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Se anche Grasso è contagiato dai no-vax

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alla dichiarazione di Pietro Grasso sull’obbligatorietà dei vaccini.

Il tema dei vaccini è stato molto discusso dalla classe politica nel 2017, anche perché è stato l’anno in cui è stata potenziata l’obbligatorietà per alcune vaccinazioni con l’approvazione della legge 119/2017. L’obbligo vale per il vaccino esavalente (ossia quello contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e haemophilus influenzae), il trivalente Mpr (contro morbillo, parotite e rosolia) e per quello anti-varicella.

La reazione del Veneto alla reintroduzione dell’obbligo aveva suscitato molte polemiche, in quanto il presidente della Regione Luca Zaia presentò un doppio ricorso alla Corte costituzionale al fine di evitare la coercizione per i suoi cittadini. Il ricorso è stato poi respinto e il Veneto ha dovuto adeguarsi alla nuova normativa nazionale. Un cambiamento non da poco per questa regione, che nel 2008 aveva sospeso l’obbligatorietà per alcuni vaccini intraprendendo di fatto una politica di prevenzione pilota, basata esclusivamente sull’informazione e sullo sviluppo di una maggior consapevolezza delle famiglie.

La dichiarazione

Sul modello di prevenzione del Veneto è tornato qualche giorno fa il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso, la cui posizione sull’obbligatorietà dei vaccini non è ancora chiara. Nella puntata di Agorà dell’11 gennaio, intervistato da Serena Bortone, Grasso dichiara che:

“Grasso: Per me è stato un problema di informazione, secondo me ha fatto bene il Veneto dove i vaccini sono stati accettati perché è stata fatta una politica di informazione. Al di là della obbligatorietà, al di là del problema […] per me è importante che ci sia questa sicurezza sanitaria, però l’informazione è importante.

Conduttrice: Però il Veneto non era d’accordo con l’obbligatorietà.

Grasso: Però ha raggiunto gli stessi effetti con l’informazione”.

Dalle parole di Grasso si potrebbe quindi ritenere che il Veneto abbia raggiunto esclusivamente tramite campagne informative lo stesso obiettivo che si pone la legge sull’obbligatorietà dei vaccini, ossia una copertura vaccinale del 95 per cento. Tale percentuale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, rappresenta la soglia di sicurezza in grado di assicurare l’immunità di gregge (come avevamo già spiegato in un altro fact-checking). È una discussione interessante quella sulla scelta tra informazione (che sarebbe certamente preferibile a parità di risultati) e obbligatorietà, ripresa negli ultimi giorni anche da Salvini e Di Maio.

Iniziamo spiegando la peculiarità della prevenzione in Veneto, per poi mostrare i dati sulle coperture vaccinali di questa regione.

Come si faceva prevenzione in Veneto

La regione Veneto rappresenta un caso interessante: nel 2007 ha sospeso l’obbligo per le vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B, ossia i quattro vaccini per cui valeva l’obbligatorietà prima del decreto Lorenzin del 2017. Il Veneto ha infatti approvato la legge regionale n. 7, per cui la scelta “è di garantire queste vaccinazioni, offrendole gratuitamente tramite le aziende sanitarie, ma attivando tutte le figure sanitarie coinvolte a vario titolo nel percorso vaccinale e favorire una maggiore responsabilizzazione dei genitori per giungere a una scelta di adesione consapevole”.

La decisione, presa in cooperazione con il Ministero della Salute, fu resa possibile dalla condizione virtuosa delle coperture vaccinali in Veneto, che risultavano vicine al 98 per cento. Si è trattato di un progetto pilota per sperimentare il coinvolgimento diretto della popolazione, in contrasto a una politica di coercizione. Il progetto prevedeva un piano per il monitoraggio, con soglie critiche di attenzione delle coperture vaccinali ben definite (90 per cento di copertura) e una serie di eventuali azioni correttive. La regione inoltre ha investito in modo importante sulla comunicazione per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza delle vaccinazioni. In particolare, ha lanciato il servizio di consulenza pre-vaccinale “Canale Verde” per la valutazione dell’idoneità alle vaccinazioni onde evitare presunte reazioni avverse, ma anche diverse campagne informative, tra cui il sito vaccinarsinveneto.org.

La regione ha introdotto anche altre novità di supporto, tra cui un programma per il contenimento delle malattie infettive prevenibili con vaccino, il software unico per la gestione delle vaccinazioni e uno studio sulle determinanti che spingono i genitori a non vaccinare i propri figli.

I dati sulle coperture vaccinali 

Nonostante questa intensa attività di sensibilizzazione, i risultati non si sono rivelati soddisfacenti. Prendiamo in considerazione solamente le vaccinazioni per cui è stata stabilita la sospensione dell’obbligo, quindi poliomielite, difterite, tetano ed epatite B. Come si vede dalla figura 1, le coperture vaccinali nel 2003 erano alte e addirittura superiori alla soglia del 95 per cento, ma si riducono in modo preoccupante dal 2008 in poi. Da 2014 sono in lieve aumento, ma rimangono sempre ben lontane dai livelli del 2008.

Figura 1 – Coperture vaccinali in Veneto a 24 mesi per gli antigeni soggetti alla sospensione dell’obbligo – 2003-2016, valori percentuali

Inoltre è interessante notare come questi valori non solo sono scesi sotto la soglia di sicurezza del 95 per cento, ma sono anche inferiori alla media italiana. Dal grafico 2 si vede come nel 2008 in Veneto si partisse da una situazione di sostanziale parità con la media delle regioni italiane, per poi scendere a livelli decisamente più bassi. Esattamente come accaduto in Puglia.

Comunque, è bene notare che la riduzione delle coperture vaccinali in Veneto si inserisce in un contesto di generale riduzione della tendenza a vaccinarsi. Anche i valori medi italiani scendono, come si nota dal grafico.

Figura 2 – Confronto tra le coperture vaccinali in Veneto e la media italiana  a 24 mesi – 2003-2016, valori percentuali;

Il verdetto

In sostanza, in Veneto le coperture non raggiungono la soglia obiettivo dell’obbligatorietà vaccinale del 95 per cento e sono addirittura ben inferiori alla media italiana. Per quanto possa essere auspicabile, non è dunque vero che in Veneto l’informazione abbia raggiunto gli stessi risultati dell’obbligatorietà. Nell’attesa che Pietro Grasso comunichi agli elettori una posizione chiara sulle vaccinazioni, la sua dichiarazione – alla luce dei dati – non può che risultare FALSA.

AGGIORNAMENTO 23/01/2018

Pietro Grasso ha nel frattempo chiarito la sua posizione sull’obbligatorietà dei vaccini con questo post su Facebook.

Ecco come facciamo il fact-checking.

AGGIORNAMENTO 26/01/2017

Massimo Valsecchi, medico dell’azienda sanitaria di Verona, ha commentato il fact-checking. Segue la risposta degli autori che conferma il verdetto sulla dichiarazione di Pietro Grasso.

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  1. massimo valsecchi

    L’articolo basa la sua affermazione (per altro dedotta da fonti ufficiali del Ministero della Salute) di una fallimentare copertura vaccinale del Veneto su dati parziali che non rispecchiano la situazione reale. Come di può osservare dal grafico n3. del documento che ho consegnato e discusso in audizione alla commissione sanità del Senato di mercoledì 14 giugno 2017 e reperibile per esteso nel sito del Senato) , le coperture del Veneto hanno subito una flessione che è stata recuperata prima della reintroduzione dell’obbligo.
    • Nel marzo 2017, La Direzione della Prevenzione della Regione Veneto ha presentato ufficialmente l’aggiornamento dei dati di copertura vaccinale al gruppo misto regioni/ministero/ISS che semestralmente monitora l’andamento regionale dell’adesione all’offerta vaccinale.
    Quest’ultimo rapporto ha ampliato l’analisi a tutta la coorte dei soggetti nati dal 1998 al 2017.
    Le coorti ammontano così a 858.394 unità per l’analisi di copertura del vaccino antipoliomielitico nelle coorti da 0 a 18 anni e a 780.000 unità per la coorte da 2 a18 anni utilizzata per valutare la copertura della vaccinazione antimorbillo conferendo al campione una potenza statistica ddi grande rilevanza.
    I risultati dimostrano che le coperture vaccinali sono buone, che gli allarmi sollevati sulla base di rilevamenti parziali sono ingiustificati dato che confondono un ritardo nel vaccinale con il ben diverso rifiuto della vaccinazione.

  2. Giunio Luzzatto

    Non sono in grado di valutare il significato delle cifre differenziate tra quanto è scritto nell’articolo e quanto dice la risposta di chi difende la scelta veneta. Faccio però un rilievo “a monte”: perché considerare alternative la scelta dell’obbligatorietà e quella, lodevolissima, di una insistente opera di informazione? Quest’ultima può essere finalizzata, invece che a convincere i cittadini ad agire in condizioni di non obbligatorietà, a far sì che la vaccinazione venga apprezzata attraverso un “consenso informato” anziché subita come un sopruso delle istituzioni pubbliche. Anche per molti altri temi l’accompagnamento di obblighi normativi con una adeguata attività informativa sarebbe uno strumento di rafforzamento della democrazia.

  3. Gabriella

    Ottimo articolo. Continuate/implementate il fact-checking unico argine al diluvio quotidiano di bufale .

  4. Fabrizio

    Inviato da iPhone

    Bravi, complimenti. Ora potrebbe essere interessante preparare un bel fact checking sull’esistenza scientifica di questo fantomatico effetto gregge al 95%. Ma questo vi potrebbe portare contro l’opinione della maggioranza, probabilmente non ne vale la pena, siete ancora giovani, dovete fare carriera.

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