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  1. Francesco Vella Rispondi
    Ringrazio Francesco per l’utile aggiornamento e anche Filippo, per l’aver messo in evidenza un problema molto importante che effettivamente merita una trattazione a parte e cioè l’esigenza di… scindere il destino della banche da quello dei banchieri! Per quanto riguarda in specifico i compensi dobbiamo innanzitutto ricordare che già esiste una disciplina delle remunerazioni con particolari limiti, che non soltanto guardano alle performances di lungo periodo, ma, in caso di cessazione del rapporto di lavoro e di golden parachute, prevedono l’obbligo di adottare indicatori che riflettano l’andamento positivo o negativo della banca e con clausole di correzione (claw back) nel caso si verifichino eventi negativi. A questo si aggiunge, che proprio nell’ambito dei piani di risanamento che le banche debbono redigere, e ai quali faccio riferimento nell’articolo, l’autorità di vigilanza può richiedere (nuovo art. 69 quinquies del TUB) tutte le modiche necessarie a rendere funzionali ed efficaci i piani. In sostanza, esistono i presidi per scongiurare il pericolo di una struttura delle remunerazioni troppo generosa con manager che dopo il bail-in escono con laute buonuscite.
  2. francesco Rispondi
    Il nodo sulle coperture a tempo del fondo di risoluzione sembra ormai essere stato gia' sciolto (a favore della linea tedesca): http://uk.reuters.com/article/2015/11/10/uk-eurozone-banks-resolution-idUKKCN0SZ0XD20151110
  3. Filippo Cavazzuti Rispondi
    Caro Francesco, un domanda soltanto su di un tema cui non fai riferimento: dopo il bail in che fine faranno i top manager che hanno contribuito alla disgrazia, godranno dell'abituale paracadute d'oro ? Filippo Cavazzuti