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  1. marcello Rispondi
    Più che un problema di tutela del risparmio, mi sembra che gli esempi esposti rimandino alla tutela del consumatore. Nel primo caso il tema è dell'adeguatezza del patrimonio a fronte degli attivi e della natura di quest'ultimi. L'Italia aveva il doppio circuito, ma abbiamo seguito sbagliando come sapevamo, l'idea di banca universale contro quella più prudente di gruppo polifunzionale. Le clusole nascoste, o peggio la mancata informazione dei rischi determinano, quando non delle vere e proprie truffe, asimmetrie informative e razionalità limitata. Il problema è ampiamente discusso in un libro che ha fato storia: LA SPINTA GENTILE di Sunstein e Thaler. Sulla base anche di alcuni recenti contributi, la soluzione al problema, che presto si porrà anche nel mercato dell'energia (Gas ed Elettricità) con l'abolizione del Mercato di Maggior Tutela, è quello di rendere possibile e facile la comparazione tra prodotti simili. Cioè un consumatore può scegliere solo se gli oggetti che ha di fronte possono esser facilemente comparati e quindi ordinati. In questo modo i risparmiatori potrebbero scegliere tra oggetti simili in classi di rischio e rendimento omogenee. Ovviamente questa azione dovrebbe essere coordinata e gestita dalla CONSOB, che invece si occupa di altro.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Condivido. Un problema molto profondo, come l'autore stesso riconosce, è l'approccio formalistico di chi dovrebbe vigilare. A pensarci bene (con la teoria del diritto, o intuitivamente), il formalismo è la negazione del diritto, fondato sulla buona fede. Ultima domanda: perché non tenere le autorità di vigilanza anche civilmente responsabili per errori, colpe non dolose, nell 'esercizio della tutela del risparmio. Se no, che tutela è? Lo Stato, infatti, non può più risarcire quando gli attivi dell'istituto colpevole non bastano più.
  3. Pier Giuseppe Fontanili Rispondi
    E' tutto vero con la sola precisazione che non tutti applicano le commissioni di ingresso (o di sottoscrizione), non tutti collocano fondi con commissioni di collocamento e non tutti collocano fondi con commissioni di uscita (o, peggio, di performance "truccata"). Esiste anche un mondo fatto di tanti operatori che lavorano per il cliente sapendo che comunque dovrà pagare la inevitabile commissione di gestione. Poi tutto è opinabile, ma se si da un servizio di onesta e più che sufficiente qualità al risparmiatore è giusto che il lavoro venga remunerato. Altrimenti si può ricorrere al "fai da te" o, eventualmente, alla consulenza dei giornali o della TV
  4. bob Rispondi
    ..è il concetto di creare ricchezza con la carta straccia da eliminare. Ripartire da un concetto di economia che guarda all'origini adeguandosi alle realtà attuali. Ma la carta straccia ..rimane carta. I risparmi che si " sono divorati" negli ultimi anni erano frutto di una economia del risparmio, della produzione e dell'attività imprenditoriale medio-piccola privata