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VOTO GIOVANE, VOTO DA PONDERARE

Le grandi democrazie sono nate in un’epoca in cui il peso elettorale delle giovani generazioni era consistente e crescente. Ora invece è sempre più preponderante la presenza di popolazione anziana, tendenzialmente più interessata alle condizioni immediate che a investire sul futuro. Tanto più in Italia. Per riequilibrare la situazione si può pensare di attribuire a ogni elettore un voto il cui peso dipenda dall’aspettativa di vita, così come è avvenuto per la riforma delle pensioni. Il sistema  responsabilizza elettori e candidati di tutte le età.

Nel governo Monti, un premier di 67 anni guida un Consiglio dei ministri nel quale il più giovane ha 56 anni. La notizia positiva, come il presidente stesso ha fatto notare, è che ben tre donne sono state inserite in posizioni chiave. Nessun problema invece per l’esclusione di giovani?

PERCHÉ È BENE INCLUDERE I GIOVANI

Ma perché poi non dovremmo preoccuparci allo stesso modo dell’assenza nell’esecutivo di persone con gli occhi chiari oppure scuri, o che praticano uno sport anziché un altro, o di vegetariani rispetto a chi apprezza la carne? Se la questione della generazione di appartenenza è considerata più rilevante è per il suo essere naturalmente legata alle implicazioni che le scelte prese oggi hanno su un orizzonte molto più lungo rispetto al presente. Avere più vita davanti oppure alle spalle condiziona il modo di porsi rispetto al cambiamento, condiziona la propensione a lasciare qualche sicurezza del passato per guadagnare qualcosa di più per il futuro.
Il tema ha però portata ancora più generale. Le grandi democrazie sono nate in un’epoca in cui il peso elettorale delle giovani generazioni era consistente e crescente. Si trovano ora a gestire un mutamento strutturale che vede una sempre più preponderante presenza di popolazione anziana, tendenzialmente più interessata alle condizioni immediate che a investire su quello che verrà dopo. Quindi anche più propensa a riconoscere il valore degli schemi interpretativi del passato che ad adottare soluzioni nuove. Del resto, è quanto generalmente si ritiene sia accaduto negli ultimi decenni nel nostro paese: il debito pubblico, la riforma pensionistica e quella del mercato del lavoro hanno tutelato risorse e diritti esistenti scaricando i costi maggiori sulle generazioni successive. Tutto questo è certamente figlio della miopia di una certa classe politica; ma sarebbe troppo sbrigativo liquidare la questione come “colpa dei politici di cattiva qualità”. I politici sono attori fin troppo razionali che ben sanno come mantenere il potere e quanto sia importante soddisfare un elettorato che ha gli strumenti per premiarli o per punirli. Se dunque l’elettorato è in modo crescente composto da persone che per età sono più attente al bene di oggi che alle prospettive del domani, il politico razionale sarà portato a fare gli interessi di quella componente della popolazione.

COME AUMENTARE IL PESO DEL FUTURO

Dare più peso al futuro significa dare più consistenza alla componente della popolazione che al futuro è più interessata, ovvero chi vivrà maggiormente le conseguenze, positive o negative, delle scelte prese oggi. Questa componente è costituita dalle giovani generazioni, il cui peso si è però ridotto nel tempo.
Una proposta coerente con questa impostazione è quella di eliminare i vincoli anagrafici che la Costituzione pone per l’accesso al Senato, in cui è eleggibile solo chi abbia compiuto i quarant’anni. Un’altra possibilità è quella di allargare i confini dell’elettorato attivo, ovvero dare la possibilità di votare anche a chi ha meno di diciotto anni. Una terza proposta molto discussa in ambito internazionale è quella di dare ai genitori voti (o quote aggiuntive di voto) per ogni figlio minore. (1)
La proposta più radicale, che riprendiamo e sviluppiamo in questo contributo, è però quella che scardina completamente l’idea del “voto uguale” per tutti. (2) L’idea è di attribuire a ogni elettore (a partire dai diciotto anni ma anche a partire da età inferiori) un voto il cui peso dipenda dall’aspettativa di vita. Appare il modo più efficace per riequilibrare una situazione che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, risulta fatalmente squilibrata a favore delle generazioni meno interessate al futuro.
Per non rimanere sull’astratto, proviamo a vedere come potrebbero essere i pesi e quale potere di riequilibrio potrebbero avere. Varie scelte sono possibili. Qui, con obiettivi solo esemplificativi, costruiamo la ponderazione su una trasformata dell’aspettativa di vita residua corrispondente a ciascuna età a partire dai dati più recenti pubblicati dall’Istat, riferiti al 2008. In base a tali dati un ventenne ha mediamente davanti altri cinquantanove anni (le scelte sbagliate di oggi possono quindi compromettere un’intera vita), mentre un settantacinquenne poco più di dieci anni (preferirà quindi massimizzare sul presente che investire sul domani). Sembra però eccessivo prevedere che un giovane abbia un peso sei volte maggiore rispetto a un anziano. La scala logaritmica ammorbidisce il divario. Se ricalibriamo poi i valori facendo in modo che il peso pari a 1 corrisponda ai 65enni (più in generale si potrebbe prendere l’età di riferimento per l’entrata in pensione), otteniamo un peso per un ventenne pari a 1,42 contro un peso di 0,82 per gli ottantenni (vedi grafico 1).
Cosa succede alla consistenza elettorale delle varie età? Attualmente corrisponde semplicemente alla consistenza demografica delle varie coorti. Applicando il nostro sistema di ponderazione otteniamo, ad esempio, sui dati Istat della popolazione prevista per il 2031 e per il 2051, quanto riportato nei grafici 2 e 3. Nel 2031 i sessantacinquenni sono i nati nel periodo del baby boom, particolarmente favoriti dalla demografia. Il sistema di ponderazione compensa in buona parte il ridimensionamento delle generazioni più giovani. L’effetto diventa via via più rilevante nel tempo. Nel 2051 il sistema di ponderazione sposta l’apice del peso elettorale dai settantenni ai trentenni-quarantenni. Da tener presente che nel 2051 per motivi demografici la consistenza elettorale degli elettori under 50 sarebbe minoritaria, pari a poco più del 42 per cento, mentre con i pesi salirebbe al 52 per cento mentre gli under 40 passerebbero dal 28 al 35 per cento.
La simulazione è applicata alla popolazione maschile. Dato che le donne hanno una speranza di vita maggiore rispetto agli uomini, il loro peso, adottando un sistema congiunto, risulterebbe leggermente enfatizzato.

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ALCUNE POSSIBILI CRITICHE

La critica per cui il voto ponderato sarebbe inaccettabile sulla base del principio di “una testa, un voto” è facilmente confutabile. A ben vedere, infatti, il voto ponderato esiste già: il peso del voto alla Camera è nullo sotto i diciotto anni e vale uno sopra; al Senato, il peso “zero” si applica addirittura fino a venticinque anni.
Inoltre, l’aspettativa di vita sembra una via ormai comunemente accettata per l’assegnazione di un diritto-dovere. Non lo diciamo noi: lo dice la riforma previdenziale del 1995, per cui le giovani generazioni (quelle cioè che non avevano ancora cominciato a lavorare al 31/12/1995) avranno una pensione il cui ammontare dipenderà non solo dall’entità dei contributi versati, ma anche dall’aspettativa di vita all’età della pensione. Noi crediamo che questa sia una scelta ragionevole (sarebbe stata, anzi, con più coraggio da applicare a tutti sin da subito).
Qualcuno potrebbe anche sostenere che gli elettori più giovani non siano poi così più lungimiranti degli anziani. La differenza fondamentale è però il fatto che i giovani pagheranno responsabilmente per le proprie scelte sbagliate, mentre gli elettori più anziani no.
Più deboli sembrano invece le critiche di chi reputa questo meccanismo difficilmente attuabile nella pratica: come pesare un voto senza rinunciare alla sua segretezza? Il voto ponderato si può naturalmente applicare in prima battuta per fasce di età, utilizzando schede di colore diverso per età diverse. In prospettiva, con il voto elettronico, questi problemi sono destinati a essere del tutto superati.
Uno dei meriti di questo sistema è che responsabilizza elettori e candidati di tutte le età. I secondi perché dovranno rispondere a tutti i propri elettori, non solo quelli numericamente più consistenti. I primi, perché non avranno quote o riserve garantite. De Tocqueville descriveva la democrazia come dittatura della maggioranza sulla minoranza. Oggi in effetti la democrazia in Italia è una prevalenza degli anziani sui giovani, che rischia di essere una dittatura del presente e del passato sul futuro. Il sistema di ponderazione può quindi essere visto come un “bonus futuro” assegnato alle componenti meno staticamente vincolate al presente e più dinamicamente interessate a inglobare il benessere di domani nelle scelte dell’oggi.
Il vero limite della proposta è forse il fatto che è troppo rivoluzionaria rispetto al sistema attuale di “una testa, un voto”: è quindi suscettibile di forte diffidenza all’interno di una popolazione che sta diventando sempre più vecchia e dunque chiusa nei confronti di ogni innovazione che redistribuisca potere verso i meno anziani.

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(1) In Italia questa proposta è stata sostenuta, tra gli altri, da Luigi Campiglio in “Prima le donne e i bambini”, Il Mulino, 2005.

(2) Recentemente ripresa anche da Federico Fubini e Danilo Taino sul Corriere della sera (LINK a http://lettura.corriere.it/debates/non-e-giusto-che-tutti-i-voti-siano-uguali/).

Grafico 1. Ipotesi di peso del voto differenziato per età

Nota: costruiti sulla base dei dati dell’aspettativa di vita del 2008 (www.demo.istat.it). Trasformata logaritmica e riproporzionamento a p65=1.

Grafico 2. Popolazione al 2031 ed effetto della ponderazione

Nota: effetto calcolato applicando i pesi del Grafico 1 tra i 18 e i 99 anni e riproporzionando rispetto al totale della popolazione del 2031 (previsioni Istat).

Grafico 3. Popolazione al 2051 ed effetto della ponderazione

Nota: effetto calcolato applicando i pesi del grafico 1 tra i 18 e i 99 anni e riproporzionando rispetto al totale della popolazione del 2051 (previsioni Istat).

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

46 commenti

  1. Federico

    Bel lavoro Paolo. Complimenti.

  2. AM

    Il voto ponderato è una vecchia storia, di tanto in tanto riproposto con scopi ogni volta diversi. Mi ricordo che Giovanni Demaria nel suo “Stato sociale” proponeva una ponterazione dei voti basata sul titolo di studio. Alti hanno pensato ad una ponterazione che avvantaggi le donne. Ora si pensa ai giovani abbassando l’età del voto o ponderando.

  3. Effemme

    Mi sembra che sempre più spesso si cerchino motivazioni per rilanciare la guerra generazionale tra giovani, meno giovani ed anziani. Non facciamo prima a dire che raggiunta l’età X elimiano le persone? Sarebbe più onesto da parte di tutti! e non facciamo finta di non capire: pensioni, voto diversificato, aspettative di vita. ma non vi siete mai posti una domanda semplice semplice: chi è che ha pagato fin’ora? Avete mai pensato al vecchio detto “brianzolo” che dice: un genitore mantiene 10 figli; ma 10 figli non mantengono un genitore?

    • La redazione

      L’esistenza di un debito pubblico pari nel 2010 a 1.843 miliardi di euro, vale a dire il 120% circa del prodotto nazionale lordo, significa che le generazioni passate hanno preso a prestito molto di più di quanto hanno contribuito, scaricando sulle generazioni future il costo della spesa pubblica a loro favore. Per le pensioni vale un discorso analogo: come spiegava bene Gronchi in un articolo precedente, il sistema retributivo (del quale ancora beneficiano i più anziani) promette un valore atteso prestazioni previdenziali più generose dei contributi versati.
      Non ci sembra dunque così scontata come invece pare al lettore la risposta alla domanda: “chi è che ha pagato finora”?

  4. anna

    “Nel Governo Monti, un premier di 67 anni, guida un Consiglio dei Ministri nel quale il più giovane ha 56 anni”… Peccato non ci sia un governo Mari, un premier Donna di 27 anni, guida un Consiglio dei Ministri nel quale il più anziano ha 46 anni…

  5. Marco Z

    Ringiovanamo il parlamento con una suddivisione dello stesso per classi di età. Nell’apprezzare la proposta formulata di ponderare il voto con l’età, in modo provocatorio si potrebbe studiare una riforma che porti ad avere un Parlamento suddiviso per classi di età e che le liste elettorali (con ritorno alla preferenza) contengano candidati per ogni classe di età. Abbassiamo l’età minima per diventare deputati a 20 anni e per diventare senatori a 30 anni. La Camera (con un numero di 300 deputati) potrebbe essere divisa in 5 classi di età: da 20 a 30 anni (60 deputati), da 31 a 40 (altri 60), da 41 a 50 (altri 60), da 51 a 60 (60 deputati) e oltre 61 (60 deputati), prevedendo però che – data la probabile età pensionabile futura a 70 anni – oltre detta soglia venga meno l’elettorato passivo, rimanendo solo quello attivo. Parimenti per il Senato (con 160 senatori) si potrebbe fare un Senato diviso in 4 fasce di età: da 30 a 40 anni (40 senatori), da 40 a 50 (altri 40), da 51 a 60 (altri 40) oltre 61 (altri 40). Provocatorio ma orientato a chi dovrà portare avanti in futuro il Paese e pagare le conseguenze di quanto oggi stiamo vivendo, responsabilizzando i giovani e l’età media.

    • La redazione

      Ringraziamo il lettore per la proposta, che sposta la ponderazione del voto nelle assemblee elettive. La nostra preferenza va ad una camera unica legislativa in cui corrispondano età di elettorato attivo e passivo. Ogni generazione deciderà poi liberamente chi eleggere in quella assemblea, anche scegliendo persone appartenenti a generazioni diverse se ritenute più meritevoli.
      Aggiungiamo peraltro che una ponderazione nelle Camere oggi esiste già, per esempio assicurando alla circoscrizione estera un certo numero di deputati e senatori indipendentemente dalla consistenza demografica degli italiani all’estero o dalla loro partecipazione al voto.

  6. SAVINO

    Non serve il contentino del voto ponderato e non servono nemmeno generici diritti di tribuna. I giovani, soprattutto se ben formati, sono la classe dirigente dell’oggi e del domani e gli viene negato persino il diritto ad avere un lavoro dignitoso. E non inventiamo le solite scuse per le quali non hanno voglia: avete visto a Genova chi ha spalato il fango? Il loro posto naturale è nei luoghi di lavoro, nella politica, nella società civile e in tutte le circostanze decisionali circa il loro futuro.Tutti luoghi dove sono indesiderati dagli anziani. Cerchiamo di non andare contro la natura umana, cerchiamo di ristabilire il principio per cui, ad un certo punto, si passa la mano.

    • La redazione

      Dare più peso alle loro decisioni aiuta e responsabilizza.

  7. Agilulfo

    Non credo sia giusto il sistema del voto multiplo ai genitori con figli minori, a quale dei genitori verrebbe dato il voto in più, e poi un ragazzo di 17 anni è abbastanza adulto per decidere da solo ed avere idee politiche molto diverse dai suoi genitori. Per il voto ponderato poi oltre la segretezza c’è un problema di “target”, alcuni partiti specialmente quelli piccoli e di area moderata pescano più voti tra gli anziani, mentre i partiti estremisti dai giovani, se si corregge con un peso questi voti si rischia di ingigantire partitini insignificanti e magari clientelari e ridimensionare partiti potenzialmente più rappresentativi e ricordiamoci come sono abili i nostri politici ad introdurre meccanismi “correttivi” per far vincere questo o quell’altro. Inoltre si rischia di aprire un vaso di pandora, se oggi ammettiamo che i giovani contano di più dei vecchi, domani qualche politicante senza scrupoli potrebbe uscirsene dicendo che i cristiani contano di più dei non cristiani, oppure i bianchi contano di più delle altre etnie. Ammetto di essere un pò paranoico, ma si può non esserlo nel paese che ha visto 17 anni dove è successo di tutto?

    • La redazione

      Non sosteniamo qui che “i giovani contino più dei vecchi”, ma semplicemente che i giovani sopporteranno più a lungo le conseguenze delle scelte politiche prese nel presente e quindi che sia giusto attribuire loro più responsabilità sul designare chi farà tali scelte. Anche per questo motivo la proposta è completamente diversa da quella di una ponderazione per altre dimensioni (genere, titolo di studio, religione, etc.).

  8. Alberto

    E’ uno scherzo, vero?! Scherzi a parte, la provocazione ha raggiunto lo scopo. La proposta vera qual è?

    • La redazione

      Quello che vogliamo porre all’attenzione è il motivo per cui sia così facilmente accettato togliere il valore “uno” al voto di chi ha, per esempio 17 anni (o perfino 24, se si vota al Senato), mentre si ritiene una provocazione (divertente o rivoluzionaria, a seconda delle opinioni) dare un po’ più o un po’ meno peso in funzione dell’aspettativa di vita.

  9. AG

    La base della democarazia è il voto uguale. Se cominciassimo a parlare di voto ponderato non sapremmo più dove potremmo finire, a partire dal voto ponderato per l’istruzione, o per il censo, e così via. Penso sia meglio evitare di fare guai.

    • La redazione

      Possiamo discutere a lungo delle basi di una democrazia: informazione corretta, libertà di scelta, segretezza del voto, etc..
      Come suggerisce correttamente il lettore Mantovani, però, la ponderazione per età assegna a tutti i cittadini lo stesso peso elettorale nel corso della vita. Proprio come ora, solo con distribuzione diversa nelle diverse fasi della vita stessa. La proposta di voto ponderato, nel nostro caso, non richiederebbe dunque nemmeno una modifica dell’art. 48 della Costituzione.

  10. Mara Gasbarrone

    Legare il peso del voto all’aspettativa di vita mi appare radicalmente sbagliato. Se vogliamo portare alle estreme conseguenze questa ipotesi, perché non ammettere che l’aspettativa di vita – oltre che dall’età – dipende anche dalla salute e dalla classe sociale? I poveri, i malati (e anche i maschi) campano di meno, ma non per questo il loro voto deve valere meno. Il sistema “una testa, un voto” implica che siamo (o dovremmo essere) tutti uguali. Aggiungo che già oggi le pensioni sono decrescenti con l’età, grazie alla parziale indicizzazione, mentre si presume che le necessità economiche diventino maggiori con l’aumentare della fragilità. Svalutare il voto degli anziani completa il discorso. Non vale poi il riferimento – contenuto nell’articolo – al legame fra misura della pensione nel sistema contributivo e aspettativa di vita residua: nel sistema è uguale per tutti il capitale pensionistico che si riceve nel resto della vita, variano solo le scelte dei singoli sulla sua distribuzione (una pensione più bassa per più anni, o viceversa).

    • La redazione

      Nella nostra proposta il voto viene legato all’aspettativa di vita, ma non si viola il principio che il voto sia uguale per tutti (a parità di età tutti hanno stesso peso, che varia per tutti allo stesso modo nel loro corso di vita). A ben vedere, quindi, anche qui il “capitale politico/elettorale” che si riceve (a partire dai 18 o eventualmente prima) vale per tutti, variano solo le scelte dei singoli (partecipare o meno al voto, a chi darlo, ecc.)
      Come abbiamo già sottolineato, infatti, la redistribuzione non è trasversale per status socio-economico, ma all’interno della vita del singolo (maggior peso all’inizio quando c’è più da perdere o guadagnare dalle implicazioni prodotte dalle scelte politiche, e via via meno peso dopo).

  11. Guido Zichichi

    Un altro modo per ponderare il voto è renderlo uguale a zero per i più anziani. Se è vero che nei primi 18 anni di vita non è possibile votare perché troppo giovani, allo stesso modo non si dovrebbe poter votare negli ultimi 18 perché si è troppo anziani. Una proposta simile non potrebbe basarsi sull’aspettativa di vita (che oggi è di 82 anni e che implicherebbe togliere il voto ai 64enni) ma, simbolicamente, sui 100 anni, che è la simbolica aspettativa di vita alla nascita che ci auguriamo di aver raggiunto in questo decennio in Italia. Proporrei di togliere il voto dagli 82 anni in poi. Professor Rosina, trova sensata una proposta simile?

    • La redazione

      In effetti… Riteniamo però che, in termini di principio, sia meglio allargare (agli under 18, anche se è complicato) che ridurre (agli over 82).

  12. marco mantovani

    A quanti richiamano la ponderazione per censo, per grado livello d’istruzioe etc, votrrei far notare che questa ponderazione è sostanzialmente diversa dalle altre. In particolare non è discriminatoria: ogni 18enne ha lo stesso peso elettorale (atteso) nel corso della vita (ed identico al sistema attuale). Solo questo peso è distribuito nel corso della vita stessa in modo non uniforme. Grazie agli autori per la stimolante riflessione.

    • La redazione

      Ringraziamo il lettore per l’ottima interpretazione fornita, che ovviamente condividiamo.

  13. Marco Giovanniello

    Domani è il primo dicembre, non il primo aprile. Nemmeno lavoce fa bella figura pubblicando “questa roba”.

    • La redazione

      Con lo stesso sarcasmo agli inizi era stata del resto accolta anche la proposta di estendere il voto alle donne. Le proposte innovative e il pensiero fuori dagli schemi trovano sempre reazioni di questo tipo.

  14. Stefano Bertolo

    Sono d’accordo con quanti, in questi commenti, accomunano la proposta di voto ponderato per età a, per esempio, la ponderazione per censo. In entrambi i casi il principio sembra quello di dare più voce in capitolo a chi ha un maggiore investimento nella società sul funzionamento della quale il voto ha influenza (vuoi perchè ha più anni da vivere o perchè vi possiede maggiori risorse). Domanda (un po’ fantascientifica): è concepibile, in una tale società, ridistribuire le aspettative di vita così come con una politica fiscale si possono ridistribuire risorse? Eliminando la soluzione brutale di diminuire la aspettativa di vita di chi è giovane, è concepibile (e desiderabile) aumentare quella di chi è vecchio con forme sempre più avanzate di medicina del ringiovanimento?

    • La redazione

      La proposta per età e censo hanno una sostanziale diversità, a parità di età tutti hanno stesso peso, la redistribuzione vale all’interno del corso di vita (avrò più peso elettorale da giovane e meno da anziano) e non tra categorie sociali.
      È poi naturalmente auspicale che le condizioni di salute della popolazione siano tali da permettere di vivere il più a lungo possibile, ma questo non cambia i termini della questione.

  15. AM

    Il suffragio universale è stata una grande conquista della democrazia, si sono superati i privilegi di censo, etnia, genere, religione che avevano dominato in precedenza. Reintrodurre la ponderazione o togliere il diritto di voto ad alcuni cittadini rappresenta un sentiero scivoloso che comporta anche seri pericoli. L’aspettativa di vita è inoltre diversa per tipo di vita e di lavoro, per regione, per censo (ma in Italia lo spread di aspettativa di vita fra ricchi e poveri è inferiore a quello esistente nella maggior parte dei paesi del mondo occidentale). Semmai oggi il problema delicato è rappresentato dalla concessione della cittadinanza (e quindi del voto) agli immigrati e ai loro figli. Sono decisamente contrario invece al voto straniero alle elezioni comunali che creerebbe discriminazioni fra i contribuenti. Un piccolo azionista della Fiat e delle Generali può concorrere con il proprio voto ad eleggere il CdA delle due società. Perchè il proprietario di una seconda casa al mare non ha lo stesso diritto se lo si concede ad uno straniero che già vota alle amministrative della sua città di origine?

    • La redazione

      Ribadiamo che il voto ponderato non toglie ad alcuno il diritto di voto né limita il diritto di elettorato passivo. Come per le pensioni, riteniamo corretto utilizzare una misura di aspettativa di vita media per tutta la popolazione.

  16. anna

    Non è che ponderando il voto si introdurrebbero ulteriori distorsioni al sistema Paese?

    • La redazione

      Noi crediamo che anzi il voto ponderato permetterebbe di limitare le distorsioni cui il lettore fa riferimento.

  17. Stefano

    Sono perfettamente d’accordo con la tesi degli autori. Un’ampia letteratura ha dimostrato che gli anziani sono piu’ attenti ai propri interessi e si organizzano meglio per tutelarli, mentre i giovani sono piu’ “spensierati” e disorganizzati. La situazione che si e’ venuta a creare in Italia oggi, con le vecchie generazioni che si sono prese tutto nella consapevolezza di lasciare il conto a quelle successive, ne e’ l’esempio. Secondo me bisognerebbe ponderare il voto secondo l’eta: fino ad x anni (es. 16?) sei troppo immaturo e non voti, poi hai diritto di voto crescente fino ai 30-40 quando raggiungi la massima maturita’, poi cala per via dell’aspettativa di vita e si estingue a x+y anni (70?). E’ dimostrato scientificamente che dopo una certa eta’ ci si radicalizza nelle scelte di voto e non si cambia piu’, senza parlare dell’insorgenza di forme di demenza senile ed altro. Non si capisce perche’ un settantenne dia piu’ garanzie di voto consapevole e di interesse collettivo rispetto ad un sedicenne. Interessante dibattito, ma purtroppo inutile perche’ nessuno con eta’ superiore ai 50 voterebbe a favore di una legge del genere. Come i politici che non vogliono togliersi i vitalizi..

    • La redazione

      Grazie dell’adesione alla proposta. Noi comunque precisiamo che il diritto di voto sarebbe meglio non negarlo a nessuna età.

  18. Paolo

    Come ha scritto un altro commentatore, se introduci deroghe al principio “una testa un voto”, sai dove cominci ma non dove finisci. Ogni proposta diventa lecita. La proposta è un bell’esempio di razionalità astratta: i modelli sono utili per rappresentare la realtà, ma non sono la realtà. Infatti le descrizioni obbediscono a stereotipi: i giovani pensano al futuro e all’innovazione, i più anziani sono conservatori e guardano all’oggi, e così via. Intanto non è assolutamente detto che sia così oggi, e nemmeno domani. Gli elettori, votano in base a criteri diversissimi, anche soltanto basati sul marketing e sull’immagine dei candidati, i quali ovviamente giocano molto di più su questi aspetti che non sui contenuti. Se “targettizziamo” gli elettori, legittimiamo definitivamente la politica “marketing”, anche perché il fatto che qualcuno dichiari di fare politiche rivolte al futuro non significa che lo farà davvero. Purtroppo quando la politica è “cattiva” non ci sono rimedi nei sistemi elettorali. Sono invece d’accordo sulla equiparazione (che già esiste per gli altri livelli istituzionali) dell’età dell’elettorato attivo e passivo a 18 per il parlamento.

    • La redazione

      Ringraziamo il lettore per la riflessione. Il nostro argomento non è però basato su alcun stereotipo su giovani e anziani, anzi: noi ipotizziamo che ogni elettore di qualunque età voti e scelga in base ai criteri che preferisce (informazione, preferenza politica, protesta). Dopodiché, se è un elettore giovane, godrà nel tempo del buon voto espresso o subirà le conseguenze del voto malriposto.

  19. Alberto Sdralevich

    Non lasciamoci condizionare dalle idee consolidate. Utilizzando gli opportuni link con la banca dati del sistema sanitario, sarebbe possibile tener conto non solo della aspettativa di vita media, ma proprio di quella stimata per l’elettore in questione, magari corretta per tener conto del tempo che intercorre tra voto e insediamento degli eletti. E, scherzi a parte: come tener conto della presenza dei nipoti? io per esempio ne ho quattro, e sono molto più interessato ai risultati di lungo periodo che a quelli di breve. E più in generale: non si può sospettare che chi ha poco da vivere si preoccupi dei risultati del voto in funzione di quelli che considera gli interessi della collettività, piuttosto che dei suoi interessi personali, e del lungo periodo piuttosto che del breve? Temo che il ragionamento di Balduzzi e Rosina funzioni solo assumendo comportamenti rozzamente utilitaristici. E poi come mettiamo il problema dei cretini?

    • La redazione

      Se gli elettori anziani si preoccupano delle generazioni future, nulla vieta che votino in quella direzione: perché mai il nostro meccanismo dovrebbe funzionare solo per elettori “rozzamente utilitaristici”? Lei potrà continuare a votare a favore dei suoi quattro (e ci auguriamo anche più) nipoti, compensando eventuali scelte più individualiste di altri suoi coetanei che invece magari  non si interessano del benessere di chi verrà dopo. I voti della sua generazione avranno lo stesso peso e dunque le scelte elettorali non saranno affatto distorte. Se invece lei suggerisce che potrebbero essere i giovani stessi ad avere una visione più corta dei loro genitori, tanto peggio per loro. Il punto è che saranno essi stessi (e non qualcun altro) a pagare il conto delle conseguenze future delle politiche sbagliate di oggi (come già ribadito nelle risposte precedenti). Sui cretini (ripartiti equamente per età come suggerisce lo storico economico Carlo Maria Cipolla) non abbiamo proposte specifiche.

  20. Alberto Sdralevich

    Non lasciamoci condizionare dalle idee consolidate. Utilizzando gli opportuni link con la banca dati del sistema sanitario, sarebbe possibile tener conto non solo della aspettativa di vita media, ma proprio di quella stimata per l’elettore in questione, magari corretta per tener conto del tempo che intercorre tra voto e insediamento degli eletti. E, scherzi a parte: come tener conto della presenza dei nipoti? io per esempio ne ho quattro, e sono molto più interessato ai risultati di lungo periodo che a quelli di breve. E più in generale: non si può sospettare che chi ha poco da vivere si preoccupi dei risultati del voto in funzione di quelli che considera gli interessi della collettività, piuttosto che dei suoi interessi personali, e del lungo periodo piuttosto che del breve? Temo che il ragionamento di Balduzzi e Rosina funzioni solo assumendo comportamenti rozzamente utilitaristici. E poi come mettiamo il problema dei cretini?

    • La redazione

      Se gli elettori anziani si preoccupano delle generazioni future, nulla vieta che votino in quella direzione: perché mai il nostro meccanismo dovrebbe funzionare solo per elettori “rozzamente utilitaristici”? Lei potrà continuare a votare a favore dei suoi quattro (e ci auguriamo anche più) nipoti, compensando eventuali scelte più individualiste di altri suoi coetanei che invece magari  non si interessano del benessere di chi verrà dopo. I voti della sua generazione avranno lo stesso peso e dunque le scelte elettorali non saranno affatto distorte. Se invece lei suggerisce che potrebbero essere i giovani stessi ad avere una visione più corta dei loro genitori, tanto peggio per loro. Il punto è che saranno essi stessi (e non qualcun altro) a pagare il conto delle conseguenze future delle politiche sbagliate di oggi (come già ribadito nelle risposte precedenti). Sui cretini (ripartiti equamente per età come suggerisce lo storico economico Carlo Maria Cipolla) non abbiamo proposte specifiche.

  21. Piero Borla

    Argomento molto stimolante. Tuttavia una soluzione innovativa in questa materia deve essere chiara e immediatamente percepibile nei suoi contenuti ed effetti, e la ponderazione non è così intuitiva. La mia proposta è : Tutti hanno diritto ad un voto, fin dalla nascita. Dalla nascita all’età di 16 anni il voto è espresso dai genitori, o in mancanza da chi esercita analoghe responsabilità, nei casi e modi dettati dalla legge. (resta da definire come formare e aggiornare le liste di questi sostituti del minore nell’esercizio del voto, ma questo è un problema non più complesso della tenuta delle attuali liste elettorali)

  22. Marco P.

    Articolo interessante su un argomento che ha spesso stuzzicato la mia curiosità e che ora mi solleva un paio di dubbi. Anzitutto mi sembra di capire che la ponderazione non si scontrerebbe con il principio del “voto uguale per tutti” in quanto lungo l’intero arco della vita il voto otterrebbe, per chiunque, lo stesso peso atteso (ad oggi). Se però cambiassero le aspettative di vita in futuro tale peso medio si modificherebbe, e non necessariamente nella stessa misura per tutti. E’ giusto? In secondo luogo, un diverso “potere” di voto in età differenti immagino comporti variazioni dell’interesse a votare per cittadini più o meno anziani (intendo rispetto al sistema attuale). E’ un effetto rilevante e degno di essere preso in considerazione?

  23. Giuseppe

    Ringrazio per l’idea innovativa del pesare in base all’eta’. Trovo che limitare il pensare e il censurare studi che portano delle possibili soluzioni ai problemi odierni sia un forte sintomo di scarsa curiosita’ intellettuale. Il classico atteggiamento di cristallizzazione della societa’. Se fosse vero che gli elettori fanno l’interesse dei giovani. Negli ultimi 10-20 anni ci sarebbero state forti politiche a favore di questi… invece di creare una situazione per cui i giovani sono schiavi dei comportamenti opportunistici degli anziani. Altrimenti gli stage eternamente rinnovati e il precariato… Oltre a cio’ se gli anziani (che possono essere assimilati a “costi puri”) che pesano cosi’ tanto sulle casse dello stato per pensioni e sanita’… avessero fatto scelte tanto lungimiranti e riguardose per le future generazioni non ci troveremmo dove siamo. E il fatto che la crisi imperversante sia dovuta alle speculazioni finanziare e ai problemi americani… non assolve le responsabilita’ degli italiani (gli adulti e gli anziani che hanno un peso maggiore nell’elettorato) nel creare un cosi’ alto debito pubblico.

  24. Interessante proposta, una domanda alla redazione però: come si concilia il metodo ponderato con la necessita della segretezza del voto? devo poter identificare l’eta del votante, ma non il suo voto.

    • roberto

      Il tecnonazismo elabora le sue forme dapprima con la plausibilità
      del “dibattito salottiero” poi se gli anziani non si adeguano si passerà ad altri mezzi,
      Ma ci vuole molto a capire che “la democrazia” si basa sul concetto
      “one man one vote” : tutto il resto è totalitarismo !

  25. Giuseppe Masala

    L’argomento è squisitamente giuridico. Che un demografo e un economaro si mettano a discettare secondo un’ottica totalmente sbagliata cose sulle quali non hanno alcuna competenza attesta la miseria intellettuale nella quale siamo precipitati. Non entro manco nel merito perché alle cazzate non si da alcun peso.

  26. Dario

    Il voto ponderato per l’elettorato è assurdo perché primo è troppo arbitraria la scelta del peso, chi dice che una scala logaritmica sia migliore per ponderare il peso di un voto rispetto a un altro? e poi nel caso si decida di cambiare il metodo o la scala di ponderazione ecco che salta la supposta uguaglianza del sistema per cui tutti avrebbero garantivo nel corso di tutta la loro vita un “peso” elettorale complessivamente uguale. Inoltre, la speranza media di può cambiare nel tempo, senza contare che chi appartiene a classi con speranza media di vita diversa ha di fatto un vantaggio o uno svantaggio elettorale dato nella ponderazione.
    L’unico correttivo accettabile non è nel ponderare il diritto di voto. ma nel obbligare quote di eletti per fasce di età (e magari genere) rappresentative non tanto sul piano demografico ma lineare per età

  27. FS

    Lavoro stimolante, complimenti (e di sicuro interesse specialmente in questo periodo). Mi chiedo però quanto influisca sul modello e sui possibili effetti della sua applicazione il fatto che la curva del Grafico 1 sia sempre decrescente. Ipotizziamo ad esempio che la decisione di voto di un 18enne si basa principalmente su quanto gli viene prospettato per gli anni di legislatura a seguire. Alle successive elezioni lo stesso votante (e.g. 24enne) voterà tenendo conto sia delle prospettive future (come in precedenza) ma anche di quanto promesso e non mantenuto durante i 5 anni trascorsi e così via. A questo punto però è corretto affermare che il voto di chi ha un “vissuto” della/e passata/e legislatura/e valga sempre meno rispetto ai “nuovi” 18enni che guadagnano per la prima volta il diritto di voto?. Non si rischia di spostare eccessivamente la propaganda politica e le relative manovre su schemi estremamente orientati a politiche giovanili di breve termine (così come oggi assistiamo a politiche di breve termine a vantaggio della popolazione più anziana)? Grazie, F

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