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Le ricette confuse di Giorgia Meloni per i piccoli italiani

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Giorgia Meloni su asili nido, immigrazione e pensioni sociali. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

Dove trovare risorse per gli asili nido

L’Italia, come altri paesi europei, sta invecchiando velocemente. Secondo l’Istat dal 2008 al 2016 sono nati 100 mila bambini in meno. Come fare a invertire il crollo demografico? Giorgia Meloni ha suggerito una possibile soluzione: lo stato deve garantire asili nido gratis per tutti, tagliando la spesa per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Durante l’intervista a Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso, la presidente di Fratelli d’Italia ha infatti dichiarato:

“[…] stabilisci il principio che lo stato non può spendere per un immigrato clandestino più di quanto spenda per un pensionato sociale italiano. Significa che noi invece di spendere 1110 euro per ogni immigrato (…) ne spendiamo massimo 480. Risparmiamo 3 miliardi di euro”.

Quanti soldi ai migranti?

Per capire quanto costa davvero l’accoglienza dei richiedenti asilo è necessario prima di tutto conoscere il suo funzionamento. Come già avevamo spiegato, il sistema è diviso tra centri che si occupano della prima accoglienza, ossia l’identificazione, il primo soccorso e la redazione della domanda di asilo, e quelli che si occupano della seconda accoglienza, vale a dire il sistema dei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Con gli sbarchi degli ultimi anni è stato però necessario aumentare la capacità ricettiva creando i centri per l’assistenza straordinaria (Cas), i quali al momento ospitano l’80 per cento dei 176 mila rifugiati e richiedenti asilo presenti nelle strutture di accoglienza (dati di marzo 2017). Le persone che rientrano nei programmi Sprar sono in attesa di responso della domanda di asilo oppure hanno già ricevuto una risposta positiva e seguono percorsi mirati di inserimento e integrazione socio-lavorativa.

Secondo Giorgia Meloni, lo stato italiano spenderebbe 1.110 euro al mese per ogni “immigrato clandestino”. La cifra sembra provenire dalla stima della Fondazione Leone Moressa sui dati del ministero degli Interni del 2014, che calcola per ogni straniero residente in un centro Sprar un costo per lo stato, tramite il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, di circa 35 euro al giorno.

Il primo errore della Meloni è quindi definire “immigrati clandestini” chiunque usufruisca dei progetti di seconda accoglienza. È un errore molto grave per un politico mettere sullo stesso piano chi merita la nostra protezione, o aspetta che la sua richiesta venga esaminata, e chi invece ha ricevuto un ordine di espulsione, ma si rifiuta di lasciare il paese. È giusto infatti ricordare che fino alla decisione della commissione sulla richiesta di asilo, il richiedente ha diritto di soggiorno anche se è arrivato senza documenti.

Il secondo punto che merita attenzione riguarda la destinazione delle risorse per l’accoglienza. Bisogna innanzitutto precisare che all’interno della stima dei 35 euro sono compresi molti capitoli di spesa: non solo le risorse destinate direttamente ai richiedenti asilo, ma anche tutte le altre voci che servono a gestire l’intero processo. Infatti, come si nota dal grafico 1, in media più del 37 per cento delle risorse giornaliere è destinato al personale operante nei centri Sprar, circa il 36 per cento copre le spese ordinarie di gestione (per esempio, alloggio e altre spese), mentre solo il 7 per cento, equivalente a circa 2,5 euro al giorno, si riferisce al cosiddetto pocket money, ossia al “contributo in denaro da corrispondere a ogni beneficiario e destinato alle piccole spese personali”, secondo la definizione del vademecum per l’accoglienza della Conferenza delle regioni. Naturalmente l’intera somma dei 35 euro serve a far funzionare la macchina dell’accoglienza; tuttavia, solo una piccola parte viene destinata direttamente ai residenti delle strutture di accoglienza. Più del 90 per cento, invece, viene ripartito tra gli operatori e le aziende del territorio, generando, secondo il ministero dell’Interno, anche “un impatto positivo in termini di professionalità attivate, consulenze ed altri servizi”. Questo elemento rende molto difficile la comparazione tra la spesa per l’accoglienza e quella per i pensionati sociali, i quali, al contrario dei migranti, ricevono un contributo mensile monetario.

Grafico 1

Si potrebbero veramente risparmiare 3 miliardi?

Anche se le due prestazioni sono difficilmente comparabili, proviamo a verificare se, come dice Giorgia Meloni, portando il costo per l’accoglienza mensile pro capite a 480 euro si potrebbero risparmiare 3 miliardi.

Come spiega il Documento di economia e finanza (Def) del 2017, i richiedenti asilo e i rifugiati presenti nelle strutture di accoglienza erano, a marzo 2017, circa 176 mila, di cui quasi l’80 per cento risiedeva nelle strutture temporanee (Cas) e meno del 15 per cento nei centri Sprar. La tabella 1 illustra i costi che il bilancio pubblico sostiene per far fronte all’accoglienza. Bisogna tuttavia ricordare che tali cifre sono stime effettuate nel marzo 2017, assumendo una crescita costante degli sbarchi rispetto agli anni precedenti. Crescita che, però, si è interrotta dal luglio 2017 e che a fine anno è risultata in un -34 per cento rispetto al 2016. Di conseguenza, le cifre nella tabella 1 potrebbero essere superiori a quanto realmente sostenuto dallo stato a fine anno.

Tabella 1 – Costi per l’accoglienza 2017 (in milioni di euro)

Fonte: Documento di economia e finanza 2017

Il costo totale, al netto dei contributi Ue, è uguale a 4,3 miliardi di euro, di cui 2,7 destinati all’accoglienza e alla prima assistenza. Quindi, la spesa pro capite per l’accoglienza e la prima assistenza delle circa 176 mila persone presenti nelle strutture nel 2017 è stata pari a circa 1.278 euro mensili e a 42 euro giornalieri. Detto questo, quanto si risparmierebbe portando il costo mensile pro capite a 480 euro? Stando ai dati del Def 2017, il risparmio sarebbe uguale a 1,6 miliardi di euro, circa la metà del dato fornito dalla Meloni.

Il verdetto

La leader di Fratelli d’Italia commette un grave errore quando confonde gli immigrati clandestini con i residenti delle strutture di seconda accoglienza, siano essi rifugiati o richiedenti asilo. Rischia, in questo modo, di far credere che i due fenomeni siano sovrapponibili, mentre riflettono due aspetti molto diversi. Inoltre, compara l’assegno mensile dei pensionati con il costo totale dell’accoglienza, che, anche se dimezzato, non porterebbe a un risparmio di 3 miliardi di euro. Le sue informazioni sono quindi imprecise e la dichiarazione è pertanto FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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Il Punto

  1. Henri Schmit

    Utile verifica. Quasi tutta la spesa (verde, rosso, giallo) riguarda dipendenti e fornitori pubblici, paradigma perfetto del servizio pubblico italiano. Colpisce la bassa incidenza dell’attività d’integrazione(corsi d’italiano, informativa sui diritti, istruzione civica?), mai sprecata perché nell’interesse pubblico anche se l’immigrato non dovesse essere ammesso come rifugiato o a qualche altro titolo. Sarebbe interessante paragonare con la spesa di altri paesi.

    • Gabriele Guzzi

      Grazie per la risposta. Sì, colpisce come la quota per i progetti d’integrazione sia assolutamente minoritaria sul totale. Fortunatamente, sappiamo come il terzo settore, spesso gratuitamente, fornisca progetti mirati di inserimento (corsi di lingua, e informativa sui diritti). Questo rapporto del Ministero dell’Interno da pagina 53 cerca di comparare i costi tra i paesi europei! Gabriele Guzzi

  2. Gabriele Guzzi

    Grazie per la risposta. Sì, colpisce come la quota per i progetti d’integrazione sia assolutamente minoritaria sul totale. Fortunatamente, sappiamo come il terzo settore, spesso gratuitamente, fornisca progetti mirati di inserimento (corsi di lingua, e informativa sui diritti). Questo rapporto del Ministero dell’Interno da pagina 53 cerca di comparare i costi tra i paesi europei! Gabriele Guzzi

  3. lorena

    propaganda pura.
    Primo NON si tratta di piccoli italiani figli di persone che hanno versato ogni genere di obolo negli anni.
    Secondo si tratta di sovvenzioni di cui fruiscono nuclei famigliari in cui (quando va bene) c’è un solo pagatore di imposte e 5 a carico (sanità, scuole,etc) di TUTTI noi.

    Lo so che non lo pubblicherete ma pensate a questo: fate quanta propaganda volete. LE ELEZIONI HANNO PARLATO e voi siete meno che minoranza

    • Gabriele Guzzi

      Ciao Lorena! Non ho ben capito il tuo punto, di quali sovvenzioni parli? Piccoli italiani sta per i bambini che vanno all’asilo nido. Come vedi, il commento è pubblicato e quindi possiamo parlare con più tranquillità, anche perché, che io sappia, lavoce.info non si è presentata a nessuna elezione. Gabriele

  4. Marco La Colla

    Esiste anche un altro modo per ridurre la spesa, consentendo a chi lo desidera, di rientrare nel suo paese di origine. Quasi di nascosto il Ministero dell’interno sta attuando questa politica, per favorire il rientro degli emigranti economici che, delusi dalla mancanza di lavoro o dalle misere condizioni di vita che stanno sperimentando, vorrebbero tornare nel loro paese di origine, ma non lo possono fare per la mancanza del denaro necessario. Dopo un ‘attenta analisi delle motivazioni del soggetto e con tutte le precauzioni del caso per evitarne il ritorno (impronte digitali, Dna ecc.) gli viene pagato il biglietto aereo e gli viene consegnata una piccola somma per non presentarsi a mani vuote dalla sua famiglia che sperando nelle sue rimesse, ne aveva finanziato il viaggio di partenza.Se tale possibilità venisse adeguatamente pubblicizzata, molti deciderebbero di rientrare con un notevole risparmio, tra spese di mantenimento per i richiedenti asilo, spese sanitarie per i clandestini, spese di accompagnamento per gli espulsi e riduzione della microcriminalità di necessità.

  5. Hübner

    Ottimo articolo, molto dettagliato e che mostra anche la complessità di quantificare efficacemente prestazioni così diverse.
    Purtroppo è un peccato che a livello elettorale la superficialità paghi molto di più dell’aderenza ai fatti.

  6. Luciano Leonetti

    Mi sembra che la metodologia sia errata: andrebbero confrontati i costi pro capite per l’accoglienza (per categoria, come e’ stato fatto) e quelli per i servizi per i pensionati al minimo (non solo le erogazioni monetarie). Probabilmente verrebbe fuori che i costi sanitari e gli “altri costi” sono piu’ alti per i pensionati, mentre altre voci di costo sono piu’ basse o non esistenti. Ritengo anche che i contributi al governo turco vadano indicate, ma scorporate dal calcolo, perche’ riguardano obblighi europei e non l’accoglienza in Italia.
    Nel complesso, mi sembra probabile che lo Stato spenda meno di 1,179 euro (1,278-99) al mese per i pensionati al minimo, ma questo, appunto, andrebbe calcolato.
    Fatto questo, si potrebbe calcolare il risparmio e discutere del resto.
    Segnalo con l’occasione che il calcolo del risparmio, prendendo come base i 480 Euro sembra errato; a me viene 2.7 miliardi, con i dati da voi forniti. Potreste aiutarmi a trovare la fonte, visto che nel Def 2017 ovviamente questo calcolo non poteva esserci? Grazie per l’attenzione.

  7. vincenzo c.

    Articolo molto interessante, ed ammirevole il fatto che si facciano calcoli e stime.
    Forse ciò che ritengo più inverosimile nella dichiarazioni della Meloni è il fatto che avere asili gratis porti gli italiani a fare un numero maggiore dei figli. Non penso esista una sola coppia che evita di fare figli per non pagare l’asilo nido, al massimo è la situazione di instabilità che può spaventare potenziali genitori.
    Anche, sugli immigrati, e’ vero che essi mangiano e dormono a spese dello stato, tuttavia chi fornisce i servizi sono cittadini italiani, per cui la proposta si tradurrebbe in trasformare posti di lavoro in asili gratis. Ho persino il dubbio che ciò possa voler dire meno figli, in quanto avere un posto di lavoro e’ secondo me un incentivo maggiore di un asilo gratis.

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