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  1. Giovanni Rispondi
    Sto cercando di realizzare uno studio sul gender pay gap, potete aiutarmi?
  2. giuliano rivieri Rispondi
    Crederò alla disparità salariale come fenomeno causato da discriminazione in base al sesso quando qualcuno dimostrerà che soggetti uguali in tutto tranne che per il sesso hanno differenti retribuzioni. Altrimenti stiamo sempre a discutere intorno a quello che a me pare come un evidente errore logico. Ovvero confondere l'aspetto descrittivo con quello esplicativo. In sostanza attribuire al sesso delle persone la ragione per cui quelle persone hanno redditi differenti (sorvolando bellamente le mille variabili che possono spiegare quel risultato). Se questa è Scienza....ditemi voi. Attendo il giorno in cui comunque verrà inaugurato il death gap day. Ovvero sulla base del fatto che i maschi muoiono sul lavoro in percentuali superiori al 90% stabilire un giorno dell'anno da dedicare ai maschi che da quel giorno cessano di vivere mentre le donne continuano a vivere fino al 31 dicembre...
    • Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio Rispondi
      Non abbiamo scritto che i differenziali salariali sono causati da discriminazione, ma citato la discriminazione come una delle possibili spiegazioni dietro al gender gap nelle promozioni. Abbiamo piuttosto cercato di discutere quali fattori possono spiegare le differenze salariali che si cumulano nel tempo, guardando al ruolo delle promozioni in azienda, della mobilità tra aziende e dell’esperienza che uomini e donne maturano in azienda. Detto questo, studiare il differenziale salariale di genere significa capire, ad esempio, perché le donne siano segregate in occupazioni o imprese meno remunerative, oppure perché siano meno frequentemente promosse. Il fatto che un uomo abbia più probabilità di diventare amministratore delegato rispetto ad una donna può spiegare la differenza nei salari, ma lascia irrisolta la questione delle diverse opportunità di carriera – diventare o no amministratore delegato – di uomini e donne. Quanto alla giornata dedicata alle morti sul luogo di lavoro, esiste già: è la “Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro” e si celebra il 28 aprile, per uomini e donne.
  3. Davide Gedda Rispondi
    Analisi estremamente superficiale. Avete fatto solo le medie dei salari, senza contare azienda, dipartimento e livello. Una volta contate, il famoso ''gap'' si riduce al 2-4%. https://www.economist.com/graphic-detail/2017/08/01/are-women-paid-less-than-men-for-the-same-work, altro che ''2 mesi gratis''. Il resto è dovuto ad ore straordinarie lavorate, e differenze di base nella personalità. Altro che discriminazione dei cattivi datori di lavoro uomini e ''lavoro non pagato''.
    • Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio Rispondi
      Ci dispiace abbia trovato il pezzo superficiale. Vorremmo sottolineare alcuni aspetti della nostra analisi su cui non siamo stati chiari o che non sono stati colti: le “sole medie dei salari” sono in realtà medie che tengono conto dell’età e della coorte di appartenenza. Questo nelle Figure 1 e 2. Nella Figura 3 guardiamo alle diverse dinamiche che coinvolgono uomini e donne nel mercato del lavoro, con l’obiettivo di evidenziare come le differenze salariali cambino con l’età e capire quanto dei differenziali salariali dipenda da una diversa probabilità di promozione, di cambio di azienda o di maturare esperienza all’interno di un’azienda. Quindi abbiamo ben in mente che questi fattori siano importanti per spiegare i differenziali. Come siamo consapevoli del fatto che all’interno di gruppi definiti da azienda, occupazione o mansione la differenza di genere nei salari sia inferiore a quella che si osserva nei dati grezzi. Tuttavia, studiare il differenziale salariale di genere significa capire perché le donne siano segregate in occupazioni o imprese meno remunerative, oppure perché siano meno frequentemente promosse. Banalizzando: dire che è normale che gli uomini siano pagati di più in quanto top manager non spiega perché le donne non siano top manager né implica che il differenziale salariale di genere scompaia. Di cattivi datori di lavoro invece non abbiamo parlato.
      • Davide Gedda Rispondi
        Grazie per la risposta. Ho notato la differenziazione per età, ma non ritengo abbia particolare valora perché non aiuta a trarre alcuna conclusione. Se avete ben chiaro come dipartimento, livello e azienda siano i fattori principali a spiegare la discrepanza, non capisco perché abbiate omesso il dettaglio per poi presentare l'articolo come ''due mesi senza paga per le donne''. Titoli sensazionalisti, non giustificati dai fatti e che poi vengono puntualmente ripresi dai giornalisti, i quali puntualmente provvedono a condire il tutto con ulteriori sensazionalismi tipo ''il patriarcato''. Perché ci sono più uomini top manager? Perché le donne, una volta raggiunto un livello medio-alto, pensano di metter su famiglia (altrimenti conosciuto come baby penalty). Ci sono più uomini ( e sono relativamente pochi in ogni caso) disposti a sacrificare la vita privata per motivi di carriera rispetto alle donne. Il che non rende le donne discriminate, o pagate meno, o tantomeno rappresenta di per sé un ostacolo per quelle donne disposte a sacrificare la vita familiare per la carriera.
    • Luca Neri Rispondi
      Caro Davide, molti studi dimostrano che il pay gap è addirittura inferiore al 2-4%, ovvero è inesistente, quando si considerino tutte le variabili che possono confondere la relazione tra genere e salario. Il fatto è ampiamente noto in ambito accademico. Quindi, la corretta interpretazione del pay gap dovrebbe essere che, a parità di produttività (assunto alla base del concetto di pay gap: uomini e donne hanno pari produttività), da oggi le donne non producono più valore aggiunto fino a fine anno mentre gli uomini continuano a lavorare. Come si può affermare che le donne sono discriminate sulla base della differenza delle medie dei salari?? Nessuna rivista scientifica accetterebbe di pubblicare sciocchezze di tale entità. Eppure questo è l'argomento principe della battaglia politica del moderno vittimismo al femminile che ormai ha invaso i giornali e persino i ministeri. Sono allibito che in questo articolo scritto da accademici si confonda una correlazione spuria con una relazione di causa ed effetto.
      • Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio Rispondi
        Se leggesse con più calma l’articolo e non fosse mosso dal furore di denunciare il vittimismo femminile, forse vedrebbe che in nessun punto si parla di causa effetto. Né si ignorano i fattori che possono influenzare il gender pay gap (basta vedere l’esordio dopo il secondo titoletto). Il punto dell’articolo è quello di fare una fotografia della situazione italiana. Come abbiamo già scritto, siamo ben consci del fatto che il gap si riduce quando si introducono controlli per impresa (ne abbiamo parlato in questo articolo: https://www.lavoce.info/archives/45406/perche-le-donne-guadagnano-meno-degli-uomini/), ma ciò non giustifica concludere che il gap non esiste. La domanda da porsi è, a nostro giudizio, un’altra: perchè le donne fanno meno carriera degli uomini? Perchè lavorano in imprese che pagano in media salari inferiori? (su questo potremmo offrire numerosi riferimenti accademici anche su paesi diversi dall'Italia...). Immaginiamo che la sua riposta possa essere, ad esempio: perchè alle donne non piace far carriera. Noi pensiamo invece che ci siano degli ostacoli che impediscono che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini di far carriera. Queste domande non sono mosse da un “moderno vittimismo al femminile”, ma da una osservazione dei fatti, con lo scopo di fornire spunti per favorire un maggiore bilanciamento delle opportunità di uomini e donne nel mercato del lavoro.
        • Giovanni Rispondi
          "Noi pensiamo invece che ci siano degli ostacoli che impediscono che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini di far carriera." D'accordo, ma quali?