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Perché la rapina spaventa più dell’omicidio

Dal 1991 gli omicidi nel nostro paese sono diminuiti in maniera costante. Diverso l’andamento dei reati contro il patrimonio. Con le rapine nelle abitazioni più che raddoppiate nell’ultimo decennio. La paura dei cittadini dipende dalla gravità, ma anche dalla probabilità che un reato si verifichi.

Reati nella società feudale e nella società borghese

È successo più volte che, in determinati periodi, l’andamento di alcuni reati sia stato divergente: talvolta perché la loro frequenza è variata con diversa velocità, talvolta perché è cresciuta per alcuni e diminuita per altri. In molti casi gli studiosi hanno fatto questa constatazione mettendo a confronto omicidi (in declino) e furti (in ascesa). Così, ad esempio, alla fine dell’Ottocento, analizzando le statistiche di alcuni paesi, uno dei maggiori esperti europei, Enrico Ferri, pensava di scorgere i segni di una profonda trasformazione dell’attività criminale, con il sostituirsi “alla violenza la frode, alla criminalità medievale contro le persone la criminalità borghese contro la proprietà”. Ottanta anni dopo, un grande storico, Lawrence Stone, analizzando i cambiamenti di lunghissimo periodo del tasso di omicidi dell’Inghilterra, osservava che la continua diminuzione di questo delitto e la crescita dei furti era riconducibile al passaggio dai valori della società feudale a quelli della società borghese. Nella prima, dominavano i reati violenti contro le persone, perché era caratterizzata dall’ascrizione, dalla gerarchia e da un forte senso dell’onore. Nella seconda sono più frequenti quelli contro la proprietà perché la società è basata sul denaro e sulle relazioni di mercato.
I dati sul tasso di omicidi (in questo caso, per ragioni di comparabilità, sia consumati che tentati) e quelli sui furti in Italia, dal 1881 al 1941, fanno pensare che queste analisi non fossero prive di fondamento. La figura 1 indica che, pur subendo alcune oscillazioni (la più forte delle quali, con un deciso aumento, nel primo dopoguerra) la frequenza degli omicidi ha continuato a diminuire in tutto il periodo. Quella dei furti ha avuto invece un andamento opposto e ha conosciuto un continuo aumento, pur passando anch’essa attraverso delle oscillazioni. Purtroppo, però, mentre siamo certi che i dati della prima curva siano completamente affidabili (non vi è alcuna differenza significativa fra gli omicidi commessi e quelli registrati), non siamo in grado di dire lo stesso di quelli della seconda, per il buon motivo che, fino alla metà degli anni Sessanta, non riusciamo a stimare la quota del numero oscuro dei reati contro il patrimonio e non sappiamo se sia variata nel corso del tempo.

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Figura 1

Barbagli 1

Fonte: elaborazioni su dati Istat

L’Italia degli ultimi cinquanta anni

È bene dunque concentrare la nostra attenzione sull’ultimo mezzo secolo. Anche in Italia, come negli altri paesi occidentali, in questo periodo si è avuta prima una crescita e poi una diminuzione della frequenza di molti reati. La crescita, da noi, è iniziata nel 1969, otto anni dopo rispetto agli Stati Uniti, ed è stata impetuosa fino al 1991. Curiosamente, anche in Italia, come in altri paesi occidentali, questo è stato l’anno del picco. La figura 2 ci fa vedere come l’aumento, nella fase 1969-1991, è stato più forte per le rapine, un po’ meno per gli omicidi e ancora meno per i furti.

Figura 2

Barbagli 2

Fonte: elaborazioni su dati Istat e Ministero dell’Interno

Dal 1992 è partita la diminuzione, ma ha avuto una diversa velocità a seconda dei reati. È stata forte e continua per gli omicidi, più debole e discontinua per gli altri due. Il tasso di rapine, in particolare, è sceso solo per quattro anni, ha ripreso poi a salire, per toccare un nuovo picco nel 2007.
La figura 2 mostra chiaramente che oggi gli italiani hanno un livello di sicurezza maggiore che nel 1991 riguardo a tutti e tre i delitti considerati. Rispetto agli anni Sessanta, però, sono più sicuri solo rispetto agli omicidi, mentre corrono molti più rischi di essere derubati e rapinati di allora.
La differenza fra la situazione di oggi e quella di mezzo secolo fa è fortissima (molto più forte che negli Stati Uniti o in altri paesi occidentali) per le rapine, la cui frequenza è oggi dieci volte maggiore di quella di un tempo. Come se non bastasse, uno dei delitti che provoca maggior paura nella popolazione – le rapine in abitazione (per le quali disponiamo di dati a partire dal 2004) – è più che raddoppiato nell’ultimo decennio (figura 3).

Figura 3

Barbagli 3

Fonte: elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

Dunque, nonostante non abbia mai avuto un tasso di omicidi così basso, l’Italia è oggi un paese più insicuro di mezzo secolo fa. E la paura che milioni di italiani provano a camminare da soli la sera per le strade della zona in cui vivono non è eccessiva, sproporzionata e ingiustificata rispetto ai rischi obiettivi. Come molte ricerche hanno mostrato, oggi la popolazione dei paesi occidentali teme più i furti in appartamento e le rapine degli omicidi, perché la paura dei reati dipende non solo dalla loro gravità, ma anche dalla probabilità che si verifichino. E nell’ultimo anno, anche se ci limitiamo a quelli denunciati, i furti e le rapine sono stati 3.350 volte più numerosi degli omicidi.

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  1. Luca_ba

    Articolo ottimo, devo dare atto che difficilmente si trova sui mezzi d’informazione un articolo così serio e preciso. Di solito ci si limita a vedere che diminuiscono gli omicidi, a volte gli stupri, e ci si dimentica del resto. Non mi tolgo dalla mente che certi reati sono aumentati perchè è di fatto garantita l’impunità cosa che fortunatamente non c’è ancora per i reati violenti. Inoltre mi piacerebbe sapere quanta parte di tali reati è compiuta da stranieri in modo da capire se veramente la xenofobia è così senza fondamento come dicono troppi giornalisti e sociologi oppure i numeri sono ben altro.

  2. stefano delbene

    Come dice in premessa lo stesso autore, il numero di reati contro il patrimonio ha caratteri di minore oggettività rispetto agli omicidi o comunque i reati di sangue, come si diceva un tempo. Fra l’altro, varrebbe la pena analizzare il perchè dell’andamento fortemente ondivago della curva fra la metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni 90, quando assume un deciso, e continuo fino ad oggi, andamento decrescente. Il dubbio che sorge, e che sarebbe da valutare con mezzi “scientifici”, è se l’andamento più irregolare dei reati contro il patrimonio dipenda da una maggiore o minore visibilità, ossia, in parole povere, una maggiore o minore disponibilità all’emersione del fenomeno. Che non può non dipendere dal condizionamento operato da media ed imprenditoria politica, che prima ancora che agire sulla percezione di un rischio, crea una sorta di “effetto Hawthorne” sulla cittadinanza. Il fatto potrebbe essere provato da quell’inizio di decrescita degli ultimi due anni, nei quali la tematica della sicurezza è stata un po’ meno cavalcata da movimenti politici (ad es. M5S) rispetto ad altre tematiche, lasciandola in buona parte agli inossidabili leghisti. Aggiungo che, nonostante la conclamata diminuzione degli omicidi, le proposte dell’imprenditoria politica, negli ultimi tempi, si siano concentrate soprattutto sulla liceità dei mezzi di difesa attivi, come se si suggerisse che il problema emergente sia la tutela della vita.

  3. Luca

    Nelle carceri italiane i detenuti extracomunitari sono in rapporto a ogni 100.000 abitanti sei volte maggiore di quelli italini. Ogni giorno si legge nella cronaca di vicende che coinvolgono extracmunitari, lo spaccio nelle strade è in mano a extracomunitari, bande di extracomunitari organizzati nei furti scorrazzano in Europa come cavallette. Da quando è crollato il muro di Berlino è stato un declino costante. Ora che i confini non vengono fatti rispettare sarà ancora peggio.

    • arthemis

      @Luca:

      la domanda forse più corretta da porsi, volendo individuare una “origine etnica” dei reati, è quanti extracomunitari sono accusati di crimine in percentuale sul loro numero, non quanti sono in carcere (gli italiani hanno più spesso diritto a forme alternative, non fosse perché hanno dei genitori presso la cui residenza possono essere messi agli arresti domiciliari)

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