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  1. Marco Rispondi
    Non contemplate il mantenimento del bicameralismo perfetto in materie europee, ora con un senato composto da 95 AMMINISTRATORI LOCALI su 100. Ovvio che nessun ulteriore passo verso l'integrazione europea da parte del nostro Paese verrà mai più fatto. Altrettanto inquietante che 51 amm. locali del senato possano concordare di mandare alla camera una legge al mese che preveda l'uscita dall'Euro, fino a che questa non trova una maggioranza semplice anche di là. Altro che 8mila emendamenti, canguri, patti del Nazareno... sul vassoio c'è il facile isolazionismo e anche chi ora schifa la riforma farà scarpetta appena potrà accontentare il proprio elettorato locale.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Istituzioni (parlamento, camera, esecutivo, corte) "federali" in USA e in CH significa l'opposto di quello che pretendono i movimenti federalisti in Italia: vuol dire unitario, non divisorio, un'unità peraltro ottenuta in entrambi gli stati federali al costo di guerre più (USA) o meno (CH) sanguinose. Senato federale e senato della repubblica in questo senso sono sinonimi. Nella costituzione del 1947 la vera (e intelligente) differenza era una diversa legge elettorale. Le vere sfide della riforma erano di rendere l'esecutivo più efficiente (più forte con maggiori responsabilità), rendere la procedura legislativa meno bizantina, razionalizzare la divisione delle competenze fra regioni e stato a favore di quest'ultimo (è lo stato che decide di ampliare le competenze regionali) e cambiare il ruolo del senato. Già, ma nessuno è in grado di dire quale ruolo dovrebbe avere il senato; è venuto fuori un mostriciattolo che riunisce quasi tutti i vizi immaginabili di una camera parlamentare.
  3. Stefano Longano Rispondi
    Mi spiace che questi articoli contribuiscano al (falso) mito del problema del c.d. bicameralismo perfetto. L'approvazione da parte di entrambe le camere dei progetti di legge è la norma, non l'eccezione. USA, Svizzera e Francia, per esempio. L'Irlanda e la Germania sono dei controesempi, ma va detto che per entrambi la seconda camera ha composizioni particolari. E' anche piuttosto sciocco sostenere che il doppio passaggio costituisca un problema al processo legislativo. L'Italia è piuttosto sommersa di leggi. Con le maggioranze che si alternano impegnate a disfare quello fatto dai precedenti. Vedere quante volte sono cambiate le imposizioni sulla casa, per esempio. Con una sola camera, dominata dal "vincitore" delle elezioni, la cosa è destinata a ripetersi, amplificata. Andava piuttosto rivista la "legittimazione" della seconda camera (Senato federale? Modello Svizzera o Germania) anche sulla base del modello di decentramento amministrativo. I costituenti pensavano a un modello regionale che ci avvicinasse alla Svizzera, ma poi sappiamo come è andata a finire. Ciò si lega anche al commento sulla revisione del Titolo V. E' nuovamente una sciocchezza quanto è stato fatto, e anche le affermazioni sul contenzioso. Se risolvere il contenzioso è semplicemente dire "nelle controversie lo stato ha sempre ragione, e comunque potete decidere solo sulla posizione delle aiuole nelle rotatorie", tanto valeva toglierle le regioni. Ancora meglio, affidare il governo a un dittatore.
  4. Stefano Andreoli Rispondi
    Condivido l'idea degli autori che l'aspetto più preoccupante della riforma non sia la perdita di potere del senato, bensì l'impatto su quelli che essi chiamano i "rapporti tra governi". Ciò non toglie, però, che l'aspetto più preoccupante della questione sia la tendenza verso una eccessiva concentrazione del potere nella maggioranza di governo. A scapito non del parlamento (che anzi potrebbe trarre vantaggio dal superamento del bicameralismo perfetto), bensì delle Regioni e degli enti locali. La preoccupazione deriva anche dall'impressione che la maggioranza di governo non abbia fatto nulla per arginare il crescente discredito nei confronti delle Regioni e recentemente anche dei Comuni. Per quanto riguarda l'Unione europea, poi, Renzi sembra diventato il più attivo propugnatore della retorica antieuropeista.
  5. Michele Rispondi
    L'abolizione del bicameralismo perfetto non ha una motivazione. Quando si è voluto i due rami del parlamento hanno operato in tempi più veloci di quanto previsto dalla riforma Renzi. Maggioranze diverse nei due rami dipendono da diverse leggi elettorali. L'italicum ha gli stessi difetti del porcellum e probabilmente la stessa incostituzionalità. Una riforma sbagliata e che un'unica motivazione: l'occupazione totale delle istituzioni da parte del partito che vince le elezioni con l'Italicum
  6. carlo Rispondi
    Vista l'architettura complessiva che ne deriva credo che questa riforma vada respinta al referendum. E' un passo nella direzione sbagliata. Concentra pericolosamente il potere in un modo che sarà difficile far regredire e ha molte zone pasticciate. In più la costituzione deve rappresentare la maggior parte dei cittadini non può essere riscritta con maggioranze risicate. N.B. mi risulta, ma potrei sbagliarmi che USA e Francia abbiano un bicameralismo quasi paritario. Per la Francia è vero che la camera ha l'ultima parola, ma solo dopo un iter parecchio lungo e la spola della legge avanti e indietro tra le due camere.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Condivido gran parte dell'analisi. Le modifiche del titolo V vanno nella direzione giusta, ma sono insufficienti, per le ragioni menzionate dagli autori. Se il ruolo del senato fosse chiaramente regionale, non servirebbe, basterebbero le regioni. Il Bundesrat è superfluo, anzi inesistente (non è un ramo del parlamento, secondo la corte costituzionale), è una camera di compensazione. Già che c'è o che rimane, si doveva chiarire il ruolo della seconda camera per definizione nazionale. Non è stato fatto. Le modalità elettorali rispecchiano il principale vizio della politica del paese: tutto vene trattato come un'opportunità di assegnare poltrone invece di creare responsabilità davanti all'elettorato, l'unico criterio indiscutibile della democrazia. Stessa critica per la legge elettorale della camera che crea un sistema maggioritario artificiale perché basato su liste e abolendo di fatto (diciamo per l'80% degli eletti) il voto preferenziale dei cittadini. Bella invenzione! Servono deputati liberi e responsabili davanti ai loro elettori, non davanti ai capi (anzi alle segreterie anonime) dei partiti, bisogna rispettare il libero mandato dell'art. 67 pilastro delle costituzioni "liberali" oltre la libertà di candidarsi e l'elezione solo in base alle preferenze dei cittadini. Mancano misure serie per rinforzare l'esecutivo. Il referendum sarà una farce perché i cittadini (più istruiti) non saranno in grado di approvare la riforma del titolo V e di rigettare gran parte del resto.