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  1. Mario Bovina Rispondi
    Quindi funzionerebbe così, se ho ben capito: quando le banche fanno utili (non importa, ovviamente, se applicando ai correntisti interessi anatocistici - finchè hanno potuto - commissioni di massimo scoperto - finchè hanno potuto - o piazzando loro titoli spazzatura, o "imponendo" swap rovinosi spacciati per assicurazioni sui tassi , o rifilando derivati catastrofici alle pubbliche amministrazioni) ecco, allora è giusto che di quegli utili stessi godano azionisti e manager pagati con emolumenti immorali. Se però le banche perdono, le perdite sono invece ineludibilmente a carico della collettività. Ciò peraltro in un contesto che vede un profluvio di norme di favore per il sistema bancario emanate a ciclo continuo da una politica di fatto asservita. In effetti credo proprio sia vero, funziona così. Ma questo non è un sistema che si deve o si può fatalisticamente accettare; no, davvero non lo è; è invece un sistema malato che ha sovente dato luogo a catastrofi sociali e pratiche criminali (nonostante le leggi di favore) e che deve pertanto essere combattuto e imbrigliato con ogni strumento a disposizione. E si potrebbe cominciare col principio che se una banca di fatto fallita la salvano i cittadini, dopo è di proprietà dei cittadini.
  2. Alfredo Pisano Rispondi
    Non concordo affatto col fatalismo dell'autore. Le banche come tutte le imprese private svolgono attività di rischio e se va male non si può pretendere che la collettività si addossi le scelte sbagliate (spesso spericolate) di certi istituti di credito. Il mercato non dovrebbe essere una selezione naturale? Bene allora si lasci che siano le aziende migliori a sopravvivere e se soldi pubblici devono essere sacrificati, beh che vengano elargiti ai risparmiatori che ci hanno rimesso del loro (una sorta di cassa integrazione bancaria), anzichè ricapitalizzare gli istituti di credito.
  3. Marco Bat Rispondi
    Non condivido la tesi dell'autore che le banche devono essere salvate dal popolo solo per il fatto che il popolo è anche un correntista. Il punto non è salvare le banche ma non permettere alle banche di effettuare operazioni rischiose tra cui sottoscrivere per conto proprio titoli spazzatura (eventualmente da piazzare alla clientela ignara) o entrare in posizioni speculative sui derivati per coprire errori di gestione o peggio tenersi in pancia le partecipazioni.
  4. Leprenellaluna Rispondi
    Non credo sia necessario possedere titoli in materia per invitare e ricondurre a riflessioni profonde e a quel provvidenziale buon senso che potrebbero indicare soluzioni concrete. Certo, tutto ciò stride con il politicamente corretto "qualificato" di Governi e addetti ai lavori che, intenti ad analizzare il mondo dall’alto alla ricerca di rimedi rispettosi dei poteri forti, perdono di vista (distrattamente?) l’economia reale e gli affanni di chi sopravvive a stento. Non so se Savino ha titoli in materia, ma la sua disarmante semplicità sembra cogliere nel segno. Papa Francesco non sembra voler pontificare ma riflette accoratamente sulle gravi ferite inferte all’Umanità e all’Ambiente da un imperversante e imperante egoismo di corte vedute, capace di esprimere solo superficialità e insensibilità.
  5. Marco Rispondi
    Interessanti le considerazioni economiche. Non capisco perché bisogna partire dal papa, che non ha alcun titolo in materia. Tutte le critiche alla politica economica attuale vertono sul salvataggio delle banche con soldi pubblici, senza bisogno di citare il papa.
    • bob Rispondi
      ...perchè è una questione morale! Quale titolo dovrebbe avere il papa? Leggendo lei direi che oltre che una questione morale è anche una questione di spicciola cultura....!
  6. Michele Giardino Rispondi
    Tutto profondamente razionale e giusto. Il problema è farlo capire ad elettorati privi delle più elementari nozioni di finanza ed economia monetaria. Nel vuoto ben noto e ormai angosciante di leaders, ne gode il populismo ignorante e urlato di newcomers della politica che vendono bene la propria immagine reiterando con parole sempre più violente il peggio delle paure e delle idiosincrasie correnti, con i media che da tempo hanno perso il senso della propria esistenza ed essenza.ad amplificare .vergognosamente il vuoto di idee e il pieno di stupidaggini che avrebbero l'obbligo di riportare alla realtà. . Auspica la rovina delle banche chi ignora cos'è una banca, perché esiste e di che cosa vive: per convincerlo servirebbero personalità, che non abbiamo più da tanto tempo, in grado di ottenere consenso su ciò che è di interesse generale con il prestigio e l'autorevolezza che spiazza i tanti che lo dipingono come il suo contrario. E' un aspetto, certo importante, ma solo un aspetto, di una crisi di sistema che ci affligge da più di 40 anni e non allenta la presa..
  7. Rainbow Rispondi
    Qualcosa è stato fatto ( naturalmente meno di quello che ci si attendeva, ma è pur sempre qualcosa) anche negli U.S.A, il Frank-Dodd act varato da Obama nel 2010 ha regolamentato e limitato l'attività speculativa delle grandi banche d’affari americane e dei derivati "over the counter".
  8. Claudio Rispondi
    il link corretto al policy paper dell’Oecd http://www.oecd-ilibrary.org/economics/finance-and-inclusive-growth_5js06pbhf28s-en
  9. Umbe Rispondi
    Bravo. Molto chiaro e corretto. Con la consapevolezza che il suo impianto regge solo considerando tutte le singole parole e frasi...senza riassunto alcuno!
  10. Antonio Rispondi
    Purtroppo non è facile accettare il fatto che il risparmio che si ottiene non salvando una banca è di gran lunga inferiore al prezzo da pagare (in termini non solo monetari) per un suo fallimento.
  11. Savino Rispondi
    Ricordiamo, in maniera elementare, che le banche senza il popolo non esisterebbero. Quindi, per piacere, le banche svolgano la loro funzione storica di credito ad imprenditori e famiglie (a partire dai mutui casa). Da codice civile, è chi ha capitale che deve rischiare (imprenditori e imprenditori del credito in particolare). Il rischio è con il capitale proprio e non con il capitale di tutti. La crisi nasce perchè si è fatto, invece, rischiare tutto a chi non aveva nulla.