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  1. MAssimo Rispondi
    e perchè non hanno accettato di tutelare gli altri prodotti IGP ? HAnno accettato la tutela di 41 su 291, un pò poco. Non sarà tanto in termini di fatturato ma per quelle zone rappresentano una ricchezza importante.
  2. Pentangeli Rispondi
    Grazie del buon articolo, esprimo qualche dubbio: "mantenimento degli obblighi assunti dall’UE e dal Canada in materia di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente e del clima." Nell'ipotesi da me auspicata in cui la politica adotterà sempre di più decisioni forti sull'ecologia (tutela dell'ambiente, rilocalizzazione delle produzioni, bio, standard ecologici e sanitari), in che modo verranno a scontrarsi con il trattato suddetto ? Vista la giurisprudenza recente in seno agli accordi di libero scambio, ove Stati perdono cause per politiche "troppo volenterose" (sic), il CETA non potrebbe costituire un incatenamento allo status quo ovvero un impedimento al progresso normativo in queste materie?
  3. Alessandro Bellotti Rispondi
    Ci si sofferma spesso e un po' troppo sugli aspetti economici. Essendo un accordo bilaterale anche il Canada avrà vantaggi. Come quello di esportare liberamente (senza dazi) prodotti alimentari che sono prodotti con tecniche e sostanza in Italia proibite. Quindi che facciamo ? Consentiamo al Canada (o a qualsiasi altro paese) di esportare qualsiasi prodotto, alimentare e non, in Italia in barba alle nostre leggi ? Questo in nome di qualche punto percentuale in più di export verso, in questo caso, il Canada ?
    • Antonio F Rispondi
      "E gli ormoni nella carne? È un falso problema, perché le disposizioni del Ceta devono comunque essere compatibili con gli standard dell’Unione europea in materia di sicurezza alimentare. Piuttosto, è proprio il Canada che per adeguarsi agli standard alimentari comunitari, i migliori al mondo, sta riformando il suo quadro normativo per modernizzare il proprio sistema di ispezioni alimentari e migliorare la tracciabilità, in linea con quanto applicato in Europa." Almeno lo legga l'articolo prima di commentare a caso.
  4. Giancarlo Corò Rispondi
    Condivido l'analisi, lucida e ben documenta. Un po' meno le conclusioni, che tradiscono un'interpretazione complottista in chiave internazionale, a mio avviso eccessiva. Conviene piuttosto guardare agli interessi di bottega di alcune categorie che tutelano imprese italiane incapaci di stare sui mercati esteri. Com'è noto, anche se queste categorie sono minoritarie (pesando meno del 10% dell'export agroalimentare con il Canada) hanno una notevole capacità di mobilitazione politica, sentendosi direttamente colpite dal provvedimento. Al contrario, i beneficiari sono numerosi, ma i benefici pesano relativamente poco sul loro bilancio individuale (non così su quello aggregato), oppure risulta difficile misurarne l'utilità (anche per carenza di informazioni specifiche). Insomma: laddove ci sono benefici diffusi e costi concentrati, sono quest'ultimi ad avere più peso nelle scelte politiche. Soprattutto se le categorie che si mobilitano possono contare sul fatto che la politica guardi al consenso immediato e non al benessere di lungo periodo. Più che ai complotti internazionali, è l'irresponsabilità politica a opporsi al Ceta.
  5. davide445 Rispondi
    Che non ci fosse alcuna protezione prima del Ceta mi lascia interdetto: euromyths_20180208_Ue_uccide_prodotti_titpici_italiani_UEverofalso_it: Se é vero quanto scritto sul caso inglese del 2013 esisteva già da anni la possibilità di tutelare legalmente i prodotti riconosciuti da EU, che a quanto sembra sono più dei 41 riconosciuti. Vero UK é parte di EU ma sarei curioso di sapere se ci sono stati casi di contenziosi extra EU riguardo prodotti IGP.
  6. Massimo de Cristofaro Rispondi
    Molte cose sono molto positive. Ma appunto, bisognerebbe essere meno ideologici e andare a leggere. Alcune cose allora andrebbero modificate, ma sembra non sia possibile. La mia preoccupazione è nella gestione dei contenziosi, che sarebbero gestiti solo tramite arbitrati, veloci, ma con poche garanzie di legalità. Così alcuni fatti allarmano, in cui leggi di stati sono state "superate" dai contratti privati: nota la questione della multa colossale comminata alla Romania per aver bloccato attività inquinanti di società mineraria extra EU. Poi, non è chiaro come saranno protetti i marchi EU presso i dettaglianti: questi accordi funzionano solo per gli operatori commerciali: ditte import-export. Inoltre ci saranno quote obbligatorie di importazione dal Canada anche di prodotti alimentari lavorati. È ovvio: è un accordo di scambio, non può favorire una parte sola. Bisognerebbe appunto non essere ideologici...
    • andrea goldstein Rispondi
      I contenziosi investitori-Stati sono stati studiati dall'Ocse, che dimostra che nn c'è bias pro-business nelle decisioni, cfr. https://www.oecd-ilibrary.org/finance-and-investment/societal-benefits-and-costs-of-international-investment-agreements_e5f85c3d-en. Per quanto riguarda la protezione delle denominazioni (i marchi commerciali ovviamente già lo sono), Rossini ha ben spiegato la situazione su http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-06-18/se-destino-ceta-e-appeso-campanili-213947.shtml?uuid=AEaYrD8E
    • Henri Schmit Rispondi
      Giusto, indispensabile e meritevole studiare e denunciare eventuali difetti o rischi, che sicuramente ci sono. L'arbitrato veloce mi sembra tuttavia preferibile a proceduralizzazioni eccessive; le leggi non sono superate dai contratti privati, quest'ultimi hanno forza solo per merito delle leggi; ma le leggi incoerenti, incostanti e applicate male in stati inefficienti (democraticamente e giuridicamente, i due aspetti essendo intimamente legati) sono facilmente bypassati da poteri privati, abusivi, sfruttatori di lacune e debolezze, o molto peggio, a meno che qualche autorità sovrastatale venga in aiuto (come accede in alcuni settori nell'UE). Per rendere l'esempio pertinente, bisognerebbe precisare i dettagli della vicenda rumena: in assenza di argomentazione mi fido più della Corte di Lussemburgo che non del governo rumeno. Non spetta né a autorità straniere né a autorità sovranazionali (come accade con la CGUE) controllare o sanzionare il rispetto dei diritti privati fondati su una convenzioni internazionali, ma ai privati lesi di far valere i loro diritti davanti ai tribunali del paese dove il diritto è stato violato.
  7. Federico Leva Rispondi
    In effetti si fatica a trovare qualcuno che argomenti che il CETA è neoliberista, globalista o altro. Al contrario si segnala la longa manus della regolamentazione europea sul mondo: https://www.politico.eu/article/europe-eats-trumps-lunch/ Gli oppositori lamentano carenze in termini occupazionali, ambientali, di trasparenza e metodo democratico. Forse i vecchi slogan non sono piú appropriati.
  8. Henri Schmit Rispondi
    Giustissimo. Serve sangue freddo e lungimiranza. La presidenza Trump passerà e lascerà soprattutto brutti ricordi. Il Ceta e accordi similari sono enormi opportunità, non ostacoli alla legittima protezione dei prodotti di origine contro la contraffazione o contro la concorrenza leale. Né il Canada né l'Australia né l'India preferiscono accordi preferenziali con l'UK a un accordo commerciale con l'UE. Tutti faranno come il Giappone. Per il momento c'è solo l'effimera ed illusoria prospettiva di un rapporto privilegiato fra UK e USA. Per il commercio internazionale l'UE è un immenso 1. successo e 2. vantaggio. Il pregiudizio dei 5s contro il libero scambio internazionale (regolamentato!) è una triste ed inaccettabile conseguenza della loro ignoranza; ma l'ignoranza non è solo loro e per questa ragione è particolarmente pericolosa. Gli stati non sono superati, l'organizzazione democratica più articolata rimane statale. Il rischio sempre più concreto, naturale e ormai quasi desiderevole è che stati inefficienti saranno fusi per preferenza dei loro stessi cittadini in stati efficienti. Domani gli Italiani stufi dei loro politicanti potrebbero optare per diventare cittadini di un'altra struttura politica, più efficiente, garantendo meglio la loro sicurezza, i loro diritti e il loro benessere.