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  1. Giovanni Abbiati e Marco Romito Rispondi
    [continua da messaggio precedente] A questo punto descrivere l'esito di processi così diversi e complessi come “qualità della scuola” ci pare riduttivo. Ma la parola "qualità" e la posizione nella classifica sono presumibilmente le uniche cose che rimangono impresse nella testa degli studenti che devono scegliere e in quelli che frequentano le scuole. Giustamente Lei sottolinea che, anche in assenza di Eduscopio, le famiglie reperiscono informazioni sulla qualità delle scuole dalle proprie reti sociali e professionali e che questo è un meccanismo che tipicamente avvantaggia le famiglie più abbienti. Ne siamo assolutamente consapevoli, così come del rischio, che segnaliamo, che lo stesso accada per le informazioni fornite da Eduscopio (secondo il cosidetto “effetto San Matteo”), anche in presenza di diffusione capillare dell’informazione. Detto questo, che fare? Meglio nessuna informazione? Naturalmente questa non è la soluzione. Ma, come abbiamo scritto, nutriamo fondati dubbi sui meccanismi che possono attivarsi a seguito della diffusione delle classifiche come strumento di scelta. Con il nostro intervento abbiamo voluto avviare un confronto aperto, che ha l’ambizione di essere multidisciplinare. Siamo consapevoli che il bene della scuola e degli studenti stia a cuore a tutti e che le soluzioni per intervenire su una macchina così complessa necessitino di un dibattito ampio e proficuo come quello che, ci auguriamo, abbiamo avviato a partire dal nostro articolo.
  2. Giovanni Abbiati e Marco Romito Rispondi
    Gentile Andrea Gavosto, grazie per aver risposto personalmente al nostro articolo. È stato proprio l'articolo della Vuri che ci ha spinto a scrivere, del quale diamo una lettura diversa da quella da Lei suggerita. Le analisi mostrano che Eduscopio ha già inciso sulle scelte delle famiglie, allontanandole dal "25% peggiore". È lecito quindi attendersi effetti maggiori in futuro con la diffusione del portale. Lei parla delle famiglie che hanno deciso di spostarsi, mentre noi vorremmo concentrare la riflessione su chi non l’ha fatto e sulle scuole che questi frequentano. Cosa accadrà a queste scuole nel caso le dinamiche in atto si protraessero nel tempo? Si tratta di una domanda che al momento rimane inevasa ma che, dal nostro punto di vista, è fondamentale porsi in un'ottica di sistema, anche a partire dalle esperienze registrate in altri paesi. Condividiamo lo spirito con cui la Fondazione ha reso accessibili queste informazioni e siamo consapevoli che, almeno in parte, l'indice catturi la qualità dell'istruzione ricevuta. Ma crediamo anche che occorra fare più attenzione alle parole e al loro peso. Nonostante le cautele metodologiche, la composizione delle scuole differisce all'interno degli stessi indirizzi, soprattutto nei grandi bacini urbani. E si pensi poi che le scuole di élite attuano da tempo test selettivi in ingresso, per non parlare della continua selezione degli studenti continuo durante il percorso.