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Banche italiane, l’aiuto passa dallo stress test

Quanto fatto finora sul fronte bancario non è servito a molto. Stessa sorte avrà lo scudo appena varato, perché non tocca i crediti in sofferenza. I margini per negoziare con l’Europa un intervento nel capitale delle banche ci sono, benché ristretti. Bisogna sfruttare i risultati dello stress test.

Le regole europee

Il governo italiano tratta con la Commissione Ue e con i partner europei per ottenere la possibilità di intervenire a sostenere le banche del nostro paese. Gli ostacoli derivano da due fronti: i) le regole introdotte con l’Unione bancaria europea, ii) i vincoli di finanza pubblica. Messi insieme, rappresentano una sfida formidabile, che rende la trattativa molto difficile, ma non impossibile. Sul fronte delle regole bancarie, l’ostacolo principale è la regola del bail-in, contenuta nella Bank Recovery and Resolution Directive (Brrd): prevede che qualsiasi sostegno pubblico possa avvenire solo dopo che l’8 per cento delle passività di una banca sia stato colpito dal bail-in, in pratica riducendo il valore di azioni e altri titoli o convertendo debito della banca in azioni. La regola rende di fatto impraticabile il sostegno pubblico, per l’impatto dirompente che ha sui risparmiatori al dettaglio. L’unica eccezione è prevista nel caso in cui un sostegno pubblico si renda necessario per preservare la stabilità finanziaria di un paese. In questo caso, un governo può fare due cose: i) apporre la sua garanzia a nuove passività di una banca; ii) acquistare una quota di capitale della banca. Interventi di questo tipo, precauzionali e temporanei, possono essere fatti solo nei confronti di istituzioni solventi (cioè che rispettino i requisiti patrimoniali) e non possono compensare perdite passate e future. Le iniezione di capitale, inoltre, possono essere fatte solo per sanare carenze patrimoniali (capital shorfall) risultanti da stress test e asset quality reviews fatte dalle autorità di supervisione (articolo 32 della Brrd).

Uno scudo inutile

La scorsa settimana, il governo ha concordato con la Commissione la possibilità di apporre la garanzia statale a obbligazioni bancarie di nuova emissione, qualora una banca ne facesse richiesta, sfruttando così la prima delle due possibilità descritte. Potenzialmente si tratta di garanzie che potrebbero raggiungere complessivamente la cifra di 150 miliardi. Questa possibilità è stata concessa per evitare crisi di liquidità che potrebbero manifestarsi nel clima di mercato particolarmente turbolento creatosi dopo il voto su Brexit. È vero che la soluzione non ha costi immediati per il bilancio pubblico: le garanzie avrebbero un impatto di cassa solo quando una banca non fosse effettivamente in grado di ripagare le obbligazioni assistite dalla garanzia. Quindi il loro effetto sul rispetto dei vincoli di finanza pubblica è molto ridotto, se non addirittura nullo. Tuttavia, lo “scudo” (così è stato battezzato) serve a poco. Le banche italiane hanno una abbondante liquidità, grazie anche ai finanziamenti concessi dalla Banca centrale europea, e sono dotate di una elevata quantità di titoli da presentare come collaterale per ottenere ulteriori prestiti dalla Bce (100 miliardi secondo l’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia). Lo scudo ottenuto la settimana scorsa sul fronte della liquidità è quindi il terzo intervento governativo destinato a rivelarsi un flop. Il primo è stata la garanzia sulle operazioni di cartolarizzazione di prestiti inesigibili (Gacs), che è rimasta pressoché inutilizzata. Il secondo è il fondo Atlante: è vero che è servito a evitare che le due banche venete mal gestite finissero in risoluzione (bail-in compreso), ma è anche vero che non ha le risorse sufficienti a risolvere il problema di fondo, cioè la montagna di prestiti inesigibili accumulati dal sistema bancario italiano.

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Come si può intervenire sul capitale

E qui veniamo al punto cruciale. Le nostre banche avrebbero bisogno di una generalizzata svalutazione dei prestiti in sofferenza e di una conseguente ricapitalizzazione, con il contributo pubblico. Quest’ultimo intervento si scontra però con i vincoli di finanza pubblica, visto che avrebbe un impatto di cassa immediato, e con le regole bancarie viste prima. Non ci sono quindi facili soluzioni a livello di sistema, del tipo: immettiamo 40 miliardi di capitale pubblico nelle nostre banche, tanto poi lo Stato li recupererà rivendendo le sue partecipazioni. Queste sono favole, tranne nel caso in cui si vogliano calpestare le regole europee. E allora cosa si può fare? Paradossalmente, possiamo solo sperare che alcune nostre banche (a cominciare da Monte dei Paschi), escano male dagli stress test che l’Eba (European Banking Authority) e la Bce stanno conducendo sugli istituti maggiori (significant banks). In questo caso, il governo italiano potrebbe essere autorizzato a rimediare alle carenze patrimoniali risultanti dall’esame delle autorità europee, facendo specifici e limitati interventi di iniezione di capitale pubblico, senza fare scattare la risoluzione delle banche interessate e quindi senza bail-in. Oltre a essere tecnicamente possibile, la soluzione potrebbe convenire anche al governo tedesco, che si potrebbe trovare prima o poi a gestire qualche sua banca in odore di risoluzione, a cominciare da Deutsche Bank.

 

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Post-Brexit: regna l’incertezza

  1. Fabio

    PROPOSTA
    Premetto che non conosco come le banche gestiscano le proprie operazioni quotidiane.
    Tra le tante idee per la gestione dei NPL, mi sembra che nessuno parli della più semplice tra le varie opzioni possibili. Si può ipotizzare di vendere i crediti deteriorari ai debitori? Siamo sicuri che nessun debitore, il cui debito è considerato non esigibile, non voglia valutare la possibilità di estinguere il debito pagandolo il 50-60% del valore? Se ho acquistato un’auto da 20000 euro e non ho pagato rate per un totale di 12000 euro, penserei seriamente all’ipotesi di estinguere il debito a 6000-7000 euro. Anche perchè prima o poi qualcuno verrà a recuperare il credito chiedendomene 20000…. Invece di far fare il business a fondi avvoltoio, banchieri, Atlante o altri, penserei a dare un sostegno al debitore, che è forse la vera vittima della crisi…..

    • Signor Fabio, mi scusi, ma in uno scenario generalizzato come quello da lei proposto nessun debitore si sognerebbe di onorare il suo debito tempestivamente. Tutti farebbero in modo di rendere i propri debiti inesigibili in modo da ottenere uno sconto consistente. Non le pare?

      • Fabio

        Dario probabilmente ha ragione lei, anche se nello scenario generalizzato chi non paga i debiti diventa un cattivo pagatore segnalato al Crif con tutto quello che comporta.
        Ma se la moratoria fosse di tipo straordinario, magari con dei meccanismi di incentivo fiscale per le banche e riferita solo agli anni passati in cui la caduta del pil ha fatto esplodere il fenomeno, avrebbe senso la rinegoziazione dei debiti con i privati e le PMI. Credo che sia quanto le banche già propongano alle aziende in crisi per ristrutturare il debito, tagliandone anche il valore. Ancizhè aspettare i valori lunghi del contenzioso civile, che costa alle banche e ai privati e alle aziende, si otterrebbe anche il vantaggio di ridurre lo stock di NPL. Penso che se strutturata bene abbia anche un ritorno positivo verso l’opinione pubblica.

  2. SpeculaThor

    Ottima la conclusione sui tedeschi. Finalmente qualcuno lo dice. La Db ha leva lorda 40 ed il combinato tra tassi bassi in Europa e tassi lentamente crescenti con la Fed li distruggerà nel 2018 19 (ora caro proff è ancora troppo presto). Quindi strategia Italia: interventi tampone e palla lunga aspettando il 2018 19 quando sarà Weidman a pregar la Bce di stampare 500 billion in 1 notte (includendo Commerz e le Sparkasse)

  3. Condivido anche io la conclusione sui tedeschi. Vorrei aggiungere che una valida alternativa per rilanciare il credito bancario è la garanzia 662 per le imprese. Non vedo perché se lo stato garantisce non può garantire le imprese, sarebbe sufficiente raddoppiare il limite del fondo, oggi bloccato a 2,5 milioni. In questo modo aumenterà la moneta bancaria in circolazione, sarà uno stimolo per l’economia.

  4. Henri Schmit

    Ottima analisi, molto pessimistica. Secondo me bisognerebbe anche dire quale soluzione effettiva, percorribile e risolutiva c’è. Senza salvataggio pubblico l’unica che vedo è la ripresa dei cadaveri dai grandi istituti più sani, ovviamente a valore zero per gli attuali azionisti. Lo Stato può garantire questi istituti per finanziare e capitalizzare i take-over. È quello che è successo in Belgio sei anni fa. Sono isolato a non apprezzare le divagazioni sulle banche tedesche (che meritano le più aspre critiche) perché 1. distrae dal vero problema nostro e 2. può in caso di crollo del sistema solo affondare ancora di più le banche italiane.

    • SpeculaThor

      Salve Schmit : non è una divagazione quella sui Derivati Tedeschi e Francesi (ed Inglesi) a Leva Lorda 40 => PERCHE’ SICCOME la finanza è solo carta/bit cioè convenzioni credute vere dalle genti e quindi ontologicamente in sè reali => ALLORA SOLO SE il mal è “Comune” gli Internazionali accettano (senza dirlo esplicitamente alle loro genti) di modificare le convenzioni monetarie e di bilancio (QE, helicopter, garanzie, veicoli, cartolarizzazioni, , ecc.).. SE INVECE il mal fosse solo Nostrano allora loro farebbero i Rigidi e noi ce lo avremmo nello stoppino.. un “piccolissimo” esempio di “baratto sotto banco” lo hai avuto qualche mese fa quando i Tedeschi ci han concesso l’Atlantino in cambio della modifica degli standard di contabilizzazione dei derivati pro DB… Saluti e buone vacanze

      • Henri Schmit

        Ringrazio dell’attenzione, ma confermo che la questione dei derivati di DB è una divagazione che distrae l’attenzione dal vero nodo da sciogliere; i NPL italiani sono il 40% di quelli dell’eurozona! NPL e sottocapitalizzazione è uno solo e lo stesso problema. Gli argomenti di incostituzionalità del divieto di bail-out sono penose: dov’erano queste persone un paio di anni fa quando lavoce.info già si occupava del tema? L’unica soluzione è di ricapitalizzare i pochi istituti sani convincendoli ad incorporare i cadaveri bancari sempre più numerosi. La copertura dell’ultimo Economist esprime quello che molti pensano. Non serve (s)vendere i NPL se la banca che incorpora è capace di gestire i recuperi. Bisognerà con il tempo analizzare come mai le sofferenze delle banche italiane sono il triplo della media europea. Qualche idea ce l’ho. PS non sono né francese né tedesco e non ho alcun interesse a difendere le banche marce di quei paesi.

  5. guido

    analisi condivisibile ma limitata agli aspetti finanziari. la banche italiana soffrono di:
    1) elevatissimo cost-income ratio che pesa sulla redditivita;
    2) scarsa penetrazione dell’IT;
    3) governance inadeguata;
    4) sistema giuridico che ostacola il recupero crediti aumentando gli NPL e riducendone il valore.
    senza risolvere questi nodi il problema odierno rischia di riproporsi. il governo ha provato a porre mano a 3 tramite la riforma delle popolari ed a 4 tramite la riforma dell’escussione delle garanzie ma il populismo dilagante ha ostacolato ogni risultato.

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