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  1. Pier Luigi Rispondi
    Questi gli ostacoli che venivano abbattuti: 1- l’accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali - Nessuna azienda sarà più obbligata a specificare la provenienza un determinato prodotto. Non saranno più riconosciuti “DOC”, “DOCG”, “IGP” e il “Made in Italy”. 2- Appalti pubblici - Le lobby USA avranno libero accesso a tutti gli appalti pubblici indetti negli Stati membri dell’Unione Europea, distruggendo le PMI e danneggiando la qualita’ dei servizi. 3- L’energia e le materie prime - L’ambiente sarà definitivamente sacrificato in nome del profitto. Non saranno più gli Stati ed i cittadini a decidere che tipo di energia adottare, ma le grandi corporation. 4- Le materie regolamentari - Non vi saranno più divieti all’importazione di tutti quegli alimenti e additivi chimici tossici per la nostra salute: gli Usa, tramite il Canada, potranno importare in Europa OGM, carne agli ormoni ecc. 5- Le misure sanitarie e fitosantarie - Saranno le multinazionali a decidere quanto vale la salute, quanto e come sperimentare un farmaco e quali malattie stanno per infettarci. 6- I servizi - Tutti i servizi pubblici potranno essere messi in vendita e, quindi, privatizzati e snaturati. 7- I diritti di proprietà intellettuale - Sarà consentito ad un colosso privato di denunciare un Governo per i mancati profitti derivanti da politiche sociali. 8- Agricoltura - Italia e Canada sono grandi produttori di grano ma con il CETA il prezzo di quello canadese sarà più basso e quindi più competitivo di quello italiano. È un duro attacco al MADE IN ITALY! 9- Economia - Le grandi multinazionali potranno permettersi economie di scala e costi di produzione più bassi a scapito di 20,3 milioni di PMI che non saranno più competitive. Sono a rischio 90 milioni di posti di lavoro.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Sono d'accordo con l'analisi ma non mi convince la conclusione che segue troppo acriticamente gli schemi facili di decisione comunitaria (da definire). Non qualsiasi sovranismo è da biasimare. Da un paio di anni uno spirito diverso si sta affermando in Europa, più confederale che federale. Sono gli stati nazionali la struttura portante dell'UE, sono al loro interno che si sono sviluppate le democrazie, mentre l'UE è democratica più per merito della legittimazione democratica dei governi che non per merito del PE (evito di sviluppare). Da questo punto di vista il diritto di veto dei parlamenti nazionali sulle decisioni europee più importanti è una garanzia di democraticità, almeno per i paesi che sono in grado di garantirla al loro interno. Bisogna convincere l'opinione pubblica della bontà e dell'utilità del CETA, contraddire con argomenti coloro che lo negano invece di evitare il dibattito e l'eventuale censura della base democratica, anche se irrazionale, influenzata e ingannata. La colpa della decisione sbagliata del Brexit non è il referendum ma la campagna moscia e acritica per il si e quella bugiarda non adeguatamente combattuta per il no.
    • Henri Schmit Rispondi
      Ribadendo il mio precedente commento (che difende il diritto di veto nazionale sugli "accordi di nuova generazione" che implicano un'"integrazione" normativa "profonda"), vorrei insistere di più sul primo punto, cioè l'analisi importante, convincente e meritevole dei primi due paragrafi dell'articolo, inclusi i due allegati (1=4: Focus - politiche commerciali e accordi di libero scambio) e (3: Gli accordi di libero scambio - un'opportunità per le imprese italiane), degli studi recentissimi sui vantaggi di questi accordi per l'economia italiana, e non solo. "Appare quindi auspicabile che il Parlamento italiano approvi l’accordo Ceta." D'accordo, ma secondo la parte conclusiva dell'articolo i parlamenti nazionali non dovrebbero nemmeno discutere tali accordi. Li discutono a Bruxelles e a Strasburgo, e basta? Con chi dà ora il tono a Roma può sembrare auspicabile, ma i rapporti possono cambiare molto rapidamente. Teniamoci stretta quell'unica (potenzialmente) vera democrazia che abbiamo! Anzi, miglioriamola prima di creare l'illusione di un'altra, altrove!