logo


  1. Marco Brocca Rispondi
    CHE TRISTEZZA! Sono laureato, libero professionista e probabilmente ho comprato dei fondi con il meccanismo descritto nella articolo! E trovo nei commenti persone che difendono questi meccanismi di spese occulte! I miei clienti chiedono un servizio e vogliono sapere quanto spendono. E io, se compro dei fondi, voglio sapere quanto spendo! PUNTO! Tutti gli altri discorsi sono fatti per niente! Che le spese di commissione vadano alla banca, al gestore del fondo o a chicchessia non ha nessuna importanza. Forse é ora di smetterla di approfittare della gente che lavora e che mette da parte due soldi per le emergenze. E poi, perché devo spendere dei soldi per entrare in fondi che non mi danno nessuna garanzia? Non é sufficiente che io metta già a rischio il mio capitale? Non dovremmo guadagnare tutti sugli interessi o sulle plusvalenze?
  2. guido Rispondi
    Ho una proposta: trasformiamo le banche in istituzioni filantropiche! Del resto con le norme vigenti sul recupero crediti le banche fanno filantropia quando prestano denaro. Bando agli scherzi, l'asset management comporta dei costi e fornisce un servizio ai clienti. Il servizio di vendita delle banche comporta altresi' un costo. E' proprio a fronte di tali costi che i clienti pagano commissioni. Si puo' discutere sull'importo, sulla struttura piu' efficace per renderle trasparenti ma criticare le commissioni in quanto tali e' solo populismo.
    • Simone Cagliero Rispondi
      Se io investo 100 euro e ne vedo investiti 100 nel fondo quando in realtà sono 97 ci sono due gravi problemi che vengono trascurati. Il primo, che pago un 3% che è un costo esagerato per la sola vendita di un prodotto (i tassi oggi sono a zero, anzi: negativi). Trovo informazione di questo nei regolamenti dei fondi? Sì, ma la "trasparenza" è un'altra cosa. Il secondo: io penso di avere investito 100, vedo investiti 100 euro...e invece i soldi realmente presenti in quel fondo (e investibili da parte del fondo) sono 97 euro. Queste sono distorsioni inaccettabili: direi che l'invito alla riflessione è più che dovuto, anche per le autorità di vigilanza.
  3. Simone Cagliero Rispondi
    I beneficiari di queste commissioni "capestro" sono sia le banche che le SGR. Le prime incassano all'istante mediamente un 3% vendendo questi prodotti, a differenza di quanto percepiscono dalla retrocessione di parte delle commissioni di gestione (il 70% circa) su altri prodotti. Le SGR beneficiano delle commissioni di collocamento perchè grazie alla redditività dei fondi a cedola/finestra, le banche e gli altri collocatori hanno un incentivo enorme a collocare con forza questi prodotti. Il che per le SGR significa fare crescere gli "asset under management" e quindi i ricavi delle commissione di gestione. E' un circolo vizioso e in questo caso che sia nato prima l'uovo o la gallina (il prodotto o l'esigenza dei collocatori) è del tutto indifferente. Tralasciando il fatto che quasi tutte le SGR sono parte di gruppi bancari (e quindi il soggetto beneficiario è fondamentalmente lo stesso), trovo che l'articolo non denunci le banche come il maggior nemico, ma colga un punto importante e sconosciuto: la rilevanza di queste commissioni -di cui non c'è percezione da parte degli investitori- nei bilanci delle banche.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Aggiungo un'altra considerazione più critica: non sono le banche beneficiarie delle commissioni occulte a CREARLE, ma le società di gestione. Sostanzialmente, per il tema trattato nell'articolo, si possono distinguere tre tipi di società di gestione (italiane o estere che siano): 1. quelle captive di matrice bancaria, 2. le "indipendenti" vere e 3. le indipendenti fasulle. La differenza fra le due ultime categorie è che l'ultima colloca attraverso la propria rete di distribuzione, mentre l'"independent asset manager" vende attraverso intermediari professionali, banche, altri gestori o altre reti di collocamento, che a priori sono in grado di valutare, selezionare, controllare, etc. La maggior parte degli investitori finali non possiede né queste capacità né soprattutto gli strumenti per applicarle. Conclusione: è sbagliato far credere che per il vizio denunciato il maggior nemico degli investitori siano necessariamente le banche (pur spesso impunemente truffatrici).
  5. Michele Rispondi
    Ottimo articolo. Grazie!!!
  6. Henri Schmit Rispondi
    Se questa non è truffa? La Mifid (normativa europea per gli strumenti finanziari gestiti e collocati dagli intermediari autorizzati, introdotta in Italia circa 10 anni fa) ha fra i suoi obiettivi la trasparenza delle commissioni di gestione (patrimonio, performance) e di transazione (in, out), in particolare per le commissioni pagate ai distributori, ma prelevate sulle precedenti (non si tratta di un altro tipo di commissioni!), e in particolare se gli investitori sono non professionali, indifesi. Mi sembrava che in Italia tale regolie si applicassero già; è comunque prevista una Mifid2 che renderà la trasparenza obbligatoria ovunque dal 2018. Si capisce male come quanto descritto dagli autori sia possibile, come dopo l'introduzione della Mifid1 le autorità di vigilanza possano permettere comportamenti del genere. Più grave ancora se le retrocessioni occulte sono sistematiche, generalizzate. Ma non mi stupisce più niente.Se poi allargassimo ai prodotti assicurativi! Ma cambia la vigilanza, anche se si trattasse come prima di strumenti gestiti. Il problema è che non c'è tutela sostanziale, ma solo formale.
  7. fabrizio onida Rispondi
    Utilissimo contributo conoscitivo, ma resta il fatto che le fees and commissions sono oggi per le banche la maggiore fonte di non-interest income, visti i margini d'interesse vicini a zero. La Agcom dovrebbe farsi carico di verificare con quale effettivo grado di concorrenza operano le banche nell'offrire questi servizi finanziari così diffuci presso il pubblico.
  8. Stefano Rispondi
    andro' a vedere cosa riportano i prospetti relativi agli ultimi fondi acquistati, ma se OGNI COMMISSIONE deve risultare dichiarata (e quindi e' dichiarata...) la comunicazione c'e' e non ci possiam lamentare direi ...
    • Alberto Foà Rispondi
      Negli ultimi anni, purtroppo, la struttura commissionale di alcuni fondi comuni di investimento (in particolare quelli collocati dalle banche) e la loro missione di prodotto (http://www.risparmiamocelo.it/la-tentazione-degli-investimenti-alla-moda e http://www.risparmiamocelo.it/dentro-e-fuori-e-ancora-dentro-ai-fondi-a-cedola) si sono "evolute" nella direzione di una crescente opacità. La complessità della struttura commissionale, la lunghezza ed il linguaggio estremamente tecnico della documentazione d'offerta inducono molto spesso (quasi sempre) i risparmiatori ad ascoltare le caratteristiche del prodotto da venditori bancari che, nel raccogliere la firma, ne forniscono una rappresentazione che tende ad esaltarne le caratteristiche di redditività prospettica omettendo gli aspetti relativi a rischi e costi (non per nulla i fondi di investimento più collocati negli ultimi 2 anni hanno tutti la parola "cedola" nel nome del fondo (anche se poi spesso la cedola viene pagata con il capitale del sottoscrittore...ma questa è un'altra storia)