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Due riforme inseparabili

Il governo Renzi ha incassato due importanti vittorie sul piano delle riforme: l’approvazione definitiva della legge elettorale e quella ancora in itinere della revisione costituzionale. L’analisi dell’Italicum ne rivela pregi e difetti. Il rischio di votare con sistemi diversi per Camera e Senato.

Luci e ombre dell’Italicum

A due anni dal suo insediamento, il governo Renzi ha incassato due importanti vittorie sul piano delle riforme: l’approvazione (definitiva) della legge elettorale e quella (in itinere e al netto del passaggio parlamentare) della riforma costituzionale. Ci soffermiamo qui sulla legge elettorale. La nuova legge elettorale (legge 52/2015, cosiddetto Italicum) sostituisce ciò che resta della precedente legge 270/2005 (cosiddetto “Porcellum”) a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 1/2014. L’iter di approvazione ha avuto vita difficile, ma non tribolata (sono stati necessari più dei due canonici passaggi alle Camere). Del resto, la legge è frutto di un elaborato compromesso sia tra forze politiche opposte (l’origine della proposta di legge è nell’accordo tra Pd e Forza Italia, il famoso “patto del Nazareno”) sia tra partiti della stessa maggioranza, con distinguo perfino tra le correnti del Pd.

Il premio di maggioranza

La legge prevede un premio di maggioranza alla prima lista, se questa raccoglie oltre il 40 per cento dei voti (avrà diritto a 340 seggi). Doppio turno tra le prime due liste in caso opposto (il vincente otterrà anche in questo caso 340 seggi). Il premio di maggioranza prevede una soglia di accesso per rispondere a una delle critiche mosse dalla Corte costituzionale in fase di giudizio abrogativo su parti del “Porcellum”; tuttavia, alcuni ritengono che il premio sia oltremodo eccessivo. La presenza di un doppio turno è pensata per legittimare il vincitore, cui comunque è attribuita una maggioranza ampia, anche nel caso di risultato più debole al primo turno. A peggiorare la criticità della norma è la previsione che il premio sia appannaggio della prima lista e non della prima coalizione. Da un lato, ciò genera il timore che un partito, anche minoritario, ottenga troppo potere in parlamento; dall’altro, solleva il problema della formazione di liste uniche in cui confluiscono più partiti, ma in maniera decisamente più opaca di quanto può avvenire in una coalizione.

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Come si costruiscono le liste elettorali

Per quanto riguarda le liste elettorali, la legge stabilisce la presenza di capilista bloccati e la possibilità di candidature multiple. Il territorio italiano sarà diviso in cento collegi di dimensione variabile (da un minimo di tre candidati a un massimo di nove), all’interno di venti circoscrizioni regionali. Il capolista, in ogni collegio, è bloccato, nel senso che il primo seggio conquistato dal partito in quel collegio spetta al capolista. Inoltre, ogni capolista può presentarsi in dieci collegi differenti e scegliere dopo il voto, in caso di elezione plurima, dove farsi eleggere e, di conseguenza, chi far entrare in parlamento al proprio posto. Il fatto di avere un capolista bloccato non è, in sé, un aspetto particolarmente positivo; a peggiorare le cose, viene reiterata la possibilità di candidarsi in più collegi, senza nemmeno indicare un criterio esplicito di scelta nel caso il candidato sia eletto in più di un collegio. Vale comunque la pena di sottolineare che nessuno impedisce a un partito di far scegliere agli elettori i capilista, per esempio attraverso il meccanismo delle primarie. Paradossalmente, poi, un abbondante ricorso alle candidature multiple aumenterebbe il numero di candidati eletti con le preferenze (si veda il punto seguente). La legge prevede anche il ritorno alle preferenze (multiple). L’Italicum reintroduce nell’elezione per la Camera, dopo oltre vent’anni, la possibilità di esprimere una o addirittura due preferenze, nel caso si indichino candidati di genere diverso: sarà quindi interessante vedere quanti elettori utilizzeranno lo strumento e come lo faranno, vale a dire quale eventuale vantaggio di genere emergerà dalla reintroduzione delle preferenze. L’equilibrio tra i generi dovrebbe essere garantito anche da altre norme sull’alternanza di uomini e donne all’interno della stessa lista di collegio.

La soglia del 3 per cento

Per entrare alla Camera un partito deve ottenere almeno il 3 per cento dei voti. Per compensare i partiti più piccoli, che sono penalizzati dal premio di maggioranza, è stata assicurata una soglia di esclusione piuttosto bassa. Tuttavia, se da un lato una soglia di questo tipo permetterà una maggiore rappresentatività, dall’altro polverizzerà ulteriormente le minoranze, che saranno più divise e renderanno più forte la stessa maggioranza. La legge entra in vigore a luglio 2016. Se si votasse domani, come ogni tanto si legge, non lo si farebbe con l’Italicum, ma con la legge proporzionale uscita dalla sentenza della Corte costituzionale. La nuova legge elettorale va quindi a braccetto con la riforma costituzionale, di cui si parlerà in un altro contributo. Vale qui la pena di ricordare solo che, con l’approvazione definitiva della riforma costituzionale, il senato non voterà più la fiducia al governo e sarà composto da rappresentanti delle regioni e dei sindaci. Sarebbe interessante, quanto probabilmente deleterio, vedere cosa accadrebbe si si votasse con due leggi elettorali completamente diverse per Camera e Senato nel caso la riforma costituzionale non dovesse passare. Probabilmente, prima che il presidente della Repubblica sciolga le Camere, il parlamento legifererà in materia.

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  1. Alberto Lusiani

    Rispetto alle leggi elettorali diffuse nelle democrazie consolidate dei Paesi piu’ progrediti a me sembra che l’Italicum abbia queste anomalie, che considero tutti difetti:
    – candidature multiple: sono utili solo ai partiti e ai loro vertici. Per cittadini e per buon funzionamento della democrazia e’ meglio che ci sia legame e responsabilita’ a livello di seggio elettorale tra eletti ed elettori, quindi ci si candida e si viene eletti in un unico seggio, come mi sembra ovunque nei Paesi progrediti.
    – soglia nazionale del 3%. secondo me una stupidaggine anti-democratica che rieccheggia lo sbarramento turco del 10%, se non consente, come ad es. in Germania, che chi ha maggioranze relative a livello di seggio non elegga nessuno, e per chi ha multiple maggioranze relative di seggio di superare lo sbarramento. In generale nei Paesi progrediti occorre avere maggioranze relative a livello di seggio per essere eletti, mi sembra.
    – premio di maggioranza ad un partito invece che (implicitamente) ad una persona, come nelle presidenziali francesi e USA: e’ un meccanismo praticamente bandito da tutti i contesti di democrazia consolidata. E’ una stupidaggine anche solo considerando il principio constituzionale dell’assenza di vincolo di mandato a livello personale.
    – preferenze. Molti Paesi anche progrediti le hanno, ma le ritengo negative, perche’ aumentano la conflittualita’ entro i partiti e le spese elettorali. In Italia aumentano l’influenza delle mafie e delle clientele.

  2. Henri Schmit

    La legge 52/2015 regola due cose da tener separate. 1. Voto di lista con riparto nazionale e doppio sotto-riparto, soglia nazionale del 3%, premio di maggioranza con eventuale doppio turno, divieto di fusione fra liste fra i due turni. 2. Cento capilista bloccati, uno per collegio, con possibilità di candidature multiple fino a 10; (secondo) voto individuale facoltativo con un massimo di due preferenze obbligatoriamente di genere diverso. Come valutare? 1. Le disposizioni relative alle liste sono politicamente neutre, valgono parimente per tutti gli schieramenti. Il voto di lista tende però a pesare sui diritti elettorali (libertà di candidarsi, libertà di scelta, cf. teoria della scelta razionale, teorema di Arrow). Bisogna stare molto attenti e non creare privilegi inutili alcuni (le segreterie dei partiti; “i signori delle liste”); la Svizzera (1919) e meglio ancora la Finlandia (1955) hanno ridotto questi rischi al minimo. 2. Lo stratagemma dei 100 capilista pluri-candidabili bloccati e il voto di preferenza facoltativo subordinato a quello di lista creano gravi (ed inutili) limitazioni ai diritti elettorali individuali; c’è un rischio di incostituzionalità, ma il Parlamento ha appena nominato giudici che in anticipo hanno dichiarato per iscritto che ritengono la nuova legge conforme. La soluzione assomiglia alla legge Acerbo del 1923 e alla legge truffa del 1953, poi bocciata. Bisogna rifiutare restrizioni inutili ai diritti individuali, il resto importa e incide poco.

  3. Massimo Matteoli

    L’Italicum riesce a sommare i difetti di un Parlamento che in maggioranza sarà composto di “nominati” con la lotta per le preferenze che caratterizzerà l’elezione delle seconde file dei deputati.
    Penso sia un primato mondiale di inettitudine di cui certo non dobbiamo andare fieri.
    E tutto questo per imporre una “governabilità” che se non sarà travolta dal trasformismo eterno delle classi dirigenti italiane (basta vedere che succede già ora con il “partito della nazione”) rischia di trasformarsi in una camicia di forza istituzionale calata sul paese da modeste minoranze trasformate per miracolo dell’Italicum in maggioranze parlamentari.
    Non date retta alle favole, il rospo rimane rospo.

  4. Credo sia davvero folle prendere in considerazione e discutere della riforma elettorale e delle riforme costituzionali fatte approvare da un parlamento “liquido” e dove trovano posto anche indagati e sopratutto dettate da un Primo Ministro mai eletto da alcuno.La sola speranza risiede nella bocciatura tramite referendum

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