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Così l’Irpef non sarà più una giungla

Il profilo della progressività

Pare utile qualche integrazione a seguito degli interessanti commenti al nostro articolo “Disboschiamo la giungla dell’Irpef”. In primo luogo il progetto di riforma è corredato, come si può intuire, da numerose tabelle e grafici che evidenziano i vari effetti attesi in termini – tra gli altri – di progressività, concentrazione, redistribuzione, povertà, risorse e cuneo fiscale, ma per motivi di spazio abbiamo effettuato una drastica selezione. La comparazione della curva di incidenza di imposte e benefici sul reddito prima e dopo una riforma è, tra i tanti prospetti, quello che consente di intuire il suo profilo della progressività e le variazioni rispetto alle norme vigenti.

Dal grafico si vede come l’incidenza si abbassa visibilmente per i primi tre decimi di percettori (il 30 per cento a più basso reddito equivalente); in particolare, assumerebbe valori negativi per il primo decimo, assimilabile a un’area di povertà, con la natura di un sostegno anziché di un prelievo. Dalle due curve si osserva anche che mentre oggi fino al secondo decimo non c’è progressività sostanziale, la riforma proposta permetterebbe di recuperarla, in piena coerenza coll’articolo 53 della Costituzione (che peraltro già oggi si può considerare applicato per il complesso della distribuzione).

Tre situazioni particolari

Ma poiché è vero che non si osserva direttamente cosa accade alle aliquote marginali, aggiungiamo che, in estrema sintesi, il sistema vigente determina aliquote marginali elevate e di diverso segno per tre situazioni: a) quando un dipendente o collaboratore continuativo acquisisce attorno agli 8mila euro il diritto al bonus mensile di 80 euro e improvvisamente il suo reddito cresce di ulteriori 960 euro (si tratta di un’aliquota negativa, cioè di un salto in aumento del beneficio); b) quando il contribuente supera la soglia di incapienza dell’Irpef (intorno ai 12mila euro) e improvvisamente deve pagare le addizionali sull’intero reddito; c) quando il dipendente tra i 24mila e i 26mila euro di reddito vede ridursi drasticamente, fino ad annullamento, il bonus mensile di 80 euro, perdendo nell’arco di 2mila euro di reddito incrementale tutti i 960 euro del bonus, con un’aliquota implicita specifica del 48 per cento (che insieme alle altre aliquote si prende generalmente l’intero aumento del reddito lordo). Con la riforma, che assorbirebbe il bonus 80 euro e trasformerebbe le addizionali in sovrimposte, i salti verrebbero trasformati in una crescita delle aliquote effettive piuttosto regolare, che risulterebbero anche inferiori a quelle vigenti almeno fino a un reddito mediano.

Infine, l’annosa questione di come considerare la prima casa. Nel solo caso del nuovo assegno di sostegno al nucleo familiare, che nel calcolare il reddito equivalente vuole considerarli tutti, il reddito figurativo della prima casa viene computato alla pari di tutti gli altri, anche fiscalmente esenti. Ciò per un principio di equità rispetto a chi, magari con pari reddito monetario, deve sostenere spese di affitto che cambiano sostanzialmente il profilo di “bisogno”; ma anche per destinare efficientemente risorse finanziarie pubbliche difficili da reperire e da non assegnare in pari misura a soggetti meno bisognosi

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  1. Alberto Biarese

    Trovo la proposta molto interessante e spero venga presa in considerazione dalle forze politiche. Sarebbe possibile vedere il progetto o il dossier completo?

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