazioni in base allo spread? Siate pure prolissi nella risposta. Grazie
  5. Michele Rispondi
    L’articolo dimostra il contrario di quello che gli autori vorrebbero. Lo scrivono pure: 1) i mutui già stipulati non variano 2) per i nuovi mutui i tassi sono “molto bassi” e il rialzo osservato è “contenuto”. Inoltre che il rialzo “contenuto” sia la risultante dello spread non è dimostrato. Che il costo della raccolta non abbia influito lo dimostra l’euribor (piatto e negativo) e i tassi costantemente a zero sui depositi. Molto invece possono aver influito altre variabili; il costo dei mutui è un prezzo di mercato su cui influiscono tante variabili: domanda e offerta, necessità delle banche di recuperare reddito a coprire i npl, più o meno concorrenza tra banche, ma anche tanta propaganda che lega - in modo spurio - spread e tassi dei mutui finisce per auto avverarsi grazie alla suggestione indotta nei prenditori. In conclusione il contenuto rialzo del costo dei mutui è solo una occasione per le banche per aumentare i loro profitti.
  6. Alessandro Lonardi Rispondi
    Perdonate il mio principiantismo, ma quando apro l'outlook di Novembre del'ABI trovo scritto che l'aumento del rischio sovrano medio registrato sui mutui casa e' passato da 1.80% (Settembre) ad 1.87% (Ottobre). Questo non significa che l'incremento imputabile allo spread e' del 0.07%? Nell'articolo l'espressione "il costo medio del mutuo sulla casa è aumentato dell’1,87 per cento" mi sembrerebbe pretestuoso in tal caso. Per favore correggetemi se sbaglio nell'interpretazione. Mi sento inoltre di sottolineare un'errore contemporaneamente logico e di metodo all'articolista: se si vuole fare fact-checking su una correlazione temporale di due indici, non basta pescare due esempi per dire che c'e', ma si dovrebbe affiancare le distribuzioni temporali degli indici e rendere evidente la correlazione. Concretamente: non basta pescare due momenti della serie storica (2010 vs 2011), un articolo di fact checking serio dovrebbe affiancare l'andamento temporale del tasso medio dei mutui allo spread, similmente a quello esposto dalla Castelli Euribor vs Spread per intenderci. L'unico grafico simile che sia fin ora riuscito a rintracciare va in antitesi con l'articolo (mi riferisco a quello pubblicato dallo studio di Win the Bank su malvezzieuropei.it). Lieto di essere smentito dai dati, ma in assenza loro questo specifico fact-checking assume una valenza relativa.
    • mario Rispondi
      Innanzitutto grazie molte delle osservazioni, Abbiamo rettificato per quanto riguarda l'1.87%. Sul resto: non si tratta di un fact-checking ed è bene che non sia valutato come tale. L'obiettivo dell'articolo era provare a spiegare meglio i meccanismi per cui le banche, indebolendosi a causa della riduzione del valore dei titoli di stato, potrebbero essere indotte ad aumentare il costo dei mutui. Cosa che è successa tra 2010 e 2011. Non volevamo fare una correlazione tra i due indici, anche perchè quello che sosteniamo nell'articolo è che non sia un aumento temporaneo, ma permamente e cospicuo, dello spread a indurre queste dinamiche. In ogni caso qui trova un fact-checking sul tema (il grafico della Castelli è utile a spiegare, come fatto anche da noi, come lo spread non influenzi il tasso sui mutui esistenti, ma in questo caso parliamo di nuovi mutui): https://www.lavoce.info/archives/55398/ce-davvero-un-effetto-spread-sui-mutui/
  7. Massimo GIANNINI Rispondi
    La solita campagna anti-governativa...fatta di opinioni. Sarebbe bene che gli autori leggessero i numeri e applicassero la statistica rispondendo a queste tre domande: qual è la correlazione statistica tra spread e aumento dei tassi sui mutui ? Quali sono le variabili, statisticamente significative, oltre lo spread, che determinano e spiegano un aumento del tasso sui mutui ? Quali banche e di quanto hanno aumentato i tassi sui nuovi mutui?
    • Amegighi Rispondi
      E per verificare questo utilizzerebbe una statistica frequentista o Bayesana ?
  8. Marco Pietripaoli Rispondi
    Personalmente ho sottoscritto a luglio '18 un mutuo a tasso fisso con un primario istituto bancario al tasso dell'1.30 % (il valore sottoscritto era per altro corrispondente al simulatore di un noto sito online di comparazione mutui). Oggi , con lo stesso simulatore, con lo stesso istituto bancario, con gli stessi identici parametri, la proposta è a 1,50 % , con le altre spese accessorie inalterate. Ma osservo analoghi aumenti anche da parte degli altri istituti bancari proposti. Risulta evidente l'aumento avvenuto negli ultimi 4 mesi. Con buona pace della Sottosegretaria
  9. Gabriele Rispondi
    Chi afferma che lo spread non influisce sui tassi dei mutui , o e' un ignorante in materia economico/finanziaria o e' in malafede. Avendo la Castelli una Laurea anche se solo triennale in economia aziendale , propendo per il fatto che e' semplicemente in mala fede. Visto lo standing e il percorso professionale dell’ex ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan , direi che il percorso sia scolastico che professionale della Castelli e' praticamente insignificante. D'altronde sembra evidente a tutti quelli che hanno una media cultura scolastica e professionale , che l'attuale governo e' composto da persone assolutamente incompetenti . Difatti difronte a evidenti difficolta' durante i dibattiti , si difendono sempre con la stessa frase , magari incompetenti ma eletti dal popolo. Certamente eletti dal popolo , ma a detta di molti un popolo bue. Ebbene si , la qualita' media del popolo italiano e' di essere intelligente preparato acculturato come un branco di buoi o di pecore. Povera democrazia , doveva eleggere i migliori per gestire bene uno stato , oggi la democrazia con un popolo cosi' infimo elegge purtroppo anche gli idioti. Ne pagheremo tutti le conseguenze
    • giudecca Rispondi
      Egregio Gabriele, pur non avendo io votato per questo Governo, sento la necessità di far seguito alla sua arroganza ed ignoranza. Lei definisce gli italiani stupidi ed idioti, mentre tali epiteti si addicono perfettamente soltanto a Lei, visto il suo sciocco e rabbioso commento. Lo spread potrà influire soltanto sui NUOVI mutui, non su quelli in essere, sia che siano a TF legati all'Irs iniziale, che a TV legati all'Euribor. Considerate le Sue manifestate modeste competenze cercherò di farLe un esempio il più semplice possibile: le banche investono in mutui (per Lei leggasi "presteranno soldi per i mutui") se il relativo tasso è superiore a quello dei BTP. Diversamente, investono nel più remunerativo BTP. STUDI E SIA MENO PRESUNTUOSO !!!! giudecca