di Massimo Valsecchi, medico specializzato in igiene pubblica ed ex direttore del servizio di igiene pubblica e del dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria di Verona.

Dati del Veneto per l’analisi corretta

Trovo che la vostra analisi nel fact-checking del 17 gennaio sia fuorviante. L’affermazione, fatta da Pietro Grasso, che i risultati ottenuti nella Regione Veneto senza obbligo vaccinale sono stati buoni è, in realtà, ben documentata sulla base di fonti che voi stessi citate. Allego, a sostegno, il testo dell’audizione che ho tenuto su questo tema alla Commissione sanità del Senato, il 14 giugno 2017, dove potrete verificare alcuni fatti su dati ufficiali della Regione Veneto, mai smentiti dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità (e inserito, come link, anche nel vostro articolo).

Potrete verificare si è sì avuta, anche in Veneto, una importante diminuzione delle adesioni vaccinali che è iniziata nel primo semestre del 2012, ha raggiunto l’apice (negativo) nel 2014, per risalire poi, a fine 2016, ai valori del 2012. Anche durante il periodo di minor adesione vaccinale, le coperture sono state in ogni caso buone, dato che le cifre fornite dal ministero (delle sole coperture a 24 mesi) confondevano, volutamente, i dati del rifiuto vaccinale con quelli del ritardo dei genitori nel vaccinare i loro figli (descritto nello studio che ho coordinato e che voi citate nel testo).

Non è Grasso, dunque, ad aver dato una versione partigiana della realtà, ma il ministero e l’Iss che dovevano sostenere la linea governativa, secondo la quale, in questo paese, senza coercizione non c’è possibilità di governo.

Vi invito a esaminare con più cura i dati della Regione Veneto che avete pubblicato nel sito (ad esempio la tabella n. 8 a pag. 63 e il grafico a pagina 86): offrono una visione ben diversa dalle conclusioni ministeriali che voi avete accettato in blocco.

La sospensione dell’obbligo vaccinale in Veneto è stata il più ampio esperimento di nudging (spinta gentile) mai operato in Italia; è un peccato che sia finito così travolto dalla rissa politica che è usuale in questo paese.

Trovo, infine, sbagliato che, in un sito dedicato all’analisi critica dei fatti, avvalliate l’idea che “l’effetto gregge” sia lo stesso per tutte le malattie infettive (per il tetano ad esempio non c’è del tutto).

Questa informazione è stata sì diffusa da qualificati esponenti scientifici, ma non è vera: il livello in cui si attiva l’effetto gregge è commisurato a quanto è contagioso lo specifico agente patogeno in gioco, il che è, ovviamente, variabile.

Semplificare situazioni complesse era uno dei consigli perniciosi che Gianroberto Casaleggio distribuiva ai suoi discepoli; i risultati sono evidenti.

La risposta degli autori

Perché il Veneto non è un modello

di Lorenzo Borga e Mariasole Lisciandro

Ringraziamo il dottor Massimo Valsecchi per la risposta puntuale al nostro fact-checking a proposito della sperimentazione veneta di sospensione dell’obbligo vaccinale.

Abbiamo studiato con interesse il caso veneto e la documentazione prodotta dalla stessa regione, che abbiamo riportato nell’articolo. Dalla nostra analisi è emerso che tale esempio non può essere preso a modello per aver raggiunto gli stessi obiettivi dell’obbligatorietà (vale a dire il 95 per cento di copertura): conclusione che ribadiamo.
Abbiamo infatti mostrato e descritto il rialzo delle coperture a partire dal 2014, preferendo tuttavia utilizzare i dati del ministero della Salute in quanto più comparabili tra le varie regioni, oltre a essere quelli presi in considerazione dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Per il nostro obiettivo d’analisi, non abbiamo d’altra parte ritenuto rilevante l’effetto del ritardo da parte dei genitori nella scelta di vaccinare i propri figli – per quanto riportata nello studio linkato – dal momento che le coperture a 36 mesi non raggiungono ugualmente la copertura di gregge né la media italiana tetano (coperture a 36 mesi in Veneto: poliomielite 91,09, difterite 91,09, tetano 91,9, epatite B 90,46; dati del ministero della Salute). Due criteri che riteniamo utile utilizzare congiuntamente appunto perché consapevoli che non per tutti gli agenti patogeni vale la soglia dell’immunità di gregge, ad esempio per il tetano. Ma non solo: una soglia elevata, come quella del 95 per cento, è necessaria perché non possiamo correre il rischio di avere anche solo un caso di tetano in Italia.

Infine, il nostro obiettivo non è di semplificare situazioni complesse, ma al contrario di districare la matassa di semplificazioni (che portano poi a fraintendimenti ed equivoci) di cui è pieno il dibattito pubblico.

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