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Ma la cannabis legale non è un affare per lo stato

Piero David e Ferdinando Ofria, nel loro recente articolo sulla legalizzazione di droghe leggere, utilizzano come base di partenza per la stima del consumo di cannabis (hashish e marijuana) i dati dello studio AquaDrugs, che analizza le acque reflue. Lo studio in questione rileva le “dosi” di Thc (il principio attivo della cannabis) presenti nelle fogne delle città. Una dose di Thc è convenzionalmente pari a 25 mg. Il problema è che la cannabis (marijuana, hashish e i suoi derivati in commercio) possono contenere diverse quantità di Thc. Gli autori quindi ipotizzano che una dose di Thc corrisponda a 1 grammo di cannabis e da qui derivano le loro stime.
Un modo alternativo di stima
Non sono a conoscenza di studi sperimentali sulla precisione del metodo AquaDrugs, comunque può valere la pena utilizzare le più tradizionali analisi campionarie. Useremo pertanto l’Ipsad, cioè l’Indagine di popolazione Italiana sull’uso di alcol e droghe.
I dati Ipsad rivelano che l’8,7 per cento della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni nel 2011 ha fatto un uso occasionale di cannabis (consumo nei 12 mesi precedenti l’indagine). I consumatori abituali (quelli cioè che hanno consumato cannabis anche nei 30 giorni precedenti) sono invece il 4,8 per cento. Tra gli abituali, nel 2008 coloro che ne hanno fatto uso per più di 20 giorni su 30 sono il 17,6 per cento, per 10-20 giorni il 10,2 per cento, per 4-9 giorni il 24,5 e per 1-3 giorni il 47,6.
Visto che la cannabis legalizzata sarà presumibilmente venduta solo ai maggiorenni e trascurando gli ultra-sessantacinquenni, il potenziale target è costituito da circa 4 milioni di italiani. Applicando le percentuali viste sopra e ipotizzando che in un giorno il consumatore assuma 0,5 grammi di cannabis, ne deriva una stima di consumo annuo pari a 114 tonnellate.
Applicando quindi un prezzo (pre-tax) compreso tra gli 8 euro del Colorado e i 12,5 euro di Amsterdam, ne deriva una spesa (pre-tax) compresa tra 1 ed 1,5 miliardi di euro. Se si riuscisse ad applicare una tassazione pari al 75 per cento, come ipotizzano gli autori mutuando la stima dal settore del tabacco, ne deriverebbe per lo stato un introito di 0,75-1,1 miliardi di euro. Molto lontani dalla stima di 5-18 miliardi derivata dagli autori. Attenzione, però. Il 54 per cento degli introiti verrebbe dai tossicodipendenti, cioè coloro che ne fanno uso quotidiano. E i tossicodipendenti difficilmente accetterebbero di pagare un prezzo gravato dalle tasse, potendo ancora rivolgersi al mercato nero. Quindi, escludendo gli introiti dei tossicodipendenti, allo Stato rimarrebbero 350-450 milioni di euro, cifra che potrebbe ridursi ulteriormente se ai rivenditori autorizzati si rivolgessero solo i consumatori occasionali: gli introiti sarebbero pari a 30-40 milioni di euro, più o meno quelli messi a budget da uno stato americano come Washington (7 milioni di abitanti) o il Colorado (5 milioni di abitanti). Può sembrare una previsione un po’ catastrofica, ma il Colorado non deve certo affrontare la concorrenza delle mafie italiane.
Tassazione e concorrenza del mercato nero
Gli autori ipotizzano l’applicazione al prezzo della marijuana di una aliquota fiscale effettiva simile a quella del tabacco, cioè il 75 per cento. Partendo da un prezzo di 8,8-12,5 euro, vorrebbe dire vendere ad un prezzo al consumo di 15-20 euro, Pensare di caricare un prezzo così elevato e sconfiggere il mercato nero è solo una pia illusione.
Ne sa qualcosa il Colorado, dove l’imposta sul consumo ricreazionale di marijuana è stata abbassata dal 10 all’8 per cento nel mese di luglio proprio per combattere il mercato nero e riuscire a garantire le previsioni di entrate fiscali. Nello Stato di Washington, dove la tassazione effettiva è più elevata (44 per cento), gli sponsor del referendum per la legalizzazione promettevano entrate fiscali per 380 milioni l’anno. Le stime sono state abbassate a 125 milioni l’anno dalle autorità fiscali statali. E alla luce dei primi dati anche questo modestissimo risultato appare difficile da raggiungere.
Bassi introiti fiscali negli Usa
Negli Usa stanno indagando il motivo del fallimento (da un punto di vista fiscale) della legalizzazione della marijuana.
In primo luogo, c’è l’implacabile legge del prezzo più basso. Se sul mercato nero si trova la droga a un prezzo inferiore, anche solo per il fatto che non è tassata, per quale motivo i consumatori abituali e i tossicodipendenti dovrebbero rivolgersi al mercato legale? Se finora sono stati serviti bene dai fornitori illegali e se la lotta alle droghe leggere venisse effettivamente ridimensionata per concentrare polizia e magistratura su quelle pesanti, per quale motivo dovrebbero rivolgersi a un rivenditore autorizzato e pagare il 30-45 per cento in più? Alla fine i rivenditori autorizzati finirebbero per raccogliere la clientela commercialmente meno pregiata, magari quella dei quarantenni-cinquantenni attempati che si vogliono fare una fumatina ogni tanto.
In secondo luogo non è da trascurare il fenomeno dell’auto-produzione. Infine ci sono le forti limitazioni imposte alla commercializzazione: distanze minime da luoghi sensibili, divieti di vendita a minori di 21 anni, divieto di fumare in luoghi pubblici o all’aperto.
Effetti sanitari e sul crimine della legalizzazione
Un’ultima considerazione sull’effetto positivo sui reati derivante dalla legalizzazione delle droghe leggere. Le correlazioni spurie e le serie molto corte rappresentano un pericolo per le analisi econometriche. Il fatto che i crimini a Denver si siano ridotti del 3,9 per cento nell’anno della legalizzazione non consente di stabilire un nesso di causalità. In Italia i furti di auto, gli scippi e gli omicidi sono in costante diminuzione a partire dagli anni ’90. Dobbiamo attribuire il risultato al proibizionismo contro le droghe?

Marcello Esposito

 
La risposta degli autori
Soldi allo stato o soldi alle mafie?
Il metodo dell’IPSAD che dalle indagini campionarie ricava un consumo annuo di droghe leggere pari a 114 tonnellate ci sembra che sottostimi di molto il fenomeno.
Secondo
il rapporto sulle droghe della Polizia di Stato, nel 2014 (pag. 87) sono state sequestrate 146,5 tonnellate di hashish e marijuana ed oltre 121 mila piante di cannabis. È improbabile che il consumo sia meno della merce sequestrata. Secondo le forze dell’ordine invece la quantità sequestrata è generalmente tra un quinto ed un decimo di quella in commercio. E con queste quantità siamo molto vicini alle stime del metodo AquaDrugs. Per quanto riguarda il gettito fiscale nello stato del Colorado proveniente dalla legalizzazione della marijuana, nella nostra ricerca non lo abbiamo preso in considerazione poiché, anche se a livello statale il commercio per scopi ricreativi è autorizzato, le licenze devono essere rilasciate dalle autorità locali, che per ragioni politiche o culturali spesso si rifiutano di autorizzare la vendita della cannabis. Come riportato nel Colorado Marijuana Enforcement Division: Annual Update, nello Stato del Colorado su 321 giurisdizioni locali, 228 proibiscono la vendita della marijuana sia medica che ricreativa, in 21 si può vendere solo quella per uso medico, e solo 72 giurisdizioni locali hanno autorizzato la vendita per scopi ricreativi. Pertanto, bisogna considerare che solo nel 22,4 per cento delle giurisdizioni locali si può vendere la marijuana, a fronte di un gettito che nel 2014, tra tasse locali e statali, è stato di circa 61 milioni di dollari. Con queste proporzioni, se le licenze venissero autorizzate in tutte le città si incasserebbero circa 250 milioni di dollari in uno stato di 5 milioni di abitanti. Considerato che è il primo anno di legalizzazione, che si stima per il 2015 un fatturato in crescita del 50 per cento, che è ancora vietata la vendita di cannabis a livello federale (quindi con forti limiti nella commercializzazione) e che nella stima del gettito non sono incluse le tasse derivanti dall’aumento delle vendite dei prodotti che hanno sfruttato la legalizzazione della marijuana (come biscotti, olio, burro, creme per il corpo…), si può ipotizzare che a regime l’incasso possa raggiungere i 400 milioni di dollari l’anno. Anche in questo caso tale stima, calcolata sulla popolazione italiana con la tassazione prevista per i tabacchi, porterebbe a un gettito simile a quello ipotizzato nell’articolo. Senza dubbio c’è un trade-off tra maggiore gettito fiscale e spiazzamento del mercato nero. Secondo la Polizia di Denver ancora un 40 per cento del commercio di marijuana avviene nel mercato illegale. Ma solo dopo aver legalizzato si potrà misurare l’elasticità della domanda rispetto al prezzo della marijuana. Essendo una droga utilizzata per scopi ricreativi, con dinamiche di consumo diverse dalla cocaina, dall’eroina e dall’ecstasy, è verosimile che i consumatori preferiscano pagare un prezzo superiore per evitare i rischi di acquistare nel mercato illegale cannabis tagliata con sostanze come sabbia, catrame, ammoniaca o allucinogeni e per non incorrere in provvedimenti giudiziari. Del resto, la letteratura sull’argomento non è univoca sulla relazione tra prezzi e consumo. La scelta a questo punto è esclusivamente politica: se si vuole un maggiore gettito si applicano le accise del tabacco, se si vuole spiazzare completamente il mercato illegale si potrebbe liberalizzare come con gli alcolici (che con una tassazione di oltre il 40 per cento non subiscono la concorrenza del mercato nero). Per fenomeni di massa come quello del consumo di droghe leggere va sempre considerato che esiste una domanda di grandi dimensioni alla quale, se non si risponde regolamentando il commercio legale, si formerà sempre un mercato illegale (che in Italia è la principale fonte di consenso sociale per le organizzazioni criminali poiché consente di impiegare molti affiliati). Pertanto la scelta è esclusivamente politica: o puntare sul maggiore gettito o sui minori incassi per le mafie. Il dato sulla riduzione dei crimini è stato riportato esclusivamente perché chi si oppone alla legalizzazione sostiene che con tale provvedimento aumenterebbero i crimini della microcriminalità come i furti. I dati del Colorado, per quanto la serie storica sia ridotta, finora non confermano tale effetto.

Piero David e Ferdinando Ofria

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  1. carol musumeci

    Un solo commento possibile che una pianta possa rendere anche 8.000 dollari..?
    Se si vietasse il basilico… quanto costerebbe uno spaghetto pomodoro e basilico.???
    La droga è business per le mafie, almeno su questo possiamo dirci tutti concordi. si o no.????
    Chi se ne frega se lo stato ci guadagna o meno. di sicuro ci perdono le mafie, e chi vuole farne uso avrà prodotti di qualità controllati e senza rischi… altra certezza assoluta.

    • Marco

      Le mafie riciclano i loro soldi e li mettono in banca, senza contare lo stuolo di corrotti e fiancheggiatori che l’esistenza delle mafie garantisce.
      Non tanto paradossalmente per la banca è meglio un cliente mafioso di un cliente onesto: col primo ed i suoi sodali si guadagna molto di più.
      Ora è più chiaro perchè le mafie non sono state sconfitte in nessun paese “occidentale”?
      Cordiali saluti

  2. Se la risposta degli autori dell’articolo non fosse esaustiva vorrei sottolineare altre imprecisioni nell’articolo del Dott. Esposito.
    – Il fatto che i minorenni non possano acquistare cannabis non implica che non la consumino più (magari ottenendola da maggiorenni che l’acquistino legalmente)
    -Il Colorado ha abbassato le tasse non solo per “combattere il mercato nero”, ma anche per far fronte alla restituzione delle tasse dovuta per l’introito maggiore di quello programmato (TABOR).
    -Il ragionamento del “prezzo di partenza di 8,8-12,5 €” non tiene conto che in quel prezzo sono inclusi i rischi che “gli spacciatori” si prendono, che costituiscono la maggior parte del prezzo al mercato illegale.
    Basti pensare che produrre un grammo di cannabis in maniera “artigianale” non costa più di 1€ al grammo (per qualità elevate).
    Queste e quelle citate da David & Ofria sono tutte tematiche affrontate nelle ricerche che hanno stimato gli introiti e le conseguenze fiscali della cannabis, come quella di Rossi (2013) citata nelle recenti proposte di legge.
    Si tratta sempre di previsioni, su un tema sul quale i dati possono essere facilmente falsati e le previsioni largamente disattese, e almeno su questo non ci piove, ma un minimo di ricerca in più, prima di fare affermazioni così imprecise, non sarebbe affatto guastato.

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