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  1. Marco Rispondi
    In base all'art. 48 della Costituzione non mi pare che al momento sia possibile un voto "ponderato" deve essere infatti uguale (Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.)
  2. Lucio Tamagno Rispondi
    Credo che una riflessione su una diversa valutazione del voto in funzione dell'età dell'elettore e del tema su cui si vota non sia una cosa fuori dal mondo. il mondo (occidentale) procede con una velocità mai vista prima e certe scelte, condizionanti il futuro dei più giovani, non sempre possono essere valutate nello stesso modo da chi ha 40 anni di più.
  3. Federico Diamantini Rispondi
    Un pochino di sana autocoscienza e di vergognosa reticenza prima di scrivere tali panzane non guasterebbe. A Roma si dice: "E nn ce vojono sta!" Ma fate il favore...
  4. Pierpaolo Di Dato Rispondi
    Anche per me questa proposta non è accettabile: al massimo come sosteneva qualcun altro avrebbe più senso elevare la soglia della maggioranza per consultazioni elettorali con riflessi così forti e differiti sulle generazioni successive
  5. massimo M Rispondi
    Ma, ma ... da quando essere giovani significa far parte di un ceto svantaggiato, destinatario di apposite norme di favore mentre, da che mondo è mondo, sono sempre stati i vecchi, se mai, gli svantaggiati da tutelare ? Risposta:da quando è iniziata ad infuriare la Grande Controriforma (fine dello stato sociale =potente elemento di mobilità sociale, proletarizzazione dei ceti medi, restringimento di ogni prospettiva per gli individui mediani ecc.) Evidentemente, non avendo potuto per ovvie ragioni di consenso togliere tutto quanto acquisito agli anziani, la Controriforma si è accanita sui più giovani "privandoli del futuro", come si dice ridicolmente a proposito del referendum. Forse occorrerebbe pensare a "riformare la controriforma" e ricreare per i giovani le condizioni di 30 anni fa, più che cercare di "risarcirli" sul piano politico con proposte tanto artificiose quanto antidemocratiche.
  6. ms Rispondi
    la mia opinione è che (a) la proposta violi il principio di eguaglianza e (b) la voice non sia riducibile al voto. E' sorprendente (questa frase è una protesta espressa) che un articolo di due accademici su questa rivista on line sia di così bassa qualità. Se scrivo e protesto, invece di "lasciar perdere", uso una opzione che non è di mercato (non è exit). Se cambio subito rivista on line, considerando lavoce.info di qualità insufficiente a soddisfare un bisogno di dibattito pubblico di qualità minima decente e intellettualmente onesto, è una exit. E' sin troppo facile pensare (e quindi è probabilmente anche un po' sbagliato) che la voice, per avere forza, sia preferibilmente collettiva. Sulla protesta individuale Albert Hirshman ha espresso chiaramente la sua opinione in una frase memorabile: la frase è dentro il libro, non in copertina nè ad inizio di un paragrafo. Gli esempi che Hirshman offre non fanno pensare mai ad una protesta proceduralizzata. E' quindi possibile che si resti soli nella protesta (che non è un calcolo di convenienza) sopratutto in sistemi acccademici o sociali soggetti a forte deterioramento della loro qualità o delle loro basi morali. Il mio invito è al dare peso alle parole che un intellettuale (qualcosa di meglio di un docente universitario) usa. Si può usare un dizionario on line (su google non è male), se non si ha il tempo di leggere subito un libro o un articolo. Voice non è riducibile nè ad una crocetta nè ad una bomba o ad uno sparo. Chiaro?
  7. giovane arrabbiato Rispondi
    Beh dopo un'intera settimana di ''i giovani britannici hanno votato per l'Europa'' sui media nazionali, era ora che qualcuno si accorgesse dell'elefante nella stanza. Il 64% non ha votato proprio. Chi ha votato sono i giovani della medio alta borghesia, con il futuro già preparato dalla ricchezza e dai contatti dei genitori. Ovvio che chi ha la vita facile è favorevole all'UE. Il giovane ''chav'' non ci guadagna nulla.
  8. Lorenzo Rispondi
    Una proposta che non mi trova affatto concorde. L'unica proposta accettabile, anzi auspicabile, è che per consultazioni così importanti ci sia una maggioiranza più qualificata (66.7%?) che indichi il risultato (del resto anche nei condomini è così)
  9. slobodan Rispondi
    Torvo la ponderazione del voto pericolosissima. La democrazia rappresentativa, per forza di cose, semplifica: chi si astiene accetta il risultato. Punto. Altrimenti si potrebbe argomentare che, siccome aumenta la popolazione urbana, il voto della popolazione rurale deve pesare di più perché sia tutelato il suo interesse. Oppure che siccome i ricchi sono pochi (e in più pagano più tasse) il loro voto deve valere di più o, al contrario, siccome hanno già troppo potere deve valere di meno. E così via per ogni minoranza possibile e immaginabile (immigrati, disoccupati, lavoratori autonomi, omosessuali, atei e buddisti, vegetariani, locatari di casa, tirolesi, disabili, ecc.?!). Peraltro, chi dovrebbe decidere le minoranze da considerare e il valore di ponderazione del loro voto e le occasioni in cui farlo valere? Se i giovani vogliono contare, votino e, meglio ancora, si impegnino politicamente in prima persona. I giovani britannici 18-24 in larghissima parte sembra non abbiano votato (64%, il doppio del dato generale, 32% di astenuti) , di quelli che lo hanno fatto 3/4 era per il "remain", corrispondente al 27% degli aventi diritto. Un po' pochino per determinare l'esito di un referendum così importante, qualunque risultato ne fosse uscito.
  10. Savino Rispondi
    Non c'è più la classe dirigente visionaria che pensa ai giovani e al loro futuro. La storia giudicherà le bugie e la propaganda di Farage, Le Pen, Grillo, Di Maio e Salvini. Non c'è cosa peggiore che profittare della condizione disagiata delle persone per strumentalizzarla contro la costruzione di un modello sicuro pace e prosperità.
  11. pierrot Rispondi
    Premetto che, se anglosassone, avrei votato "Remain". Ciò detto, se per pura ipotesi la maggioranza degli anziani anglosassoni avesse votato "Remain" e i giovani (dei quali mi si dice peraltro abbiano partecipato al voto in misura infima = under 25 votanti: 36% - fonte @Skydata) avessero votato "Leave" si dovrebbe allora capovolgere la vostra ipotesi ? "Una possibile proposta (che garantisce comunque il principio di uguaglianza tra cittadini sul voto) è assegnare allo stesso elettore un voto con peso maggiore quando è anziano e più ridotto quando è giovane. Splendida ipotesi di voto a geometria variabile. A quando il ritorno al voto in base al censo o al numero di lauree e di Masters collezionati ? Dio ce ne scampi e liberi se questi sono i risultati.
  12. Stefano Matteucci Rispondi
    Viste le referenze non proprio positive degli ultimi 20 anni, mi permetto di consigliare a chi si occupa di marketing e finanza di stare lontano dalle istituzioni e dai fondamenti della nostra civiltà
  13. Stefano Matteucci Rispondi
    Facciamo così: Prima togliamo il voto ai vecchi Poi a chi non ha una laurea Poi ai poveri Poi agli omosessuali Poi alle donne Poi ai neri Poi a quelli del sud Poi a quelli del centro Poi a quelli del nord Portarono via gli ebrei e non feci nulla Poi gli zingari, e non feci nulla Poi portarono via me
  14. Alessandro Leipold Rispondi
    Quale sarebbe il risultato "ponderato" del voto Brexit?
  15. Bice Rispondi
    Un elemento da valutare nella discussione dell'astensione dei giovani UK dal voto e' il meccanismo di registrazione degli elettori. I Britannici non possono votare all'estero se non per procura, e per questa e' necessaria una ri-registrazione. Infatti (a differenza dell'Italia), non si e' automaticamente registrati una volta raggiunta l'eta' prevista, ovunque si abiti. A naso, direi che questo meccanismo rende il voto dei residenti all'estero piu' complicato di quanto succeda con la nostra AIRE (che pure non censisce tutti). Quanti giovani (e, in generale, quanti Britannici residenti all'estero, UE inclusa) non si sono premurati di registrarsi per il voto per procura? Piu' in generale: quanti giovani, persino dentro il Regno Unito, non si sono ri-registrati in tempo per votare da dove effettivamente sono (universita', posto di lavoro - il voto al giovedi e' facile soprattutto per i pensionati!)? Insomma, quanto il meccanismo per l'accesso all'elettorato attivo spiega i voti mancanti dell'elettorato giovane, soprattutto di quello residente all'estero?