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  1. roberto Rispondi
    I problemi sono molteplici e irriformabili in quanto gli interessi delle parti in gioco prevalgono sulle valutazioni formative. Chi dice che le università non hanno bisogno di riforma e che sono sottofinanziate dice il vero e il falso insieme. Il vero in quanto i fondi reali sono scarsi e quei pochi dati a pioggia. Il falso in quanto l'esistenza stessa della figura di "ricercatore" in facoltà come scienze della comunicazione, filosofia o similia è solo un modo per dare uno stipendio a chi fa le veci dei professori e di ricerca vera dubito ne abbia mai fatta. Il tutto negli ultimi anni si è aggravato con la scellerata riforma del 3+2 (alias laurea breve) che soprattutto nelle facoltà scientifiche è un non senso e serve solo a raddoppiare le cattedre e a genere titoli senza mercato alcuno. Cercare di aumentare il numero dei laureati per fini statistici è la negazione stessa del titolo universitario che per forza di cose deve essere altamente selettivo (vedi École nationale d'administration). I call center sono pieni di laureati "inutili" e invece abbiamo dannatamente bisogno di lauree di alto livello. Ripeto, troppi interessi in università, sarebbe come aspettarsi la riforma dei privilegi dei deputati
  2. francesco Zucconi Rispondi
    Credo che si dovrebbe finanziare molto di più l'università pubblica. In ogni caso la strategia di affidare a corpi ristretti la soluzione del "problema università " è solo il marchio di una classe dirigente che non ha amore per l' Italia e che è assai digiuna di competenze storiche. Infine non sono affatto sorpreso che certe strutture di pseudo-vertice in realtà producano anche tesi di dottorato scopiazzate male. Il vero merito in Italia è scomodo!!!!!
  3. Nicola Salerno Rispondi
    Conosco la realtà di IMT solo per assai sporadici contatti da esterno, tuttavia realizzatisi in un esteso intervallo di tempo, praticamente dalla fondazione sino a tutto il 2012 e anche parte del 2013. Il mio primo ricordo è una lectio magistralis di Alesina sull’istruzione universitaria e post universitaria, tenuta lì in IMT proprio all’inizio e che faceva sperare in un progetto esemplare e di successo (andai a Lucca just in purpose per quella lezione). Poi nel tempo ho ricevuto una lunga serie di impressioni contraddittorie (mio giudizio soggettivo obvs.) che in parte si rispecchiano nella franca analisi dell’articolo. Come mio ricordo finale c’è il passaggio di testimone di Pammolli, in anticipo di pochi mesi rispetto alla naturale scadenza del suo secondo mandato e motivato dal fatto che il progetto era stato oramai perfezionato e rodato. Su quest’ultimo punto ci furono anche alcune riprese stampa.
  4. Marcello Romagnoli Rispondi
    Ma le università italiane hanno veramente la necessità di essere "riformate"? Gli atenei italici soffrono di due problemi principali. Il primo è il cronico sottofinanziamento rispetto alla media europea sancita ripetutamente dalle analisi internazionali. Questo porta con sé una mancanza di infrastrutture, di personale che si traduce in un posizionamento non altissimo, ma neppure basso, nelle più che discutibili classifiche mondiali. Anche se la maggior parte delle università pubbliche italiane si colloca nel top 5% secondo queste più che discutibili liste, il fatto che non ce ne siano di italiche nelle prime 10 (o 50 o 100 a piacimento di chi attacca il sistema pubblico) è materia di scandalo. La seconda piaga è l'eccesso di burocrazia imposta a un servizio che per sua stessa natura DEVE essere snello e rapido. Ciò non vuol dire senza alcun controllo, ma neppure con un peso assillante che rallenta ogni attività e ne consuma energie. Le "baronie" sono codificate dalle leggi italiane e se non ci fossero saremmo contro la legge. Se vogliamo toglierle allora cambiamo le leggi.