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Perché è un errore abolire lo split payment

Le pubbliche amministrazioni versano direttamente al fisco l’Iva per l’acquisto di beni e servizi da privati. È lo split payment e ha garantito un buon recupero dell’evasione, senza troppi costi per i contribuenti onesti. Ora il governo vuole eliminarlo.

A cosa serve la scissione dei pagamenti

Stando ai ripetuti annunci, tra i primi provvedimenti del governo oltre all’abolizione del redditometro e dello spesometro ci sarà anche quella dello split payment.

È davvero difficile capire che cosa tenga insieme le tre abolizioni al di là dell’idea che si tratterebbe di misure che “creano dei problemi ai contribuenti onesti”. Il problema, beninteso, esiste: in un paese caratterizzato da evasione di massa, come il nostro, tutte le misure normative – e quindi applicate a tutti i contribuenti – finalizzate a ridurre l’evasione hanno un costo perché finiscono per danneggiare in una certa misura anche i contribuenti onesti. La razionalità imporrebbe di introdurle e mantenerle se e solo se i) i costi subiti dai contribuenti onesti possono essere ridotti in misura tale da essere nulli o almeno sopportabili e ii) se questi costi sono largamente inferiori ai benefici collettivi – cioè al recupero di gettito – ottenuto a spese dei contribuenti disonesti.

Ebbene, nel caso dello split payment sembrano verificarsi entrambe le condizioni, o comunque si può conseguirle attraverso ulteriori affinamenti dello strumento. L’abolizione della misura è quindi del tutto illogica.

Introdotto con la legge di stabilità per il 2015, lo split payment è il meccanismo che prevede che l’Iva originata dalla vendita di un bene o di un servizio da un operatore privato a una pubblica amministrazione anziché venire inclusa nella fattura di vendita emessa dal primo soggetto, pagata dalla Pa e poi versata dal fornitore – secondo il normale funzionamento dell’imposta – venga direttamente versata dalla Pa al fisco e scorporata dalla fattura. La scissione dei pagamenti è stata introdotta per la necessità di recuperare l’Iva che i fornitori trattenevano illegalmente. I contribuenti onesti subiscono, d’altra parte, la riduzione dell’Iva a debito (quella che avrebbero ricevuto dalla Pa e che devono versare al fisco) e quindi si trovano ad avere maggiori crediti Iva netti, con conseguenti possibili problemi di liquidità.

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La tutela dei contribuenti onesti

Il nostro sistema ha tuttavia due meccanismi che consentono di ridurre tali costi. Il primo è la possibilità, unica in Europa, di compensare i crediti Iva anche in modo “orizzontale” ovvero non solo con l’Iva a debito, ma anche con altre imposte o contributi dovuti.

Il secondo è la possibilità, in alternativa alla compensazione, di richiedere il rimborso anticipato rispetto ai tempi ordinari. L’attivarsi dei due meccanismi di tutela dei contribuenti onesti – per i contribuenti disonesti il problema non si pone perché, non dichiarando l’Iva a debito in precedenza, la loro posizione creditoria netta non cambia – è testimoniata dal fatto che, come riportato nello studio europeo sui diversi meccanismi di split payment, nel caso italiano vi è stato un forte incremento di rimborsi e di compensazioni nel biennio 2015-2016, per circa 1,8 e per circa 1,2 miliardi, rispettivamente, attribuibile proprio allo split payment. Ciò nonostante, l’incremento di gettito Iva, stimato attraverso l’analisi di un controfattuale, sempre nel biennio 2015-2016, si è comunque attestato a circa 3,5 miliardi. Ciò testimonia il fatto che l’Iva che prima dello split payment non veniva versata dai contribuenti disonesti supera ampiamente la maggiore Iva chiesta in restituzione, a seguito dello split payment, dai contribuenti onesti. Inoltre questa stima, ormai ufficiale, segnala l’esigenza di trovare opportune coperture per l’abolizione dello split payment a saldi invariati di finanza pubblica.

Ovviamente, per arrivare a questi risultati sia il settore privato sia quello pubblico hanno dovuto sostenere ingenti “costi di adattamento” dei software e delle procedure amministrative. Tuttavia, è da ritenere che siano già stati assorbiti e quindi non possano giustificare, ora, l’abolizione dello split payment.

Sebbene sia evidente che i benefici collettivi dello split payment siano stati superiori ai costi variabili, è ovviamente del tutto legittimo pensare che sia necessario ridurre ulteriormente questi ultimi perché rimborsi accelerati e compensazioni non riescono ad alleviare i problemi di liquidità di tutte le imprese. Ma la risposta razionale è nel miglioramento ulteriore delle procedure di rimborso ed eventualmente nell’allentamento dei vincoli alle compensazioni orizzontali per i soggetti – facilmente tracciabili peraltro – che subiscono l’applicazione dello split payment.
Alla risposta razionale si potrebbe obiettare che, comunque, non è realistico pensare che i costi a carico dei contribuenti onesti siano del tutto azzerati, come dovrebbe accadere nel mondo ideale dove si attua l’ormai mitologico “incrocio delle banche dati”.

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In teoria, passare da misure normative generalizzate a misure amministrative mirate è la strada giusta. Ma a ben guardare si tratta di un’affermazione semplicistica e contraddittoria. Semplicistica perché per ottenere un salto di qualità nell’utilizzo dei big data per il contrasto dell’evasione è necessario mettere in campo un insieme articolato di riformee non basta schiacciare un tasto su un computer. Contraddittoria perché, come ricordato anche da Bruno Tinti su Italia Oggi, la principale banca dati – ancora molto poco utilizzata – è proprio quello spesometro che oggi si vuole abolire.

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18 commenti

  1. Savino

    Di Maio ha fatto la parte del classico democristiano, andando incontro alle lobbies che si oppongono a novità importanti per il futuro tributario e anninistrativo.
    A Di Maio interessa solo il provvedimento spot di garantire mezz’ora di internet gratis per navigare sui siti e sulle piattaforme della Casaleggio e associati (conflitto di interessi).
    Io continuo solo a meravigliarmi del segiuto popolare di questi governanti.

    • Rabadon

      Quindi Sig. Savino Di Maio vuole abolire lo split payment in cambio di mezz’ora di internet gratis da utilizzare sulle piattaforme della Casaleggio: ma lei ci fa’ o ci è? Porti Delle argomentazioni serie per favore!

      • Savino

        Ho solo detto: alle lobbies gli interventi di favore (come nella prima e nella seconda Repubblica), ai poveri cristi (ma è, poi, così?) mezz’ora di internet gratis, perchè il decreto dignità è stato rinviato ed il reddito di cittadinanza è un miraggio senza coperture. Il conflitto di interessi di Casaleggio non è nemmeno più una notizia, tanto sia scontato.
        Continui pure a credere al babbo Natale genovese e al maghetto di Pomigliano.
        Tanti auguri

    • davide

      Io continuo a meravigliarmi del megafono che stanno ottenendo dai principali giornali, Corriere in testa.
      Della disonestà e “furbizia” degli italiani non mi meraviglio più.

  2. Asterix

    Prof. Santoro mi potrebbe spiegare il collegamento tra evasione fiscale e split payment. La misura si applica nei confronti di imprese che hanno rapporti con la PA (quindi già soggette a controlli preventivi per partecipare a gare pubbliche) le quali non incassano l’IVA sulle loro operazioni attive perché la stessa viene versata direttamente dalla PA all’Erario. Ciò dovrebbe portare le imprese che operano verso la PA in una situazione di credito verso lo Stato per l’IVA non incassata. Quindi non stiamo parlando di recupero di “evasione IVA”, nel senso di ricavi non assoggettati ad IVA, ma bennì di una anticipazione finanziaria delle imprese a favore dello Stato. Il discorso sarebbe diverso se si dimostrasse che lo split payment, al netto dei maggiori crediti IVA sorti, ha comportato un effettivo recupero di gettito. Se ciò fosse verificato a consuntivo, varrebbe la pena capirne le ragioni (le imprese facevano ricorso in passato a sovra fatturazione passiva?) per calibrare meglio gli strumenti di controllo su tali cause di evasione, piuttosto che continuare ad utilizzare lo split payment che drena risorse finanziarie a tutti senza tutelare le imprese oneste. E’ come amputare un braccio per sanare una ferita..

    • arthemis

      Quanto chiede è spiegato nel citato articolo controfattuale: “Si può quindi concludere che lo split payment ha determinato un recupero di gettito di circa 2,2 miliardi, presumibilmente dovuto alla riduzione delle possibilità di omettere versamenti da parte dei fornitori della Pa.”

    • Luca Amatori

      Sono d’accordo per non parlare dei problemi che sorgono quando si hanno contratti con il pubblico ma poi si deve far fronte a spese per collaboratori o subappaltatori cui l’IVA (e la R.A.) va versata con evidenti problemi di liquidità spiccia… questo vale sia per le imprese che per i professionisti.

  3. Gerardo Gaita

    A quando invece una pubblica amministrazione onesta?

    (ANSA) – VENEZIA, 9 GIU – Tornano ad aumentare i tempi di pagamento della nostra Pa che ‘privano’ di 30 miliardi alle imprese. Lo segnala la Cgia la quale ricorda che dopo alcuni anni di progressiva diminuzione, dallo scorso gennaio ad oggi sono tornati a salire i tempi medi di pagamento della Pa. Se nel 2017 il compenso veniva corrisposto dopo 95 giorni dall’emissione della fattura – contro i 30 stabiliti dalla normativa europea che possono salire a 60 per alcune tipologie di forniture, come quelle sanitarie – nell’anno in corso la media è salita a 104 giorni. Nessun altra pubblica amministrazione (Pa) in Ue salda i debiti commerciali con tempi così lunghi. Rispetto alla media europea, ad esempio, in Italia i ritardi sono superiori di oltre due mesi (precisamente 63 giorni). Se in Italia i giorni medi necessari riferiti al 2018 sono saliti a 104, in Spagna e in Francia ci vogliono rispettivamente 56 e 55 giorni per liquidare i fornitori. In Germania, invece, il dato è salito a 33 giorni, mentre nel Regno Unito si è attestato a 26.

  4. Michele

    Libera evasione in libero “pseudo” stato. L”Europa sempre più lontana. Grazie alla Lega l’Africa (con grande rispetto) è molto più vicina.

  5. Asterix

    Buongiorno Professore, Le vorrei chiedere delucidazione sul legame split payment e lotta all’evasione fiscale. Perché se non ricordo male lo split payment consente allo Stato di incassare anticipatamente delle PA l’IVA che dovrebbero pagare ai loro fornitori. Di fatto si tratterebbe di una anticipazione finanziaria per lo Stato che dovrà poi rimborsare ai fornitori delle PA i crediti IVA generati dallo split payment. Non comporta alcune emersione di ricavi non dichiarati, premesso che le imprese fornitrici possano effettuare operazioni in “nero”.. Quindi il superamento del meccanismo temporaneo dello split payment, che era già previsto negli accordi con l’UE, consentirà di restituire maggiore liquidità alle imprese ed al sistema economico.

  6. Henri Schmit

    Non contesto lo split payment ma condivido la perplessità espressa da ‘Asterix’. Non c’è legame diretto con l’evasione iva. Il nesso indiretto sono gli abusi iva creati dallo stato stesso a proprio vantaggio. È lo stato italiano che viola “la logica dell’iva” non rimborsando prontamente i crediti iva. Non solo, pretende pure che sia versata l’iva su operazioni esenti generando lui stesso a proprio vantaggio enormi crediti che poi è reticente a rimborsare e che nel paese dei furbi favoriscono abusi e frode. Durante la crisi importi immensi incassati da venditori insolventi (e/o fraudolenti) sono spariti nel nulla, nei buchi neri delle procedure fallimentari, con lo stato che negando il rimborso si è rivalso sugli operatori onesti che avevano versato l’iva non dovuta su operazioni esenti. È il bizantinismo dell’attuazione italiana della normativa iva che è la prima causa delle proporzioni vertiginose dell’evasione iva; la causa seconda sono controllori conniventi e commentatori interessati o ignoranti; gli operatori disonesti sono metà causa metà effetto.

  7. Stefano

    Il problema dell’abolizione dello split payment si inserisce secondo me su una logica politica più ampia nella quale rientra la riforma fiscale della aliquota unica che, secondo me, è come al solito tesa a favorire certe categorie di soggetti cosi come l’abolizione dello split payment.

    • Giovanni Carlo MANNU

      Caro amico la mia impresa deve avere ancora iva del 2016, il 2017 e la parte trimestrale del 2018, il mio problema che quando lavori per la P.A. perdi il 22%, invece quando lavori per i privati solo 8% sul 10% di iva.
      come vedi la rotazione e solo per lo STATO, perche se sei debitore devi pagare gli interessi, se invece sei creditore sol il TEMPO

  8. Paolo

    lo splyt pyment serve solo a costringere le imprese a rivolgersi in banca per avere la liquidità necessaria; la mia piccola impresa genera ogni trimestre 20/30 mila euro di credito iva: gli enti versano l’iva il mese successivo, ma alle aziende il rimborso arriva dopo 6 mesi: e le aziende per andare avanti sono costrette ad aumentare i fidi in banca. Scendete dalle vostre cattedre e venite nelle aziende.

    • Zanardi

      Mi scusi, ma una volta “superati” i 6 mesi di ritardo nel rimborso (che non sono pochi, certamente, nessuno lo nega), i rimborsi mensili entrano a regime e quindi non vi dovrebbe più essere necessità di ricorrere a specifici fidi.

  9. Rino

    Chi ha scritto questo articolo evidentemente non ha mai fatto impresa e ne conosce poco. La verità è che quella “evasione” è solo il ritardo con cui si riescono ad avere i rimborsi, nel frattempo finanziati dalla banche, con oneri a carico delle imprese. Per colpire i disonesti si rende la vita difficile agli onesti. E si frena lo sviluppo. perchè caricare di costi “impropri” le aziende le rende meno competitive, e quindi si frena sviluppo e occupazione. E’ una profonda ingiustizia che lo stato scarichi le proprie inefficienze, in questo caso nel perseguire gli evasori, sulle spalle dei cittadini.

  10. roberto

    lo split payment, ha rappresentato una vera disperazione per il contr. onesto.
    occorrono tantissimi mesi, e una montagna di documenti, burocr. asfiss. e poi dopo tanti mesi di aspettativa, sempre che tutto sia a posto, vi e’ la riscossione sicilia, altra disperazione.
    con questa norma truffa, moltissime imprese, si sono astenute dal partecipare, e altre sono fallite.
    evidentemente per chi non fa impresa e’ facile dire e’ un errore.

  11. biagio

    lo split payment costringe le imprese ad aspettare troppo tempo; e moltre i trentamilaeuro, bisogna presentare cauzioni, e una montagna di documenti, controlli a non finire, burocrazia infinita

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