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  1. Stefano Boscolo Rispondi
    Credo che permarranno sempre delle differenze all'interno dell'istruzione, il substrato dal quale ognuno di noi proviene influenza in modo predominante la nostra attitudine allo studio (e non credo sia questo il problema, la diversità è una ricchezza...). Trovo invece che sia altisonante rimettere nelle mani dell'istruzione come oggi la conosciamo questo compito, un'università portatrice di tutti quei valori su cui quotidianamente ci battiamo... Peccato che ora guardo a quello che l'istruzione, ripeto l'istruzione per come la conosco ora, mi dà, e vedo cose che mi lasciano molte perplessità: pacchetti preconfezionati di definizioni e saperi ottimi per poter essere un cittadino migliore; dinamiche che mi portano a competere in modo non costruttivo con i miei colleghi sulla conoscenza di concetti fini a se stessi con il solo obiettivo di ottenere un bel voto, e non di imparare qualcosa; incapacità di stimolare la fantasia, la creatività e la voglia di conoscere; ecc. Sino a quando continueremo ad associare l'istruzione all'educazione (non è il conseguimento del titolo di studio, questa corsa ai titoli, che mi educa) continueremo a vedere un'istruzione che ci differenzia e non ci unisce. Prima di pensare a quanti laureati in più l'Italia ha bisogno, non è forse meglio concentrarsi sul paradigma educativo che caratterizza la nostra istruzione?
  2. Francesco Rispondi
    Ho 33 anni. Ho una laurea specialistica in Italia Relazioni Internazionali, un MSc dalla SOAS di Londra in Management and Finance, parlo e scrivo correntemente 4 lingue e sto prendendo l'ACCA. I miei hanno la 3° media. Ho studiato per 10 anni tra università in Italia e UK ad oggi, prendo 1500 Euro/mese a nero, invio caterve di CV a cani e porci in giro per l'Europa e tutti mi rispondono che non hanno bisogno o "you don't meet our requirements" o altre amenità del genere e lo faccio da almeno 6 anni. Di tutto sto brodo su quanto sia bello studiare e come si vive meglio se hai un bel titolo, mi dispiace ma non condivido nulla. Avessi a 17 anni imparato a fare il marmista avrei preso ora lo stesso stipendio senza tanto preoccuparmi di De Saint Simon, De Toqueville, Keynes, Diritto, Statistica e Lingue Straniere. Voi continuate a negare l'evidenza: l'educazione nella società dei consumi non è più un ascensore sociale. Non si diventa più ricchi solo perchè si è studiato di più. E' evidente, nepotismo, preferenze ed emigrazioni sono l'unica discriminante sul trovare o non trovare un posto di lavoro. Sono sicuro che invece sua madre e suo padre oltre a farla studiar le abbiano anche garantito un rete di connivenze e contatti tali per cui adesso lei fa il Fellow Researcher ecc. Sono stanco di gente come lei Martin mi dica che mi sta pisciando in testa non che sta piovendo. Sia più onesto con gli altri vivrà meglio - Francesco Grosso - Lignano
    • Piero Martin Rispondi
      Gentile Francesco, non vivo fuori dal mondo e non nego ci sia un grave problema. Non ho ricette magiche, ma è fondamentale parlarne, prendere consapevolezza che la scuola è un luogo sacro per la democrazia e cruciale per la crescita del Paese. Occorre ridarle dignità, anche a partire dai piccoli gesti. Ognuno come può: vuol dire cittadinanza attiva. Lei parla del marmista. Ma non ci sono mestieri di serie A per i quali l’istruzione è importante e altri di serie B per i quali si può farne a meno. Una comunità ha bisogno di tutti e l’istruzione aiuta tutti ad avere una vita migliore. Lei fa insinuazioni sulla mia onestà e sulla rete familiare di connivenze e contatti, e si sbaglia. Buttare fango nel ventilatore va di moda, ma non aiuta né a risolvere i problemi né a migliorare il mondo. Il mio CV è disponibile on line e le assicuro che “fellow” dell’APS non si diventa grazie a connivenze (http://www.aps.org/programs/honors/fellowships/). Sono orgoglioso figlio di un papà tecnico, di una mamma casalinga e nipote di nonni operai. Avrebbero desiderato studiare di più, ma le loro condizioni economiche non lo permisero. Niente contatti, niente connivenze. Solo esempi e racconti che mi hanno aiutato a dar valore allo studio, come quello di una nonna che prima di andare alle elementari usciva alle quattro di mattina a pascolare le mucche dei padroni. Un secolo dopo, in modi diversi, quella storia è ancora attuale. E dobbiamo rimboccarci le maniche perché non sia più così.
    • Fabio C Rispondi
      Ho una laurea tecnica a pieni voti in un'unviersità prestigiosa, ho un Executive MBA ancora più prestigioso, perché coseguito in una delle top 30 Business School mondiali, parolo 4 lingue correntemente, ho 30 anni di esperienza professionale... e per lavorare sono dovuto emigrare in UK. Sono completamente d'accordo, ma temo che il problema sia molto più profondo e radicato nella società italiana.
    • bob Rispondi
      ..il marmista puoi sempre farlo ma la cultura fa la differenza adesso più di prima. La cultura è come la riserva di grasso del cammello serve sempre e nei momenti più impegnativi. Il problema di questo Paese è proprio dato dal pauroso vuoto culturale che inevitabilmente trascina a fondo anche persone come Te. Non dimentichiamoci che chi è stato per 20 anni Ministro delle Riforme uno che giocava le schedine ad un bar del Varesotto
  3. z f k Rispondi
    Occhio che può verificarsi anche un problema di eccesso di offerta, che si risolve in sovraqualificazione. http://www.cbc.ca/news/business/pbo-jobs-1.3317890 http://www.statcan.gc.ca/pub/75-006-x/2014001/article/11916-eng.pdf Per il resto ("le 900 parole sono servono anche per essere più consapevoli dei propri diritti, per capire se un amministratore racconta fuffa, per difendersi da bufale e ciarlatani o per fare scelte migliori in tema di salute, alimentazione e stili di vita.") mi trovo pienamente d'accordo. CYA
  4. lorenzo colovini Rispondi
    letto e condivido il rapporto tra istruzione reddito. Concordo anche sul fatto che l'istruzione sia strumento non solo di benessere fisico (reddito) ma anche di consapevolezza e, in senso lato di qualità della vita. Mi resta però un dubbio: la desolante posizione nelle classifiche OCSE mi fa specie: la nostra scuola superiore è di ottimo livello mediamente e non a caso i nostri laureati sono molto apprezzati all'estero. Siamo davvero sicuri che siamo così scarsi?
    • Piero MArtin Rispondi
      Grazie per il commento, molto puntuale. Non credo che le due osservazioni – (1) scuola e università di ottima qualità e (2) in media modeste competenze letterarie e matematiche – siano contraddittorie. Una chiave di lettura, da approfondire naturalmente, può essere quella che le scuole sì sono buone, ma sono ancora troppo pochi ad andarci. Il dato sul divario tra li percentuali di diplomati e laureati in Italia e in Europa va, purtroppo, in questo senso. In altre parole abbiamo il potenziale – e lo dimostriamo – per avere ottime scuole, ma sprechiamo questa opportunità, anche a causa delle “impari opportunità” di cui parlavo nell’articolo.
  5. Sergio Briguglio Rispondi
    Ottimo articolo. Credo che, tra le cose da fare, vi sia una profonda riforma dei programmi della scuola media inferiore. Oggi, i ragazzi sono asfissiati da programmi ricchissimi di nozioni specialistiche, che usciranno dalla loro memoria (se mai vi sono entrate) nel giro di pochi giorni (per esempio, le complicatissime classificazioni degli esseri viventi, in scienze, o dei complementi indiretti, in analisi logica). Occorrerebbe invece arricchire il vocabolario dei ragazzi, con la lettura di romanzi e la spiegazione di articoli, educarli all'esposizione (sintetica) e alla logica, farli appassionare allo studio della storia e della geografia (come funzionano i rapporti internazionali, piu' che i prodotti agricoli del Portogallo).
  6. Alfredo Giannantonio Rispondi
    Grazie per questo articolo, ottima analisi -- molto lucida -- di alcuni problemi del nostro sistema scolastico, che rischiano di aumentare la stratificazione sociale ed economica dell'Italia odierna e futura