Sembra ormai certa l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui casi del Monte dei Paschi e di altre banche. È solo l’ultima di una lunga serie di commissioni attraverso le quali il parlamento ha indagato su fatti e misfatti della nostra storia. La sua efficacia dipenderà da diversi fattori.

Novanta commissioni d’inchiesta

Sembra molto probabile, per non dire certa, la costituzione in brevi tempi di una commissione d’inchiesta sul caso del Monte dei Paschi di Siena e di altri istituti bancari. Ma che cosa è una commissione d’inchiesta? Che poteri ha? E di cosa si occuperebbe nel caso specifico?
Le commissioni d’inchiesta sono strumenti a disposizione di entrambe le Camere per raccogliere informazioni sia riguardo una successiva attività legislativa sia per chiarire eventuali responsabilità, soprattutto politiche, in merito a “materie di pubblico interesse” (articolo 82 Costituzione). È inoltre previsto che procedano “alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”. Questo significa, da un lato, che la commissione assume un potere coercitivo del tutto simile a quello di un giudice ordinario; dall’altro, però, significa che eventuali soggetti inquisiti dalla commissione godono di diritti identici a quelli di cui godrebbero di fronte a un giudice. La Costituzione prevede infine che la commissione sia formata “in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi”.
Ulteriori indicazioni sono contenute nei regolamenti di Camera (articoli 140–142) e Senato (articoli 162, 163). Il primo, in particolare, stabilisce che “le proposte di inchiesta parlamentare seguano la procedura prevista per i progetti di legge”: le commissioni, cioè, devono essere costituite con una legge; inoltre, e ciò appare molto importante, per liberare il parlamento “inquirente” dal governo “eventualmente inquisito”, non è possibile porre la fiducia sulle leggi che le istituiscono. Infine, le commissioni possono essere costituite da una sola Camera (monocamerali) oppure da entrambe, indipendentemente o congiuntamente (bicamerali).
L’ultima fonte di riferimento è quindi la legge istitutiva, che stabilisce, o può stabilire, oggetto, compiti, dimensione, modalità di nomina, attribuzione della presidenza, durata, strumenti utilizzabili, segretezza delle informazioni raccolte, e altro ancora.
In Italia, dal 1945 a oggi, sono state create novanta commissioni d’inchiesta: 47 bicamerali, 24 monocamerali al Senato e 19 monocamerali alla Camera. Bisogna però notare che alcune si sono occupate degli stessi argomenti, seppur durante legislature diverse (tabella 1). Come si può vedere, il parlamento ha sempre fatto ricorso alle commissioni, in special modo a quelle bicamerali. Alcuni argomenti sono poi talmente ricorrenti che di fatto queste commissioni sono ormai considerate una norma (per esempio, la cosiddetta commissione “antimafia”). Se ne possono trarre due diverse conclusioni: da un lato, si potrebbe pensare che il lavoro delle commissioni d’inchiesta sia poco efficace: la quantità di documenti prodotti è in effetti notevole, ma è difficile giudicare la loro utilità. D’altra parte, al contrario, si potrebbe più benevolmente concludere che il parlamento vuole tenere sempre sotto controllo alcuni argomenti ritenuti fondamentali.

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Tabella 1 – La storia delle commissioni d’inchiesta

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Inchiesta sulle banche

Dalla tabella 1 si nota anche come il tema bancario non sia stato molto ricorrente nella storia delle commissioni d’inchiesta. Di cosa si dovrebbe quindi occupare la commissione d’inchiesta sul settore, perlomeno secondo le mozioni approvate il 10 gennaio 2017 dal parlamento? La mozione della maggioranza, più specifica delle altre sui compiti della commissione, prevede che proceda “con particolare riguardo all’individuazione delle eventuali responsabilità degli amministratori, al corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo, nonché all’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare tali crisi”. Tra le altre, vale la pena di segnalare anche le richieste contenute nelle mozioni della Lega Nord (respinta) e del Movimento 5 Stelle (parzialmente approvata). La prima prevedeva di estendere “i poteri della suddetta commissione alla verifica dello stato di salute patrimoniale di ogni istituto operante sul territorio nazionale e dei nomi dei beneficiari dei crediti computabili fra le sofferenze o i crediti deteriorati”. La seconda stabiliva invece che l’indagine della commissione avrebbe dovuto riguardare gli “ultimi trent’anni”.
Quale sarà il destino di questa commissione è quindi ancora tutto da vedere: dopo aver deciso che si farà, i primi elementi cruciali saranno la definizione dei suoi obiettivi, l’identità dei suoi membri e anche la provenienza (maggioranza o opposizione) del presidente. Probabilmente, comunque, la sua utilità maggiore consisterà nell’allungare o mantenere costante l’attenzione mediatica al tema, oggi più che mai elemento di pressione e di influenza sulle scelte politiche.

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