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  1. Gianluca Argentin Rispondi
    (SEGUE da sopra) Si dimentica poi nell’articolo che vi sono studenti che finiscono in scuole di “bassa qualità”: davvero sarebbe utile non informare loro e i loro genitori di quel che li aspetta iscrivendosi in certe scuole? Imputare a Eduscopio fenomeni di segregazione tra scuole che sono in larghissima misura ad esso pre-esistenti è un po’ come accusare chi diffonde statistiche sul cattivo andamento economico del Paese di portare a un peggioramento dello spread… Insomma, mi pare che l’articolo, prendendosela con uno strumento controverso elevato a emblema di una visione neoliberista dell’istruzione, rischi solo di alzare la polemica spostando ancora una volta l’attenzione dai veri nodi problematici del sistema di istruzione italiano, quelli che lo rendono altamente iniquo a dispetto della sua natura ampiamente pubblica e centralizzata. È su quelli che dovremmo chiedere interventi importanti, direttamente a quanti decidono nel nostro Ministero dell’Istruzione. Citando gli autori dell’articolo, “la Fondazione Agnelli svolge un ruolo importante nell’aggregare e rendere disponibili dati altrimenti frammentari e difficilmente reperibili”: i vertici del nostro sistema di istruzione che fanno per supportare le scuole in difficoltà e ridurre i differenziali di qualità del servizio erogato tra istituti? A me piacerebbe dibattessimo di questo.
  2. Gianluca Argentin Rispondi
    (SEGUE da sopra)Più precisamente, la preoccupazione degli autori, infelicemente sintetizzata nel titolo a effetto, sarebbe vera se si realizzassero almeno tre condizioni: a. effettivamente Eduscopio incidesse sulle scelte delle famiglie (l’articolo di Vuri lascia dubbi sull’intensità e sull’esistenza stessa di tale effetto) ; b. si avvantaggiassero maggiormente delle classifiche gli studenti di più alta estrazione (Eduscopio potrebbe, per la sua facilità di accesso, essere al contrario uno strumento che spezza circuiti informativi elitari, in un sistema come quello italiano caratterizzato da elevata opacità e da cerchie di passaparola); c. l’eventuale effetto di Eduscopio fosse anche differenziale e spostasse quindi da scuole di “minor qualità” gli studenti “migliori” in termini di estrazione e apprendimenti. Se vogliamo preoccuparci della segregazione tra scuole degli studenti e del rischio che si vengano a creare scuole in perenne difficoltà, nelle quali studenti svantaggiati in partenza accumulano ulteriore svantaggio, credo dovremmo focalizzarsi soprattutto sulla mobilità degli insegnanti tra scuole e sul fatto che tali scuole hanno pochi strumenti con cui fare fronte alla loro condizione. Sono entrambi elementi che gli autori del pezzo citano, ma di passaggio, nominandoli quasi come fossero conseguenze del meccanismo messo in atto da Eduscopio. Sappiamo bene che non è così: i problemi strutturali delle scuole sono cause della loro bassa posizione in graduatoria!(SEGUE)
  3. Gianluca Argentin Rispondi
    Come agli autori dell’articolo, nemmeno a me piace l’idea di una graduatoria di tra scuole (necessariamente improntata a una misura tanto sintetica da sollevare rilevanti problemi metodologici) e nemmeno a me piace l’idea che vi sia differenziazione tra scuole, quando a tutti gli studenti dovrebbero essere offerte opportunità di apprendimento di pari qualità (se non di qualità migliore per chi proviene da condizioni di svantaggio iniziale). Infine, nemmeno a me piace una visione neoliberista dell’istruzione. Da qui però a pensare che Eduscopio sia un meccanismo che condanna alcune scuole a restare ultime in classifica intercorre una lunga catena causale di passaggi ipotetici che devono realizzarsi (per inciso, si dimentica che dati sulle scuole, come sulle performance dei loro studenti, sono diffuse anche da altre fonti). (SEGUE)
  4. Roberto Rispondi
    Articolo interessante che evidenzia un effetto del ranking tra le scuole. Ma secondo me evidenziare una criticità è positivo. Sicuramente esistono scuole di serie A e B quasi sempre dovute alla posizione tra centro città/periferia quindi in riferimento al ceto sociale di provenienza degli studenti (soprattutto nelle grandi città nei piccoli centri la differenza è minore), il fatto che una scuola sia giudicata con valutazione negativa porrà delle domande a chi "dovrebbe" gestire il sistema. Le scuole non statali se non offrono una formazione adeguata chiudono per mancanza di iscrizioni le scuole statali non possono chiudere? Rimarranno le migliori aumentando il numero di iscritti ed insegnanti. Partiamo dal fatto che le scuole si fondano sugli insegnanti, un insegnante scarso (non giudico la persona ma la sua attitudine all'insegnamento la sua professionalità) si può licenziare? Un'altra figura fondamentale è il Preside che non deve essere un "burocrate" ma un professionista che organizza e gestisce un gruppo i persone che fa un mestiere "fondamentale" che ha ripercussioni per il futuro di una Nazione. Ai miei tempi c'erano le "gabbie" territoriali quindi alle superiori mi sono "dovuto" iscrivere ad una scuola di periferia per questo motivo invece di accedere ad una scuola in centro città sicuramente con un livello di istruzione migliore. E' quindi fondamentale la possibilità data a famiglie e studenti di giudicare una scuola e poter fare una scelta più consapevole.
  5. Piero Borla Rispondi
    Molto interessante. di qui si può partire per progettare interventi mirati a favore delle scuole mal piazzate. Esempi : - concedere a queste scuole di attivare cacci con una media di studenti inferiore a quella standard; - prevedere una indennità specifica a favore degli insegnanti che accettano di prestarvi servizio
  6. Domenico Scalera Rispondi
    Un ottimo articolo che affronta in chiave correttamente problematica la questione degli effetti dei ranking di scuole e università.
  7. Alessandro Morresi Rispondi
    D'accordo sulla scarsa affidabilità dei ranking . Ma più in generale: come si valuta una scuola? Missione impossibile, le variabili che concorrono al successo formativo (che cos'è il successo formativo?) sono numerose (ma soprattutto, quali?) e spesso non misurabili. Rassegnamoci, non mettiamo ulteriore turbo alle già forti ansie sul futuro dei ragazzi.
  8. Norberto Bottani Rispondi
    Quali sono stati in Italia gli effetti dell'abrogazione dei bacini di utenza? Bello il commento di Max. Si passa dalla "within school variation" alla "between schools variation". Preciso che gli strumenti di valutazione sono ancora assai grossolani.
  9. Chiara Fabbri Rispondi
    Ringrazio gli autori per aver posto in luce un problema gravissimo del recente discorso pubblico in materia educativa. Spero che un serio dibattito sull'uso e l'abuso dei ranking in materia educativa e su quali siano le iniziative necessarie per assicurare un'istruzione di qualita' specie per chi appartiene alle categorie socialmente piu'deboli. Complimenti agli autori per aver voluto esprimere un punto di vista non comune su un argomento vitale per il futuro del paese.
  10. FRANCESCO FERRANTE Rispondi
    http://www.lavoce.info/archives/50389/ranking-diventa-unossessione/
  11. Max Rispondi
    Vuri stima degli effetti piuttosto piccoli. Entro 10 km perdere una posizione nel ranking produce una riduzione nel numero di iscrizioni di meno di uno studente (-0.8). Visto che il numero medio di iscritti è di 80 (Vuri, 2018), si tratta di una riduzione dell'1%. [Nota tecnica: essendo il modello a effetti fissi si utilizza within-school variation e c'è una soglia superiore alle posizioni che una scuola può perdere nel raggio di 10km. Se ci sono 6 scuole in media, può perdere al max 5 posizioni, ovvero 4 studenti nel tempo.] Gli effetti sono più piccoli entro un raggio di 20 o 30 km (Vuri). Entro 10 km, inoltre, come effetto estremo si potrebbe avere che una scuola che va molto male chiuda (improbabile, vedi sopra). In assenza di vincoli alla capacità di espandersi delle altre, il risultato sarebbe che tutti, anche gli studenti più svantaggiati, saranno "costretti" ad iscriversi alle scuole migliori. Vista la rilevanza della distanza nella scelta della scuola, avere dei ranking entro un raggio di 10 km non mi sembra un problema fondamentale come “motore” di disuguaglianza. Più rilevante mi sembra il problema dei ranking per l'istruzione universitaria, per cui la mobilità geografica è indubbiamente maggiore.
  12. Tarquinio Marcelli Rispondi
    Sintesi e riassunti che aprono spiragli di chiarezza e di orientamento intorno a molteplici ma pure essenzial temi di vario genere.