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C’è davvero un effetto spread sui mutui?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Andrea Marcucci, senatore Pd, e Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti della Lega, sulla relazione tra mutui e spread.

La relazione tra spread e mutui

L’invio della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza alle Camere non ha allentato la pressione sui titoli di Stato italiani, tutt’altro. E i costi che l’Italia deve affrontare per indebitarsi continuano a salire rispetto al resto d’Europa.

Con i mercati in subbuglio, molti cittadini si chiedono se l’estrema volatilità della differenza di rendimento tra Btp e Bund avrà un impatto sul costo dei mutui. Ne hanno discusso anche il capogruppo del Partito democratico al Senato, Andrea Marcucci, e il sottosegretario al ministero dei Trasporti, Armando Siri, in una puntata di Porta a Porta (Rai 1):

Armando Siri: “Lo spread – lo diciamo a chi ci segue da casa, se no si spaventa – con i mutui non c’entra assolutamente nulla, primo perché il 90 per cento dei mutui in Italia sono a tasso fisso; secondo perché i mutui sono collegati all’Euribor, non c’entra niente lo spread”.

Andrea Marcucci: “Non è vero che [lo spread] non tocca i mutui; non è vero, perché oggi che le banche italiane possiedono molti titoli di stato italiani, nel momento in cui vengono svalutati, perdono il rating, perdono forza, il loro denaro gli costerà di più e i mutui – certamente quelli fissi no, quelli variabili – costeranno di più. Ma soprattutto costeranno di più i nuovi mutui a tutti i cittadini, quelli che da oggi in poi vorranno comprare una casa”. 

La questione non è nuova, ma è lecito riproporla in una fase di evidente pressione nei confronti dei titoli italiani. Qual è quindi la relazione tra spread e mutui? La tensione finanziaria generata dalla sfiducia dei mercati verso la manovra del governo può far aumentare i tassi di interesse sulle rate del mutuo?

L’impatto sui mutui esistenti

Anzitutto, è essenziale distinguere tra mutui a tasso fisso e mutui a tasso variabile.

I mutui a tasso fisso già stipulati sono invulnerabili alle dinamiche dei tassi di interesse e dei mercati; in altre parole, l’ammontare della rata non subirà mai variazioni, indipendentemente da eventuali rialzi futuri dei tassi di interesse. È questo il motivo per cui il mutuo a tasso fisso costa sempre più del variabile: il sovrapprezzo copre una sorta di polizza assicurativa che consente al mutuatario di avere bloccata, fino alla scadenza, la rata stabilita nel giorno della stipula. Pertanto, l’andamento dello spread non ha alcun effetto sul costo dei mutui a tasso fisso.

Tuttavia, come evidenzia un recente articolo sul Sole-24Ore, i tassi sui nuovi mutui a tasso fisso stanno iniziando a salire, dopo una lunga stagione di continui ribassi. I rincari non sono però da imputare all’aumento dello spread tra Btp e Bund, bensì all’aumento dell’Irs, ossia il tasso di interesse interbancario al quale sono indicizzati questi mutui. Un aumento che non ha niente a che fare con la situazione italiana.

Veniamo ai mutui a tasso variabile. Per definizione, hanno una componente di imprevedibilità: le rate dei mutui variabili sono infatti agganciate alle oscillazioni e all’andamento degli indici Euribor (il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee) e per una quota residuale al tasso Bce. Come fa notare un altro articolo del Sole-24Ore, gli indici Euribor – tanto quello a un mese quanto quello a tre mesi, le due principali scadenze utilizzate dalle banche per calcolare la rata dei mutui indicizzati – sono fermi da tempo su valori negativi. In particolare, i valori attuali Euribor sono gli stessi di quelli di inizio anno (-0,37 per cento quello a un mese, -0,32 per cento quello a tre mesi) e non hanno risentito della forte volatilità dello spread Btp-Bund degli ultimi mesi.

Quali sono, quindi, i fattori che influenzano l’Euribor? Può salire essenzialmente quando si verificano due circostanze: innanzitutto, quando la Bce alza o sta per alzare il tasso sui depositi, quello che la Banca centrale europea dovrebbe pagare (se positivo) alle banche private per la liquidità che queste vi parcheggiano in eccedenza rispetto alle riserve obbligatorie. Il tasso sui depositi è stato fissato a -0,4 per cento; quindi, fintanto che la Bce non lo alzerà, è più che logico aspettarsi Euribor poco volatili, indipendentemente da come si muoverà lo spread Btp-Bund (le stime indicano un prossimo rialzo di 10 centesimi del tasso sui depositi a settembre 2019, questo significa che fra un anno le rate dei mutui variabili saliranno leggermente).

La seconda circostanza che potrebbe far salire l’Euribor è una crisi di fiducia tra le banche, che quindi non si fidano a prestarsi liquidità tra loro nel mercato interbancario. Uno scenario – verificatosi nel 2008 – oggi assai inverosimile, vista l’abbondanza di liquidità interbancaria in circolazione.

Apparentemente non esistono motivi per cui lo spread Btp-Bund dovrebbe avere effetti sugli indici Euribor, pertanto anche i mutui a tasso variabile già stipulati sembrano al riparo dalle montagne russe subite dai rendimenti dei titoli di stato italiani.

Può darcene una riprova anche l’evidenza empirica. Se guardiamo infatti alla correlazione tra spread Btp-Bund e l’andamento dell’Euribor, possiamo notare che le due grandezze si muovono da qualche anno in modo diverso, mentre in passato si potevano osservare somiglianze. Nel 2011, a un rialzo del differenziale Italia-Germania è corrisposto un rialzo dell’Euribor e la discesa delle due grandezze dal 2012 al 2016 potrebbe sembrare molto simile (in quel periodo anche il tasso sui depositi della Bce è stato abbassato). Ma è ormai da aprile 2016 che l’Euribor è fisso e negativo, al di là delle fluttuazioni dello spread.

Figura 1 – Andamento spread Btp-Bund, Euribor a 1 mese, Euribor a 3 mesi. 2010-2018

Fonti: Euribor.it; Investing.com

E i mutui futuri?

Cosa potrebbe succedere invece ai nuovi mutui che saranno stipulati nel prossimo futuro dalle famiglie italiane, ipotizzando che lo spread rimanga ai livelli di questi giorni?

La seconda parte dell’affermazione di Marcucci coinvolge dinamiche economiche diverse.

I mutui futuri, infatti, possono risentire di un eventuale aumento dei costi di finanziamento delle banche. Uno spread Btp-Bund crescente nel tempo aumenterebbe i costi di raccolta per le banche e le porterebbe ad alzare i tassi dei mutui. Le obbligazioni che emettono le banche di solito risentono del più generale andamento del sistema paese. Se peggiora lo spread, le banche dovranno corrispondere interessi più alti sulle loro obbligazioni. E costandogli di più il denaro, lo faranno pagare di più anche ai cittadini. Molte banche hanno poi a bilancio una quota consistente di titoli di stato (ad agosto 353 miliardi) e un’eventuale perdita di valore di questi ultimi ne eroderebbe il patrimonio. Con attivi di bilancio più magri, le stesse riserve potrebbero risentire della minor ricchezza. Le banche sarebbero quindi costrette a recuperarla scaricando ulteriormente i costi sui clienti, ossia alzando i tassi dei mutui.

E qualcosa di tutto ciò è già riscontrabile nella realtà. Già in primavera molti istituti finanziari hanno visto erodere il proprio capitale di prima qualità (core tier 1) a causa dell’aumento dello spread. Sul fronte obbligazioni, invece, l’effetto è ancora latente. Secondo il Sole-24Ore, le banche non hanno emesso più bond senior da maggio e il costo medio di raccolta è in discesa. Ma è solo questione di tempo perché anche da questo punto di vista il problema possa manifestarsi. Per prendere decisioni relative al ritocco dei tassi d’interesse sui mutui, le banche possono infatti aspettare anche qualche mese. Il Sole-24Ore ha stimato un tempo medio di sei mesi, basandosi su quanto avvenuto nel 2011. A prescindere dal costo di raccolta, i dati della Bce da maggio 2018 (periodo d’insediamento del governo e di esplosione dello spread) mostrano che il costo dei mutui per la casa è oscillato di poco. L’indice composito costruito dalla Bce è infatti aumentato di soli 4 punti percentuali ed è ancora lontano dai livelli dell’anno scorso.

In conclusione, ciò che per adesso possiamo affermare è che le oscillazioni dello spread Btp-Bund non hanno alcun effetto sull’Euribor (e quindi sui mutui a tasso variabile in essere), ma potrebbero influenzare il costo dei nuovi mutui in futuro.

Il verdetto

Il tema dell’aumento dello spread è rovente in questo periodo e dunque il dibattito politico genera continui duelli mediatici. Nel nostro caso, Armando Siri sostiene che lo spread non abbia assolutamente niente a che fare con i mutui. Dall’altra parte, la tesi di Andrea Marcucci è che lo spread non solo abbia effetti sui mutui futuri, ma anche su quelli a tasso variabile già concessi.
La verità è che, mentre i mutui già stipulati (siano essi a tasso fisso o variabile) non risentono del recente aumento dello spread, quelli futuri potrebbero. Se la situazione non migliorasse, i costi per le banche sarebbero così importanti che potrebbero chiedere interessi più alti sui mutui per coprirli.
Le dichiarazioni sono pertanto PARZIALMENTE FALSE in entrambi i casi.

Ecco come facciamo il fact-checking.

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10 commenti

  1. Luca Antimori

    Mario Seminerio, anche noto come Phastidio, ha sostenuto nella trasmissione I Conti della Belva di Oscar Giannino su Radio24 che di fronte ai maggiori costi nella raccola che le banche devono sostenere quando aumenta lo spread, per ragioni che sono certo conoscete, una delle risposte ovvie da parte delle banche sarà di tentare di recuperare parte della perdita aumentando le commissioni. Ora, sebbene nei mutui a tasso fisso il tasso di interesse è immodificabile, lo stesso non vale per le commissioni, ergo, attraverso questo canale un aumento dello spread potrebbe tradursi in un aumento dei costi anche per coloro che hanno un mutuo a tasso fisso già sottoscritto. Come valutate questa considerazione di Seminerio?

    • mario

      Ci può stare, ma nel complesso della rata mensile commissioni del tipo spese di incasso rata mutuo (ad esempio) sono nell’ordine di grandezza di qualche euro (al contrario degli interessi).

      • aiace96

        hellobank con cui ho surrogato per un tasso fisso a gennaio di quest’anno aveva collegato un conto zero spese. Il mese scorso mi è arrivata la “proposta unilaterale” che il conto passa da zero spese a 15 euro anno. A pensar male non si fa difetto (e BNL è super capitalizzata ed è pure estera, di BNP).

  2. 1) banche italiane piene di btp devono concorrere con banche straniere senza btp e quindi non possono alzare tassi mutui a piacimento altrimenti perderebbero clienti 2) se alzassero eccessivamente tassi potrebbero sfavorire domanda già debole (alzare tassi e negoziare zero mutui che senso ha?)

  3. Savino

    Questo è solo un Governo irresponsabile ed incompetente che pone una pietra tombale sulle speranze dei nostri giovani di trovare lavoro, di fare famiglia, di comprarsi una casa e di avere un futuro

  4. Henri Schmit

    Ineccepibile l’analisi, troppo generoso il giudizio. Nel duello era troppo facile vincere per Marcucci che ha esagerato contro un ignorante pericoloso che diffonde sistematicamente falsità. L’incidenza dello spread riguarda ovviamente solo i mutui futuri attraverso l’indebolimento patriminiale delle banche. Si potrebbe aggiungere che l’incidenza è minima su crediti garantiti maggiore su quelli non garantiti che richiedono maggiore capitalizzazione. Sarebbe interessante comparare il costo del finanziamento fra banche (italiane) con e banche (prevalentemente estere) senza zavorra di titoli pubblici sensibili alla variazione dello spread. Per effetto della concorrenza il divario si manifesta per mercati, molto meno per singoli istituti.

  5. Matteo

    Ottima analisi. Ma mentre e’ chiaro che l’Euribor non sia affetto da rischio di credito Italiano, lo spread applicato sui mutui (sia fissi futuri che variabili) e’ sicuramente influenzato da rischio di credito. Le banche attingono alla liquidita’ della Banca centrale e il costo della liquidita’ e’ influenzato dal rating dello stato. Questo riflette il sistema di haircut della ECB. Inoltre il credit risk ha anche effetto su haircut del Repo market (private). E il meccanismo di transmissione da credit risk a loan spread sebbene non immediato e’ abbastanza rapido, se uno guarda le serie storiche. Uno studio della BIS (https://www.bis.org/publ/cgfs43.pdf) studia queste dimaniche e riporta questi fattori. Anche “The Pass-Through of Sovereign Risk” e’ una ricerca che evidenzia in modo chiaro il meccanismo di transmissione ed e’ calibrata su dati italiani.
    Inoltre se si guarda ai dati su loan spread (http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=143.FM.M.IT.EUR.4F.SP.A2AA225_ERIBR_WT.SPR) che sono collezionati dalla ECB potete vedere la correlazione col BTP-Bund spread nelle serie storiche. Mi sembra che Andrea Marcucci faccia dichiarazioni esatte.

  6. Alessandro

    Ottima analisi… mi pongo una stupida domanda: Dove è scritto che le banche italiane debbano tenere in pancia i BTP italiani? Li vendessero e acquistassero i tedeschi se li ritengono più validi. Oppure semplicemente fa comodo?…tanto alla fine chi paga realmente è sempre il contribuente?

  7. Emilio

    Faccio sommessamente notare che se si evitassero poco probabili frasi con periodo ipotetico nel cd verdetto e si facessero i calcoli sugli effetti diretti dello spread in modo di aderenza alle frasi e concetti esposti ha “più ragione” l’esponente del governo che dell’opposizione. Poi sulle dinamiche degli investimenti bisogna ammettere che un rialzo dei tassi sui titoli del debito pubblico italiano offre anche ai risparmiatori una maggiore remunerazione dei loro investimenti in italia. Chi ci rimette è ovviamente chi si indebita sia lo stato o un privato ma d’altra parte è pur vero che l’attuale livello dei tassi in zona euro è qualcosa fuori dallordinario ….

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