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La miracolosa crescita dell’auto elettrica secondo Di Maio

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a Luigi Di Maio e agli obiettivi sulle auto elettriche in circolazione nel 2020.

La dichiarazione di Luigi Di Maio

L’auto elettrica, si dice, è il futuro. Ma quanto impiegherà la tecnologia a raggiungere un numero consistente di vetture? Oggi, le auto di questo tipo in circolazione sono pochissime. Si tratta di un tema che la politica inizia ad apprezzare, tanto che il Movimento 5 Stelle utilizza vetture a propulsione elettrica per gli spostamenti nella campagna elettorale per le regionali siciliane. Non a caso Luigi Di Maio, presso il “Tag – Talent Garden” di Milano, come riportato dal Corriere.it, ha dichiarato:

“Uno degli obiettivi che ci siamo dati è quello di creare un milione di auto elettriche entro il 2020. E per farlo abbiamo bisogno di qualche centinaio di milioni di euro […]”.

Una previsione attendibile?

Poiché del futuro nessuno ha certezza, non possiamo attribuire all’affermazione di Di Maio un giudizio di vero o falso, come siamo soliti fare nel fact-checking. Però, possiamo studiarne le parole per verificare se si tratta di una previsione attendibile o meno.

Prenderemo dunque in considerazione sia la spesa proposta sia l’obiettivo fissato. Prima di tutto alcune assunzioni: “creare un milione di auto elettriche” va interpretato nel senso di permetterne la circolazione, e non di produrle. Per auto elettriche considereremo poi automobili mosse da uno o più motori elettrici e alimentate tramite batterie ricaricate con energia prelevata esclusivamente dalla rete elettrica: escludiamo dunque dal nostro calcolo le versioni ibride plug-in, e ovviamente le auto full hybrid (le definizioni sono spiegate nel dettaglio in un precedente articolo di Antonio Sileo). Assumiamo infine che Di Maio proponga un finanziamento che si avvicina al miliardo di euro. In realtà, la sua dichiarazione è vaga, ma così procedendo ragioniamo nella più ottimistica delle prospettive; se la somma venisse spesa interamente in incentivi diretti all’acquisto, non si supererebbero i 1.000 euro a vettura.

Stranamente la proposta di Di Maio non trova riscontro nel programma elettorale del Movimento, votato dagli iscritti. I capitoli sull’energia e sui trasporti presentano solo un generale obiettivo di raggiungimento del 90 per cento di penetrazione della mobilità elettrica, senza definire nel dettaglio né modalità né costi. La dichiarazione di Di Maio è dunque una novità.

Quante sono le auto elettriche

Il parco auto a propulsione elettrica circolante oggi in Italia è ancora poco significativo. Secondo un’elaborazione sugli open data del ministero dei Trasporti, le automobili elettriche al 25 febbraio 2017 erano quasi 6mila, su un totale di 38 milioni e mezzo. Numeri minimi, come in tutta Europa, dove – pur tenendo conto anche delle vetture ibride plug-in – le auto elettriche non superano lo 0,15 per cento del totale.

Iniziamo allora ad analizzare l’offerta di auto elettriche. Nonostante i tanti annunci, è oggi assai limitata e non verrà ampliata in modo significativo nei prossimi tre anni. Solo 19 sono i modelli disponibili in Italia, di cui tre di fatto identici. D’altronde, non risultano sempre effettivamente a disposizione presso le concessionarie, come denunciato dalla Ong Transport&Environment.

Se invece del parco circolante guardiamo alle vendite, le auto elettriche rimangono delle mosche bianche. Nonostante importanti incentivi – sia diretti all’acquisto, sia indiretti quali l’esenzione del bollo per cinque anni e l’accesso nelle zone a traffico limitato – le vendite non arrivano neanche allo 0,1 per cento del totale. Vale a dire 1.375 vetture nello scorso anno, di cui neppure 215 acquistate da privati e non da aziende.

Un risultato legato in particolar modo al prezzo, ancora decisamente elevato: per i modelli elettrici più venduti nel primo semestre del 2017 è stato nettamente superiore a quello medio delle auto più vendute in assoluto.

Il caso tedesco

Per analizzare la previsione di Di Maio, tentiamo di confrontare la situazione italiana con l’esperienza della Germania, il più grande mercato d’Europa con oltre 3,35 milioni di auto vendute lo scorso anno. Da giugno 2016 è operativo in Germania un piano di sussidi per incentivare l’acquisto di vetture elettriche. Ammonta a un miliardo di euro, di cui 600 milioni destinati all’acquisto delle vetture, da erogare fino a fine 2018, 300 milioni per accelerare la costruzione delle infrastrutture di ricarica e 100 milioni per rimpiazzare le flotte delle amministrazioni pubbliche. Il piano prevedeva di raggiungere un milione di auto elettriche entro il 2020, ma a maggio l’obiettivo è stato rivisto al ribasso a 500mila unità. Nel primo semestre 2017 in Germania si sono vendute poco più di 10mila auto elettriche che hanno beneficiato di un incentivo diretto di 4mila euro ciascuna.

Ricapitolando: i tedeschi, con lo stesso ammontare di risorse e con un anno di tempo in più, intendono raggiungere un risultato pari alla metà dell’obiettivo proposto dal candidato premier M5S. Va inoltre sottolineato che il parco auto circolante tedesco è più imponente di quello italiano, perciò i valori relativi sono differenti.

Le difficoltà delle auto “alternative”

Per comprendere la fattibilità della proposta Di Maio è utile vedere anche cosa succede nel mercato delle auto ibride. Nonostante la buona penetrazione – dal 2012 con tassi di crescita a due cifre – in quindici anni il peso specifico delle automobili ibride ha raggiunto appena lo 0,35 per cento del parco circolante: secondo i dati del ministero dei Trasporti solo 135mila autoveicoli.

Un risultato ancora limitato, a cui hanno contributo comunque importanti incentivi monetari e non: gli eco-incentivi, negli 2007, 2008, 2009 di almeno 1.500 euro solo da parte statale, mentre in Lombardia – grazie a risorse regionali – era previsto un ulteriore contributo di almeno 3mila euro, oltre all’esenzione del bollo. Come dimostra la tabella estrapolata dal rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente, l’Italia ha già messo in campo una vasta gamma di incentivi, diretti e indiretti, per l’acquisto di auto ecologiche.

Tabella 1

Fonte: Agenzia europea per l’ambiente, 2016

Il verdetto

Non disponiamo di sfere di cristallo, dunque non possiamo dire se la dichiarazione di Di Maio è oggi vera o falsa. Ma possiamo stimarne la realizzabilità: alla luce delle informazioni in nostro possesso passare da meno di 6mila unità a un milione in soli tre anni pare un’impresa improba. Le vendite di auto elettriche dovrebbero crescere dalle neppure 2mila attese per quest’anno (su un totale di 2 milioni) – 1.423 quelle vendute fino a settembre – a più di 300mila l’anno. Più di 150 volte tanto, parecchio di più di quanto nel 2017 venderanno le auto a Gpl, ibride e metano messe assieme. Tutti i dati a nostra disposizione indicano che la previsione di Di Maio, per quanto vaga, appare irrealizzabile, sulla base dell’esperienza nazionale e internazionale.

Ecco come facciamo il fact-checking.

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11 commenti

  1. Savino

    Non per niente, Marchionne ha definito l’auto elettrica “un’arma a doppio taglio”, probabilmente perchè conosce i motivi elencati.
    Una volta Grillo, sulle auto ad idrogeno e su altri aspetti futuristici, faceva la gag per cui dalle marmitte ci si poteva fare l’aerosol, adesso tutto ciò non fa neanche più sorridere.
    Consiglio al sito autorevole lavoce.info di continuare ad occuparsi di discussioni economiche serie e di lasciar perdere le sbandate grilline.
    Se il popolo, alla fine, credesse alle panzane di Di Maio, facendolo diventare premier, l’unico programma possibile sarebbe quello sotto dettatura della troika.

  2. Andrea Malan

    Sono sostanzialmente d’accordo con voi (http://milleruote.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/09/25/cchiu-pile-pe-tutti/)
    anche se le recenti uscite di Marchionne appaiono un po’ troppo catastrofiste, pro domo sua

  3. EzioP1

    Di Maio può solo rispondere così come rispose Grillo quando messo alle strette, “fidatevi di me”. Ma questa richiesta di fiducia significa incapacità di dialettica e di ragionevoli proposizioni.

  4. gianni

    Scusate ma l’articolo sembra scritto da uno che non vive nel passato. Negli ultimi mesi tutte le più grandi marche di auto hanno annunciato l’introduzione di auto elettriche a partire dal prossimo anno, alcune vedi Volvo addirittura al posto delle auto a benzina/disel, non in alternativa. Il disel verrà messo fuori legge fra un paio d’anni o poco più in seguito a decisione a livello europeo poichè cancerogeno. Quindi scusate ma Di MAIO ha detto una cosa ovvia che chiunque al governerà dovrà agevolare. Il M5S proprie perchè inserito nel programma già da qualche anno mi sembra coerente nel confermare le line guida di sviluppo che negli altri partiti nemmeno si sentono. L’articolo avrebbe avuto un senso se si fosse tentato di confrontare le politiche green fra i diversi partiti. Posto cosi risulta scitto da chi vive fuori dalla realtà ignorando cio’ che le case automobilistiche hanno annunciato e che qualsiasi lettore avrà già letto. Peccato perchè la voce sta perdendo credibilità nel cercare di difendere in ogni suo articolo il PD.

    • Roberto S.

      Sono i numeri che parlano. E i numeri “non sono democratrici”: sono numeri.

    • Sergio Bocchini

      Scusate ma il commento di Gianni mi sembra scritto da uno che vive nel mondo dei sogni in cui il 5 stelle porterà la pace, la felicità e un mondo migliore utilizzando i motori ad unicorni. Se si dice qualcosa di irrealistico non importa di che colore sei stai solo facendo falsa pubblicità e se ci credi in quello che hai detto è pure peggio. Ben venga il controllare i fatti. E forse peggiore è chi ci crede per partito preso perché odia questo fantomatico PD che dovrebbe essere la radice oscura di ogni male.

  5. enzo

    Un aspetto equivoco della questione è l’impatto ambientale dell’auto elettrica. A parte il problema dello smaltimento delle batterie in termini di CO2 cosa succederebbe se sostituiamo le tradizionali autovetture con quelle elettriche ? Quante centrali elettriche in piu ci vorrebbero ? La composizione di fonti energetiche che sostituirebbero benzina e gasolio che impatto avrebbero in termini quantitativi e qualitativi sull’inquinamento ? Credo che le prospettive vadano verso auto elettriche nei grandi centri urbani ma non di proprietà ma di noleggio. Cioè l’effetto positivo si può avere solo riducendo complessivamente il numero di auto circolanti almeno nelle grandi città eliminando le emissioni in questo ambiente ma riducendo anche lo spazio occupato da autovetture inutilmente ferme la maggior parte del tempo e senza trasferire l’impatto ambientale dai centri urbani ad aree esterne addette a fornire energia

    • Sergio Bocchini

      Un aspetto equivoco è parlare di smaltimento batterie e altri aspetti senza saperne.
      1) Le vecchie batterie sarebbero in termini grossolani la fonte principale di litio, il minerale preziosissimo che si trova in natura in concentrazione minore nelle rocce da estrarre.
      2) In termini teorici il motore elettrico può raggiungere efficienze di conversione dell’energia del 100% quello a scoppio solo il 30%.
      3) Le fonti distribuite di fotovoltaico sarebbero la soluzione ideale eliminando così il problema del dover immettere in rete quanto prodotto sul tetto di casa.
      4) Al momento abbiamo centrali per la produzione di energia elettrica in eccesso specialmente le famose turbogas, un utilizzo della rete attuale intelligente (smart grids) eviterebbe la costruzione di nuove centrali, inoltre l’impatto sulla produzione di co2 sarebbe sensibile, basta solo immaginare il venir meno dei canali di distribuzione della benzina tradizionali (camion che vanno a carburante che portano in giro carburante). Detto questo concordo con il fatto che dimaio è un inetto.

  6. Jacopo

    In realta’ la Norvegia e’ arrivata a 21.5 auto elettriche ogni 1000 abitanti, che equivale in Italia a 1.26m di auto. e circa il 90% di queste 21.5 sono state immatricolate dal 2013 al luglio del 2016 (source: FT). oltretutto tra gli incentivi ci sono costi vivi o mancati introiti/costi opportunita’ per lo stato. Magari DiMaio parlava solo di costi vivi? Gli autori non lo sanno e nemmeno noi lo sapremo mai. Detto cio’, sicuramente la dichiarazione di Di Maio e’ piu’ probabile che non si realizzi piuttosto che si realizzi, ma e’ per questo che servono i leader, per dare obiettivi che siano difficili, ma non letteralmente impossibili. “The role of a leader is to articulate non-arguable goals aspirations for the institution”. Se per caso con un obiettivo del genere si arriva a 1m di auto elettriche in Italia nel 2021, sarebbe un successo per DiMaio e il popolo italiano. Quindi il secondo punto e’: in quali situazioni il fact checking e’ utile? secondo me, nel momento in cui c’e’ un dibattito su un tema specifico e il politico in caso usa numeri e dati per sostenere/confutare una tesi, e’ giusto fare fact chceking. Quando un politico utilizza numeri, esplicitamente approssimativi (vd. “qualche centinaio”, vd. il non indicare di che costi si parla o di che auto esattamente si parla), per indicare una direzione politica o un aspirational goal, allora il fact checking risulta piuttosto inutile.

    • Amegighi

      Non sono daccordo sull’inutilità del fat checking, anche in questo caso. E’ proprio l’assurdità dei numeri sparati spesso a caso, oppure la loro fumosità, che invece dovrebbe indurre le persone (ed in primis i politici) a pensare e a ragionare le proposte che fanno. “Qualche centinaio” non è un numero, ma solo un buon esempio di qualunquismo numerico o un esempio di “dialettica” numerica. Più sensato l’approccio tedesco, in cui, accanto al numero, anche se modificato successivamente (un esempio di corretta amministrazione in cui analizzando i dati, si correggono realisticamente i possibili risultati), si parla chiaramente e realmente di tutto quello che va associato allo sforzo per introdurre l’auto elettrica, come un parco di stazioni di ricarica, cosa non secondaria, e forse primaria per indurre la gente a prendere una decisione pro o contro ragionata.
      Purtroppo, il problema con questi politici “affabulatori” o, per dirla alla Montanelli, “piazzisti”, è che poi devono governare e confrontarsi con numeri, dati, fatti e realtà. Facile dire, poi, che le cose non sono andate bene per colpe altrui, per il destino negativo, per i poteri occulti, o per non so quant’altro.
      Di solito l’ “aspirational goal” non raggiunto in un’impresa significa la cacciata del CEO, e la perdita per gli azionisti, magari associata alla loro tardiva consapevolezza che nel contratto firmato con lui avevano concesso troppi “benefits”, ammaliati dalle sue promesse…vaghe.

  7. Stefano73

    Il Fact checking dovrebbe valutare i fatti comunicati dai politici, ovvero verificare a posteriori se le loro previsioni si sono verificate. Non dovrebbe dare giudizi sulla loro realizzabilità, altrimenti entra in un campo di valutazione politica in cui rischia di valutare chi ha detto cosa e non cosa ha detto. Dovrebbe valutare se i dati di crescita economica, di entrate o di spese contenuti in passate Leggi finanziarie siano stati raggiunti. (es. gli 80 euro hanno funzionato?, abbiamo recuperato maggiori entrate da certe misure?, ecc..)

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