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Banche, la commissione d’inchiesta deve correre

Difficilmente la commissione bicamerale sul sistema bancario potrà affrontare nel giro di pochi mesi in maniera rigorosa e approfondita l’ampio spettro di questioni che le è stato affidato. Meglio concentrarsi su un unico aspetto, quello regolamentare.

La commissione bicamerale

Nei giorni difficili della affannosa ricerca di una soluzione per le crisi bancarie, la Camera dei deputati ha approvato, il 21 giungo, l’istituzione della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche (qui e qui).

La legge è passata con il voto favorevole di tutti i partiti: il tramonto (almeno per ora) dell’ipotesi di elezioni anticipate in autunno, deve averli convinti che c’è tempo a sufficienza per lo svolgimento dei lavori, che si devono chiudere entro un anno e comunque entro la fine della legislatura. Ma quali sono i compiti della commissione?

La legge è il frutto dell’unificazione di ben tredici disegni di legge; pressoché tutti i partiti avevano presentato una loro proposta, alcuni fin dal 2013. La commissione sarà costituita da venti senatori e altrettanti deputati, nominati dai presidenti dei rispettivi rami in proporzione alla consistenza del gruppo parlamentare di appartenenza, con la garanzia di almeno un rappresentante per gruppo; svolgerà la sua attività con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. I soggetti chiamati a riferire nelle audizioni della commissione non potranno rifiutarsi di rispondere alle domande appellandosi al segreto d’ufficio e né la magistratura né gli altri organi inquirenti possono, immotivatamente e definitivamente, opporsi alla richiesta di atti e documenti relativi a procedimenti o inchieste in corso relative all’attività della commissione.

Come è tipico delle commissioni parlamentari di inchiesta, anche i poteri di quella sul sistema bancario e finanziario sono ampi e possono essere utilizzati per svolgere studi, indagini e convocare esperti per approfondire le materie oggetto di indagine.

Tanti compiti da svolgere

I compiti assegnati alla commissione sono molto ampi e possiamo riassumerli in quattro grandi tematiche. Alla fine dei lavori il parlamento e il paese dovrebbero avere un quadro chiaro e dettagliato di come la crisi finanziaria globale ha inciso sul nostro sistema bancario e sul nostro debito pubblico (tematica A) e una valutazione sulla adeguatezza delle regole europee e nazionali nel prevenire e gestire le crisi bancarie (tematica B). La commissione è incaricata anche di occuparsi di come sono state applicate queste regole, verificando l’efficacia dell’attività di vigilanza ai fini della tutela del risparmio (tematica C). Dovrà, inoltre, indagare sulla gestione delle banche coinvolte in situazioni di dissesto, poste in risoluzione o beneficiarie di risorse pubbliche (tematica D). Su quest’ultima tematica, il testo della proposta di legge elenca in dettaglio le attività da svolgere, focalizzando l’attenzione sugli strumenti e le modalità di raccolta della provvista e sulla collocazione, con pratiche anche scorrette, di prodotti rischiosi presso piccoli risparmiatori. Andranno, inoltre, approfonditi i criteri di erogazione dei finanziamenti a grandi operatori, diventati poi morosi, e gli aspetti più attinenti le gestioni degli istituti di credito, come la struttura dei costi e la remunerazione dei manager.

Per un lavoro utile

All’inizio dell’anno un articolo di Paolo Balduzzi sulle commissioni d’inchiesta sottolineava il rischio che quella sulle banche potesse avere prevalentemente la funzione mediatica di allungare e conservare l’attenzione sul tema. Ed è un rischio reale: pensare nel giro di pochi mesi di affrontare in maniera rigorosa, oggettiva, approfondita e soprattutto neutrale un così ampio spettro di argomenti è illusorio e – è inutile nasconderselo – anche pericoloso. Già si sono avute le avvisaglie di possibili ping pong di reciproca attribuzione di responsabilità sulle vicende degli ultimi anni e non è certo un azzardo temere che la commissione d’inchiesta si trasformi in un campo di battaglia tra partiti, man mano che le elezioni si avvicinano.

Per evitare il classico palcoscenico dove tutti incrociano le armi per poi produrre corpose quanto inutili documentazioni, sarebbe opportuno focalizzare l’attenzione sulle direttrici in grado di realizzare in tempi ragionevoli risultati concreti e praticabili. È evidente, ad esempio, che il nostro assetto regolamentare, anche nei suoi rapporti con la disciplina comunitaria, deve essere ripensato.

Una commissione che si concentri su questo snodo fondamentale per il futuro del nostro sistema bancario e che elabori indirizzi e principi, inevitabilmente destinati alla prossima legislatura, per una seria e organica riforma farebbe un buon lavoro e darebbe un senso alla sua esistenza.

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Vizi antichi nella vicenda delle banche venete

  1. Domenico Dal Mas

    Mi aspetto che oltre ai punti indicati, si verifichi la sostenibilità economica delle banche in bonis attesa la copiosa regolamentazione ( non sempre coordinata e condivisibile e che comporta l’azzeramento dello spirito imprenditoriale all’interno delle banche ) imposta alle banche e le condizioni economiche del mercato in cui sono costrette ad operare ( sempre maggiori requisiti patrimoniali per poter erogare credito e bisogni del territorio). Inutilità degli interveni BCE per la liquidità in assenza di adeguati requisiti patrimoniali

  2. Sergio Nardini

    Il bail-in colpisce ingiustamente i depositi e la tutela risparmio viene vanificata
    Modificare codice per evitare “di essere presi in giro” da amministratori incapaci e infedeli

  3. Henri Schmit

    La causa del dissesto bancario? Non il mis-selling dei subordinati alla propria clientela retail, un epifenomeno patologico avallato dalle autorità: operazioni di bilancio dichiarate in anticipo; prospetto approvato. La causa è il mis-lending. I volume senza paragone dei NPL (3x la media, 1/3 del totale della zona €) non è causato da una recessione più grave in Italia, ma è all’origine della crisi. Se il volume eccessivo è emerso con nuove regole di misurazione e di contabilizzazione, bisognava prevedere l’impatto dei nuovi criteri e costringere le banche a utilizzarli in parallelo già prima. Oltre il mis-lending (crediti concessi a debitori e progetti non meritori, senza garanzie sufficienti) e il mis-management (inadempienza nelle procedure di affidamento e di controllo), ci sono state vere e proprie truffe permesse per omissione o commesse per connivenza con i debitori truffatori (bancarottieri fraudolenti, truffatori fiscali, evasori con fondi neri), non solo nelle banche venete. Fra i due estremi (mala gestio e comportamenti individuali criminali) c’è una succubanza diffusa nei confronti dei potenti; il fenomeno si afferma dove le regole valgono meno del potere; può inquinare anche autorità (vigilanza, procure) e osservatori (giornalisti, accademici). Bisogna rintracciare e punire chi si è arricchito con dolo, arrivando anche alla parte occulta dei flussi. È lavoro da procura, non da commissione d’inchiesta che può stigmatizzare solo le evidenti colpe istituzionali.

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