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Se denunciare un illecito non vale una ricompensa

Il parlamento ha approvato la nuova legge sulla protezione dei whistleblower. Ancora una volta mancano gli incentivi monetari per chi denuncia. Eppure, i rischi legati alle ricompense in denaro sono facilmente gestibili da parte di una amministrazione capace.

La nuova legge sul “whistleblowing”

Il 15 novembre scorso il parlamento ha approvato una nuova legge sui whistleblower.

La prima regolamentazione in Italia risale alla legge approvata nel 2012 (n. 190/2012, legge Severino), che come spiegava Vitalba Azzollini articolo pubblicato su lavoce.info, proteggeva (in maniera insufficiente) solo il lavoratore pubblico. La nuova legge (proposta di legge n.1751 del 2013)aspira a proteggere il whistleblower, sia pubblico che privato, da qualsiasi tipo di misura ritorsiva, ma non prevede l’assegnazione di premi in denaro all’autore di una segnalazione che può portare al recupero di ingenti risorse.

L’Italia rimane così ancora lontana dal modello statunitense, che in materia è il più avanzato. Negli Stati Uniti non solo i whistleblower ricevono molta più protezione che nel migliore dei sistemi europei (quello inglese), ma vengono anche ricompensati con una percentuale dei fondi recuperati dal reato che viene scoperto.

In Italia, no. Raffaele Cantone, in un discorso precedente all’approvazione delle nuove norme, ha detto: “L’obiettivo è far cambiare mentalità, e chi ci aiuta deve farlo per una motivazione seria. Non per denaro e non per calunniare”. Dalle sue parole emergono due delle preoccupazioni più comunemente espresse nei confronti di un sistema come quello statunitense: il rischio che possa incentivare a riportare il falso nella speranza di ricevere una ricompensa; e il rischio che gli incentivi monetari possano diminuire l’effetto delle motivazioni etiche.

Gli studi sul fenomeno

Sono potenziali problemi che senza alcun dubbio vanno presi in considerazione nel disegnare una legge. E infatti esiste da tempo un filone di studi rigorosi che ne valuta la rilevanza e spiega come prevenirli. Ne emerge che queste paure non devono rappresentare un ostacolo all’introduzione di incentivi monetari per i whistleblower. Gestire efficacemente i potenziali rischi è possibile con un disegno competente e una gestione appropriata, come dimostra la lunga esperienza americana (si veda Theo Nyreröd e Giancarlo Spagnolo).

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Una consistente remunerazione monetaria finanziata dalle attività illecite recuperate rappresenta in genere un giusto risarcimento per i gravi problemi che chi segnala un illecito da parte del suo datore di lavoro si trova ad affrontare. La protezione risulta sempre assai incompleta anche nei paesi in cui è più estesa ed efficace. E il rischio che l’introduzione delle ricompense riduca le motivazioni etiche non è un problema primario. Klaus Ulrich Schmolke e Verena Utikal riscontrano che i premi in denaro sono uno strumento altamente efficace nell’aumentare il numero di casi riportati. Jeffrey Butler, Danila Serra e Giancarlo Spagnolo mostrano che le ricompense pecuniarie incrementano le probabilità di whistleblowing e non diminuiscono gli incentivi non monetari scaturiti dal giudizio sociale (approvazione o disapprovazione), ma tendono invece a rinforzarli ‘segnalando’ in modo forte ai cittadini la cosa giusta da fare. Paolo Buccirossi, Giovanni Immordino e Giancarlo Spagnolo analizzano il rischio di generare dichiarazioni false e mostrano come sia facilmente controllabile bilanciando adeguatamente premi e sanzioni nel caso di diffamazione.

Un’argomentazione spesso sollevata è che fornire incentivi monetari non è coerente con la tradizione giuridica italiana. Ma il nostro sistema giuridico nell’articolo 930 del codice civile e nell’articolo 510 del codice della navigazione prevede ricompense fino al 10 o al 30 per cento per il ritrovamento di cose perse o il recupero di imbarcazioni.

Sappiamo che il costo di corruzione, frodi ed evasione fiscale è altissimo e che le organizzazioni criminali utilizzano i mercati finanziari internazionali in modo sempre più sofisticato. Il bisogno urgente di misure più efficaci per la lotta contro l’illegalità dovrebbe spingerci a non escludere un sistema di ricompense in denaro sulla base di posizioni ideologiche o della sopravvalutazione di rischi che la ricerca e l’esperienza americana dimostrano essere gestibili.

Certo, questo è possibile solo se sistema giuridico e agenzie coinvolte sono efficienti ed efficaci. L’inefficienza del sistema giuridico italiano è purtroppo ben documentata e le agenzie alle quali spetterebbe il compito di disegnare e gestire un simile programma non sembrano avere le risorse e le competenze extra-giuridiche necessarie per l’utilizzo di strumenti avanzati. Ma l’esperienza della lotta a mafia e terrorismo suggerisce che non bisogna rassegnarsi: anche in Italia le cose possono cambiare. Le istituzioni inefficienti possono migliorare, anche solo in alcune parti specifiche, permettendo l’utilizzo di programmi più efficaci del sistema costoso e impotente in cui siamo purtroppo arenati.

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  1. Savino

    L’Italia è incompatibile con la legalità. Fanno bene tutti i giovani che abbandonano questa nazione. Il loro scarificio verrà premiato.
    I corrotti e i gruppi di potere stanno esprimendo un vero e proprio delirio di onnipotenza e di impunibilità tale da realizzare una effettiva discriminazione razziale verso tutti gli altri che non definiremmo più simili.
    Chiunque abbia il becero coraggio di dire che va bene così e non bisogna modificare nulla non ha capito nulla della vita.

  2. luca dal forno

    Buondì professore, ho letto ed apprezzato l’articolo ed ho approfondito leggendo il testo della legge 179/17 in G.U. e mi sorge ora un dubbio che spero Lei possa dipanare: sono un libero professionista (settore edile) e nell’ambito del mio lavoro mi son accorto di un reato perpetrato da molti che, se segnalato, porterebbe proventi alle casse pubbliche. Di contro, se lo segnalassi, potrei risultare malvisto da possibili nuovi clienti (privati) e non ottenere quindi dagli stessi delle commesse. A fronte di ciò esiste una tutela analoga alla 179/17 per i liberi professionisti come me?
    Leggendo che non esiste la possibilità di essere ricompensato (in via pecuniaria) dall’amministrazione pubblica qualora mi muovessi per portare alla luce detti misfatti, esiste l’alternativa di poter stabilire un contratto/compenso con l’ente preposto al controllo (che ovviamente non ha i mezzi per poter esercitare detto controllo) ?
    La ringrazio sin d’ora per l’attenzione che potrà dedicarmi.
    Cordialmente, Luca Dal Forno

    • luca dal forno

      Giusto per precisazione: a seguito degli illeciti di cui accennavo, le conseguenze sarebbero nulla più che sanzioni amministrative (calcolabili mediamente in € 1600/1800 circa ciascuna). Mi rendo conto che l’importo può sembrare relativamente limitato ma si parla di diverse centinaia di casi.
      Cordialmente, Luca

  3. Lorenzo

    nella repubblica delle banane, se denunci un evasore fiscale non solo non ricevi una lira di ricompensa, ma rischi anche di finire nei guai tu a causa di qualche cavillo burocratico a te ignoto, oppure (cosa peggiore) se denunci la persona “sbagliata” potresti diventare vittima di ritorsioni da parte di amici/parenti del reo, come e’ tipico di ogni paese di impostazione mafiosa che si rispetti

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