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La concorrenza può attendere

Si chiama “legge annuale per la concorrenza” ed è stata proposta nel 2015. Dopo più di due anni, manca ancora un passaggio al Senato per la sua approvazione. Perché invece di discutere dei suoi punti controversi si preferisce affossarla per intero?

Legge per il 2015, ma non ancora approvata

Lo sapevamo già: in Italia la concorrenza interessa (sbagliando) solo a pochi. Ma il destino del disegno di legge annuale sulla concorrenza è davvero straordinario. Uscito dal Consiglio dei ministri il 20 febbraio 2015, era una “legge annuale sulla concorrenza”, che quindi avrebbe dovuto cogliere le istanze delle autorità di regolazione e della concorrenza volte a migliorare il funzionamento dei mercati. Con l’idea che ogni anno avrebbe avuto alcuni temi e introdotto alcune migliorie.

In realtà, è in parlamento da circa 900 giorni approvato in diverse versioni prima dalla Camera, poi dal Senato, con il nostro bicameralismo perfetto che dà il meglio di se stesso. Raccontare l’iter nel dettaglio sarebbe probabilmente uno spot contro il Senato, che ha trattenuto il provvedimento – già approvato dalla Camera dopo circa otto mesi di discussioni – per poco meno di 600 lunghi giorni. Ora è stato approvato per la seconda volta dalla Camera, ma con quattro modifiche rispetto al testo uscito dal Senato, sufficienti a rinviarlo ai senatori per un ulteriore riesame.

Decreto controverso? Sì, ma pochi hanno il coraggio di dichiararlo apertamente. Così, le quattro modifiche sembrano scuse per rinviare ancora l’approvazione, nella speranza – che qualcuno sicuramente coltiva – che il termine della legislatura impedisca di vararlo. In un mondo politico pavido e nel quale le lobby imperversano, è molto più facile tirare in lungo le discussioni che affrontare i problemi in modo aperto. E un provvedimento ampio come il “Ddl concorrenza” sembra fatto apposta per coalizzare i diversi interessi che il provvedimento cerca di attaccare.

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Due punti su tutti…

Passando al merito, non è facile illustrare il disegno di legge che incide su almeno tredici settori o ambiti professionali, dalla poste alle banche, dagli avvocati ai notai, dalle farmacie agli odontoiatri. Riemergono qui tentativi antichi quali quello di lasciare spazio alle società di capitali in settori per ora riservati ai liberi professionisti (avvocati, farmacie). O provvedimenti utili, quali quelli contro le frodi nel campo assicurativo, che tanto fanno lievitare i costi delle assicurazioni e quindi il costo delle polizze auto.

Un paio di aspetti del disegno di legge hanno forse una rilevanza per certi versi superiore a quella degli altri. Il primo è quello che mira a eliminare il monopolio che Poste italiane ha oggi sulla consegna degli atti giudiziari e delle notifiche di sanzione. Sembra cosa di poco conto, ma in realtà pare sia un business che per Poste italiane vale oltre 200 milioni l’anno. E – come avevamo già scritto a suo tempo – sul quale contava anche il ministero dell’Economia al momento della parziale privatizzazione di Poste. Nella prima versione del Ddl, la fine del monopolio era prevista a giugno 2016. Con un primo intervento il ministero era riuscito a posticiparla a giugno 2017. Ora che anche il giugno 2017 è superato dai fatti, si passerà al giugno 2018? Forse, ma solo se il Ddl sarà approvato. E se il ministero dell’Industria (il Mise) spinge in tal senso, il Tesoro (il Mef) tira probabilmente in senso opposto. Chiamiamolo fuoco amico…

La questione energetica è invece un po’ più seria. Il disegno di legge mira a eliminare ogni protezione per i consumatori di energia elettrica e gas; il mercato si è aperto da circa 15 anni, ma per chi non voglia esplorare le offerte “a libero mercato” resiste ancora la regolazione pubblica, una offerta di prezzi fissati dalla Autorità per l’energia. Il Ddl vuole togliere questo ultimo ostacolo al libero mercato, ritenendo che ormai lo sviluppo della concorrenza potrebbe essere più che sufficiente a tutelare i consumatori.

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Vero? È un provvedimento molto ideologico, che assume che la concorrenza sia un bene sempre e comunque, senza considerare che finora le offerte a libero mercato sono mediamente meno convenienti di quella regolata. E che i margini della vendita sono già così bassi che è davvero difficile pensare che il prezzo possa scendere ancora – cosicché è facile prevedere che le imprese di vendita al dettaglio userebbero l’opportunità per aumentare i prezzi ancora di più.

A questi timori il Mise ribatte che la rimozione della regolazione serve a dare coerenza al sistema, e che comunque si punta ad avere offerte più “ricche”, nelle quali i venditori venderanno servizi (ad esempio di efficienza energetica) e non solo l’energia (che in sé è la tipica commodity). Sicuramente il dibattito sulla opportunità di questa parte del provvedimento sarebbe del tutto legittimo. Ma pochi hanno il coraggio, e forse anche la capacità tecnica, di sollevare il punto. Cosicché si punta a farlo morire di vecchiaia tutto.

Nella prima settimana di agosto il provvedimento torna al Senato, che dovrebbe discutere solo i quattro punti che la Camera ha modificato. In teoria, tutto potrebbe finire in poche ore. In pratica, non è difficile prevedere nuove imboscate. Francamente vedere ancora rinviata a data da destinarsi quella che doveva essere la “legge per la concorrenza” del 2015 sarebbe una brutta sconfitta.

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Il Punto

  1. Savino

    Continua la mentalità gretta dell’Italia e degli italiani, conservatori dello status quo.
    E’ inutile sbracciarsi e frignare per chiedere la “ripresa economica” se nessuno vuole sacrificare la propria meschina rendita di posizione.

  2. Maria Chiara Furlò

    Riflessione interessante e realistica, ma vorrei segnalare un paio di errori importanti.
    Il primo riguarda la questione dello stop al monopolio di Poste sull’invio di multe e notifiche giudiziarie. Il Senato, in seconda lettura, ha infatti già spostato il termine da giugno a settembre 2017 (data quindi non ancora superata dai fatti).
    Il secondo riguarda questo passaggio: “Nella prima settimana di agosto il provvedimento torna alla Camera, che dovrebbe discuterne solo i quattro punti che il Senato ha modificato”. In questo caso sono state invertite le camere parlamentari, il testo è infatti tornato per la quarta lettura in Senato (la discussione nell’Aula di Palazzo Madama è prevista per la prima settimana di agosto), dopo l’approvazione dello scorso 29 giugno da parte della Camera.
    Infine, le modifiche apportate al testo durante l’ultimo passaggio alla Camera – sulle quali si concentrerà il lavoro del Senato – sono cinque (non quattro) e riguardano le assicurazioni, il telemarketing, l’energia, le
    società di odontoiatri e la bonifica dei terreni precedentemente utilizzati da distributori dismessi di carburanti.

  3. Piero Fornoni

    L’Italia non cresce per colpa dei cinesi? O per colpa dei politici italiani ?
    Quando sento parlare del fatto che in Italia il GDP non cresce o cresce pochissimo si dà la colpa a tutti tranne agli italiani. Questo anche su giornali normalmente abbastanza obiettivi…
    Nessuno dice che circa il 73% dell’economia italiana è composta da servizi che in quasi la totalità è regolato dalle leggi italiane sulla concorrenza.
    Sono queste leggi e regole che tengono ingabbiata l’economia italiana dei servizi che, come già scritto, rappresenta circa il 73% di essa.
    Secondo me, pensare che l’Italia possa crescere al pari degli altri paesi con una legge sulla concorrenza distorta e lobbistica è una pura illusione.

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