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Acqua pubblica: qual è la volontà popolare?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta verifichiamo quanto scritto nel contratto di governo tra M5s e Lega sull’acqua pubblica. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui

L’acqua nel contratto

L’ipotesi di un governo Lega-Movimento 5 stelle è tramontata. Matteo Salvini ha però fatto sapere che il contratto di governo con Luigi Di Maio è ancora valido e non è detto che in caso di nuove elezioni Lega e M5s non facciano fronte comune, sfruttando proprio il lavoro di convergenza programmatica che ha portato i due schieramenti a trovare un accordo su temi importanti. Fra questi troviamo anche la gestione dell’acqua. A pagina 8 del contratto infatti si legge:

È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011”.

Secondo i firmatari del contratto, il voto referendario del 2011 avrebbe sancito che a gestire il servizio idrico deve essere un’azienda pubblica. Stanno davvero così le cose?

Cosa chiedeva il referendum?

Il primo dei quattro quesiti referendari chiedeva agli italiani se volessero abrogare o meno l’articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, il quale costringeva gli enti locali a istituire gare pubbliche per l’assegnazione della gestione dei servizi pubblici locali, tra cui anche quelli idrici. In questo modo, il governo Berlusconi intendeva spingere verso la progressiva privatizzazione della gestione dell’acqua, senza tuttavia chiudere la porta della gestione in-house e pubblica. Alle gare infatti avrebbero potuto partecipare soggetti pubblici, privati o misti e la natura di bene pubblico dell’acqua non sarebbe stata comunque messa in discussione.

Nonostante ciò, il significato politico e sostanziale che è stato attribuito al referendum è stato ben diverso. Per responsabilità varie, degli stessi comitati per il sì ma anche di politici come Beppe Grillo e perfino Matteo Renzi (allora sindaco di Firenze), si è trasformato in una scelta contro la “privatizzazione dell’acqua” e per la gestione pubblica del servizio. Una semplificazione estrema ed eccessiva, che ha causato la confusione in cui oggi ci ritroviamo.

Tradimento?

Il voto favorevole, nel giugno 2011, di 27 milioni di elettori (il 95 per cento dei votanti) non comportava infatti l’affidamento della gestione dei servizi idrici al settore pubblico, tant’è che a oggi – come evidenziato da Donato Berardi su lavoce.infoil 3 per cento delle gestioni è in mano a società private e non si tratta di un “tradimento del mandato popolare”. Votando “sì” gli elettori hanno evitato che gli enti locali fossero obbligati a istituire gare aperte a soggetti pubblici, privati o misti, di fatto affidando tutto il potere decisionale ai sindaci, i quali però non sono vincolati a dare il servizio idrico in gestione a un’azienda pubblica. Con il referendum è stata di fatto sancita l’autonomia di scelta degli amministratori locali.

Un altro fatto indica l’impegno a tutelare la volontà popolare espressa in occasione di quel referendum. Subito dopo il voto referendario in cui aveva prevalso il “sì” e l’abrogazione della norma, il governo Berlusconi tentò di ripristinare l’obbligo di assegnazione tramite gara, escludendone l’applicazione per il servizio idrico. Nel rispetto sostanziale del referendum del 2011, l’anno successivo la Corte costituzionale abrogò la disposizione dichiarandola incostituzionale. Proprio in nome di quella espressione democratica.

L’interpretazione scorretta della volontà popolare si è riproposta anche più di recente: la polemica era riemersa nel 2016, nel corso del dibattito parlamentare su un decreto legislativo sui servizi pubblici locali. All’epoca era stato proprio il Movimento 5 stelle a gridare al “tradimento del volere popolare” poiché il governo non intendeva garantire il servizio idrico esclusivamente ad aziende di diritto pubblico. Ad esempio questo è un tweet di allora del Movimento 5 stelle Camera. Next Quotidiano aveva pubblicato per l’occasione un articolo chiarificatore.

Il verdetto

I firmatari del contratto di governo hanno probabilmente interpretato il senso del referendum del 2011 in modo differente da quanto effettivamente contenuto nel quesito. Un’interpretazione politica legittima, visti anche i toni utilizzati nel corso di quella campagna referendaria. Ma comunque scorretta: per quanto diffuso, è un errore da evitare in un documento importante come un accordo di governo. Il proposito presente nel contratto si basa infatti su presupposti errati ed è dunque FALSO.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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Che cinema l’economia!

  1. Savino

    L’acqua pubblica è acqua gestita dalla spartizione politica.

  2. Maura

    qui trovate il senso del referendum spiegato da chi lo ha scritto : Ugo Mattei.
    La proprietà dell’acqua in quanto bene comune è pubblica, la gestione può anche essere delegata a privati.
    http://catania.meridionews.it/articolo/6439/perche-ho-scritto-i-referendum-sullacqua/

    • Savino

      Allora lo dica alla Raggi quando chiudeva le fontane l’estate scorsa. Quello non andava fatto.
      Mentre una gestione privata avrebbe evitato reti colabrodo e sperperi.

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