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L’inarrestabile declino degli omicidi

Nel 2016 il numero degli omicidi commessi nel nostro paese è diminuito ancora. Vi ha senz’altro contribuito l’affermazione dello stato. Ma anche l’interiorizzazione, da parte dei cittadini, dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli.

Una decrescita felice

Incredibile ma vero: nel 2016 il numero degli omicidi commessi nel nostro paese è ancora diminuito. È sorprendente innanzitutto perché la decrescita è iniziata nel lontano 1992 e non si è mai arrestata. Nel 1991 ce ne furono 1.916 (3,4 per 100mila abitanti), nel 2016 invece sono stati 397 (0,65 per 100mila). È sorprendente, in secondo luogo, perché nell’ultimo anno il calo è stato ancora più forte del solito: -15 per cento. È sorprendente, infine, perché nell’ultimo ventennio l’Italia ha avuto un tasso di omicidio più basso del Regno Unito e della Francia, che per secoli sono stati, da questo punto di vista, paesi più sicuri. Dunque, l’Italia non solo non ha più, per l’alto livello di criminalità, un “vero primato, che non è quello sognato dal Gioberti”, come scriveva ironicamente, nel 1883, Filippo Turati, ma si trova decisamente alla testa degli altri paesi nella tendenza al declino di questo delitto.
I risultati della ricerca che abbiamo condotto nell’archivio del ministero dell’Interno (certamente la fonte più ricca e affidabile fra quelle esistenti nel nostro paese) mostrano che la diminuzione ha avuto luogo in tutte le regioni, ma che in alcune è stata più forte che in altre: in Calabria, Sicilia e Campania (tabella 1). Un vero e proprio crollo vi è stato nelle prime due regioni, nelle quali la frequenza degli omicidi era nel 1991 ben tredici volte maggiore di oggi.
In tutto questo periodo, la geografia degli omicidi è un po’ cambiata. La regione più virtuosa è rimasta il Molise, dove nel 2016 non è stato ucciso nessuno. Ma in testa alla classifica, la Campania ha superato la Calabria e la Sicilia per numero di persone uccise. Nel complesso, comunque, le differenze fra le regioni sono oggi molto minori di venticinque anni fa.

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Tabella 1 – Tasso di omicidio in Italia (per 100 mila abitanti) per regione dal 1992 al 2016

Fonte: ricerca Barbagli-Minello, archivio Ministero dell’Interno

La diminuzione del tasso di omicidi è avvenuta anche nelle grandi città (tabella 2). La flessione è stata spettacolare a Catania, la città che venticinque anni fa aveva il tasso più alto e nella quale oggi è ben tredici volte minore. È stata forte anche a Palermo, a Genova (oggi la città più virtuosa), Milano, Torino e Firenze. Contrariamente a quanto alcuni hanno sostenuto, la diminuzione è avvenuta anche a Napoli fino al 2012, seppur seguita da una lieve ripresa negli ultimi tre anni. Oggi nella città partenopea ci si uccide più che nelle altre, ma molto meno di venticinque anni fa.

Tabella 2 – Tasso di omicidio per 100 mila abitati dal 1989 al 2016 nelle grandi città

Fonte: ricerca Barbagli-Minello, archivio Ministero dell’Interno

Il calo non ha riguardato tutti i tipi di omicidio (tabella 3). Quelli nati da liti e risse sono aumentati negli ultimi anni. Sono invece considerevolmente diminuiti quelli di criminalità organizzata (mafia, camorra o ‘ndrangheta) e di criminalità comune o legati a furti e rapine, molto meno quelli familiari e passionali.

Tabella 3 – Tipo di omicidio dal 1992 al 2016

Fonte: ricerca Barbagli-Minello, archivio Ministero dell’Interno

I meriti delle forze dell’ordine

La diminuzione degli omicidi dell’ultimo quarto di secolo è stata sicuramente favorita dalla lenta affermazione dello stato, della sua capacità di detenere il monopolio della violenza legale, e dall’interiorizzazione, da parte dei cittadini, dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli. È stato un mutamento profondo ed è improbabile che gli italiani riprendano ad armarsi e a sparare a chi li vuol rapinare solo perché viene approvata una nuova legge in proposito.
Nel periodo considerato, lo stato ha ottenuto successi nella lotta contro la criminalità organizzata con l’approvazione, nel 1991-92, di alcune leggi (n. 82, 293 e 356) che hanno incentivato la collaborazione dei pentiti. Ma i dati che abbiamo analizzato fanno pensare che la flessione degli omicidi di criminalità comune o legati a furti e rapine sia almeno in parte riconducibile a una maggiore efficienza delle forze dell’ordine. Nell’ultimo quarto di secolo è continuamente cresciuta la quota di omicidi risolti con esito positivo – dei quali cioè si è trovato l’autore (figura 1) – passata dal 40 per cento nel 1992 al 73 per cento del 2016. La quota varia a seconda del tipo di delitto ed è maggiore in quelli familiari e passionali, molto minore in quelli di mafia, camorra o ‘ndrangheta. Ma, come si può vedere dalla tabella 4, la quota degli omicidi di criminalità comune risolti con esito positivo è notevolmente aumentata.

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Figura 1 – Percentuale di omicidi con autore noto, per zona geografica, 1992-2016

Fonte: ricerca Barbagli-Minello, archivio Ministero dell’Interno

Tabella 4 – Percentuali di omicidi con autore noto, per tipo, dal 1992 al 2016

Fonte: ricerca Barbagli-Minello, archivio Ministero dell’Interno

Nella lettura dello straordinario cambiamento dell’ultimo quarto di secolo dobbiamo evitare due errori. Il primo è di considerare ingiustificato e incomprensibile il forte senso di insicurezza che vi è nella popolazione del nostro paese, perché, se è diminuito il numero degli omicidi, è notevolmente aumentato quello di altri reati (ad esempio le rapine) che più dei primi vi influiscono. Il secondo è di immaginare che il declino degli omicidi continuerà ancora a lungo e che potremo presto raggiungere il tasso minimo nazionale, riscontrato in regioni così diverse come il Trentino, le Marche, il Molise o la Lombardia.

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15 commenti

  1. Luca Morandini

    Va considerato anche l’aspetto demografico, in quanto i vecchi sono meno violenti dei giovani… e gli italiani sono un popolo di mezza età. Sarebbe interessante applicare i tassi di omicidio per età dell’omicida del 1991 alla composizione demografica del 2016.

  2. Vittorio

    Rimane una notizia molto positiva, soprattutto se confrontata con un diffuso pessimismo.

  3. EF

    Quindi, utilizzando le stesse tecniche argomentative dei blogger “antisistema”, si può affermare che da quando l’Italia è entrata nell’Euro gli omicidi sono dimezzati.
    E da quando è stato firmato il trattato di Maastricht si sono ridotti ad un terzo!

    • GE

      Quindi la bilancia commerciale non c’entra una mazza con l’Euro. Evviva la disonestà intellettuale delle Marie Antoniette pro-sistema.

    • sottoscritto

      Caro EF, non serve nessuna tecnica, basta confrontare i dati.

  4. Alessio Maurizi

    Si può sapere il perché della seconda conclusione (“non si può immaginare che gli omicidi scendano ancora”)?

  5. Michele

    La stragrande riduzione è dovuta al crollo degli omicidi dovuti a furti e rapine e alla criminalità comune,i cui reati invece sono aumentati (come scrivete).
    Ma sono diminuiti quegli omicidi perché in italia in quei casi la vittima viene valutata carnefice. A quel punto non è fiducia nello stato ma anzi rassegnazione dell’inefficacia dello stesso.
    L’altro valore crollato sono gli omicidi della criminalità organizzata, e dal momento che il loro business non è diminuito, è noto che hanno ‘semplicemente’ cambiato strategia. Dalla strage di capaci. E in effetti voi prendete i dati dal 1992.
    I dati son dati. Ma i commenti son sempre interpretazioni

    • sottoscritto

      Quindi anche il suo commento è solo un’interpretazione. Corretto?

  6. C. Martin

    Sono curioso se siete a conscenza delle statistiche su le cause neurochimiche ambientali della criminalità e le correllazioni temporali.
    nel caso positivo, sarei interessato a saprer xché raramente chi scrive di criminalità le menzione.

    A me la solidità delle correlazioni sembrano migliore di 95% dei resultati in macroeconomia et 99% di quelle in scienze umane.
    Un buon riassunto
    Short form:
    http://www.motherjones.com/kevin-drum/2013/01/lead-crime-connection
    Long form:
    http://www.motherjones.com/environment/2012/11/criminal-element

    Aggiornamenti:
    http://www.motherjones.com/topics/lead-and-crime?page=1

  7. C. Martin

    Particolarmente interessante riguardando le diverse categorie di criminalità et la possibilità o meno di un livello minimo imprescindibile
    viene discusso in questo articolo piu recente.
    http://www.motherjones.com/kevin-drum/2017/05/unleaded-gasoline-reduces-violent-crime-sweden-too

  8. Edison

    Analisi sconcertante per la sua focalizzazione e dunque del tutto fuorviante: la rilevanza sociale di una tipologia di reato non può essere certo ridotta alla sola manifestazione omicidaria. Seguendo il criterio di valutazione degli autori l’attuale impatto sociale delle attività legate alla prostituzione dovrebbe risultare praticamente inavvertito, rispetto al “terribile” quinquennio 1995/99, deduzione questa palesemente risibile. E così per molti altri dati comparati. In realtà la tematica della sicurezza pubblica andrebbe trattata sulla base di ben altre discriminanti dei tipi di reato: lo “spazio” di esecuzione (pubblico è ben diverso da familiare), il rischio sanzionatorio corso dall’autore (quasi nullo per molti reati predatori), la costrizione alla difesa da parte della popolazione (tassi stellari di crescita dei sistemi di sorveglianza pubblica e privata, nonché mutamento degli stili di vita). Le conclusioni sarebbero ben diverse, con un “reale” anche troppo coerente con il “percepito”

  9. Questi dati sono molto interessanti soprattutto se confrontati con l’immagine fuoriviante della percezione collettiva e individuale della violenza. Un elemento significativo mi sembra anche l’aumento delle rappresentazioni (fiction e serie tv) della violenza con grande enfasi su malvagità ed efferatezza, ovviamente a scopi “estetici” o di appeal narrativo. Tutto questo mi farebbe pensare che la percezione della violenza e in particolare dell’omicidio sia un elemento molto pericoloso e fuorviante della realtà sociale di un paese, che i media non dovrebbero alimentare, ma anzi mitigare usando lo strumento scientifico e attendibile delle statistiche. Personalmente, invece, penso che la diminuzione del tasso di omicidi nella criminalità organizzata sia banalmente attribuibile al fatto che oggi stiamo assistendo a un’evoluzione di questo spaccato sociologico: “il crimine non paga” e un omicidio è un costo a perdere, quasi medievale nei suoi metodi di vendetta, perché con la finanza si possono fare più soldi, annientando la concorrenza con metodi “legali” ed entrando nel circuito legittimo dell’economia. Lo Stato ha vinto certamente nel monopolio della violenza legale, ma ancora di più ha vinto il libero mercato quando, citando Adorno&Horkheimer “i confini tra racket rispettabili e illegali sono oggettivamente incerti, anche psicologicamente i tipi trapassano l’uno nell’altro”, p. 245.

  10. Andrea

    Buongiorno, volevo capire la differenza tra omicidi con autore noto e denunciati.
    Ho trovato sulle tabelle istat i dati a cui fate riferimento nella tabella 6.18. Però nella tabella 6.15 da 1333 omicidi volontari consumati nel 2013 rispetto a 1381 nel 1994. Qual è la differenza?

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